
“Giudici di pace, un ufficio al collassoSono solo in sette. In sciopero per 10 giorni
Si definiscono «i nuovi schiavi». Sono i giudici di pace che da ieri incrociano le braccia fino al 6 dicembre per protestare contro un trattamento ingiusto in una «condizione di precariato senza previdenza, nè tutela della maternità e della salute». E anche alla voce compensi i giudici di pace si sentono impiegati tenuti in scarsa considerazione, nessun adeguamento Istat, stipendio inchiodato da anni, dal 1995 per la precisione.
I giudici di pace dovevano essere la chiave di volta del funzionamento della giustizia italiana, il loro debutto nel 1995 avrebbe dovuto alleggerire il carico dei tribunali ordinari. E così è stato finché la pianta organica è stata rispettata, il turn over ha avuto un senso. Ma ora non è più così, i giudici si sono dimezzati, le cause restano in sospeso e la giustizia annaspa. A Brescia non va meglio che in altre zone d’Italia, anzi. Gli uffici del giudice di pace di Brescia sono a rischio chiusura, ai problemi nazionali che hanno fatto decretare lo sciopero sull’intero territorio nazionale, si aggiungono anche malanni locali, cronici e incancrenitisi nel tempo. Dal primo dicembre chiude l’ufficio cancelleria trattazione cause in corso e prima udienza, ma a effetto domino il cartello «chiuso per problemi di personale» potrebbe presto apparire anche sugli altri uffici. Non ne fa mistero la responsabile Adriana Coatti, alla giuda dell’ufficio di via Vittorio Emanuele dal 12 marzo dello scorso anno: «È molto triste dover arrivare a prendere una decisione come questa, ma non è possibile fare altrimenti». Per la responsabile dell’ufficio i problemi sono arrivati a un punto tale che devono essere affrontati al più presto senza perdere nemmeno un istante. «Non so come è la situazione in tribunale o in corte d’appello – prosegue Adriana Coatti – io so solo come siamo costretti a lavorare qui e qualche cambiamento deve essere affrontato al più presto, il ministero deve dare delle risposte». E dovrebbe farlo in fretta perché i numeri della carenza bresciana sono da brivido.
«Siamo rimasti in sette giudici – elenca Coatti – ma in pianta organica dovremmo essere ventidue». All’appello, dunque, mancano la bellezza di 15 magistrati onorari, entrati in servizio grazie a un concorso per titoli. I giudici sono ridotti al lumicino, ma anche per gli amministrativi l’ufficio non è messo meglio. «Erano 16 – precisa Coatti – adesso sono solo 6». Con il risultato che le cause ordinarie non lavorate si accumulano, i faldoni debordano dalle scrivanie, le cartellette verdi invadono corridoi e sedie, qualunque spazio libero a disposizione.
La carenza cronica ricade sul pubblico, sui cittadini, la gente. «Dai noi attendono risposte – prosegue Adriana Coatti – ma i tempi si allungano talmente che non riusciamo a soddisfare tutte le richieste, con il risultato che la gente perde fiducia nella giustizia». A peggiorare la situazione anche la struttura in cui lavorano gli ultimi giudici rimasti. Il Comune ha appena effettuato alcuni lavori di ristrutturazione («Stava per cedere la soletta del solaio» si lascia scappare un impiegato) ma gli spazi non sono comunque idonei. Soprattutto è carente lo spazio dedicato all’archivio. «Abbiamo una stanza nel seminterrato – precisa la reggente Coatti – ma è talmente piccola che non ci sta nulla, quindi i faldoni vengono appoggiati negli armadi, nei corridoi, negli uffici». Un trasloco in un archivio più capiente e adeguato alla delicatezza del materiale era stato fissato per l’estate scorsa: impiegati, amministrativi e anche i giudici, senza badare agli straordinari, avevano già sistemato i faldoni per il trasporto. Ma il trasferimento è saltato per mancanza di fondi. E i faldoni sono rimasti nei corridoi. Così come le pratiche che aspettano di essere sbrigate dai «nuovi schiavi».”(fonte:brescia.corriere.it)



