Pubblichiamo dal sito LasciateCIEntrare
“Un’ennesima rivolta che ha sfiorato la tragedia al CIE di Gradisca d’Isonzo, cosa aspetta il Ministero dell’Interno a dichiararne la chiusura ? E’ inammissibile quanto si voglia far finta di niente, anche di fronte ad una bomba ad orologeria che è quel centro, così come da associazioni e istituzioni ampliamente denunciato da anni” è la dichiarazione di Gabriella Guido, del coordinamento della campagna LasciateCIEntrare dopo l’incendio e la rivolta avvenuto la notte del 30 ottobre scorso.
I materassi di alcune delle “gabbie” sono stati dati alle fiamme, nonostante la rassicurazione che il materiale fosse ignifugo, e tutti i trattenuti sono stati fatti evacuare per scongiurare la tragedia. Hanno passato la notte “rinchiusi” dentro il campo di calcio, uno spazio che non veniva utilizzato da anni.
Perquisiti, possessori di niente, sono stati requisiti anche i cellulari dotati di fotocamera, perché fosse impossibile che alcune immagini filtrassero all’esterno, dove associazioni e amministratori locali si mobilitavano per capire la gravità dell’accaduto.
Cinque stanze dichiarate inagibili dai Vigili del Fuoco, ora ne rimangono funzionanti solo quattro con un totale di 36 letti per i 66 “ospiti” trattenuti. Una parte della struttura ancora chiusa per lavori dal 2011, capienza ufficiale è di 248 posti.
Ad agosto una rivolta veniva sedata con lacrimogeni, e a seguito di ciò si regsitrava un gravissimo incidente che ha provocato il coma irreversibile di un giovane cittadino di origine marocchina, ancora ricoverato all’ospedale di Trieste.
Non sono evidentemente servite le dichiarazioni dell’On Manconi che ha visitato il CIE in settembre e che ha dichiarato che la struttura deve essere chiusa, e che la prossima settimana presenterà un’interrogazione parlamentare su quanto avvenuto la scorsa notte, Non è bastata la mozione presentata dalla Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale, che prevede una serie di misure volte al monitoraggio degli enti locali nei confronti anche della Prefettura, Questura ed Ente Gestore, fino a prevedere la chiusura del centro qualora fosse riscontrato il perdurare delle condizioni inumane e degradanti nei confronti dei migranti. Non sono bastate le richieste della Provincia e del Comune di Gorizia che chiedono la chiusura del CIE.
Non bastano le denunce che da anni portano avanti associazioni di giuristi e avvocati insieme alla campagna LasciateCIEntrare, le visite fatte dai parlamentari e le tante interrogazioni che attendono di essere calendarizzate di fronte ad un Governo che piange i morti ma tortura i vivi.
Chiediamo al Governo e al Ministro dell’Interno che si pronuncino immediatamente sullo stato dei centri di Identificazione ed espulsione in Italia, sui loro costi, sulla gestione così troppo spesso opaca (a Gradisca sono 13 gli imputati per sovrafatturazione e frode allo stato), su strutture che chiudono per mala gestione o a causa di morti improvvise e sospette così come accaduto a Crotone ad agosto.
E’ evidente a tutti che il sistema è imploso, è inutile, inefficace, costoso e mostruoso in termini di violazione dei diritti umani.
Non serve ed è disumano rinchiudere in questi “lager istituzionali” fino a 18 mesi cittadini stranieri come contrasto all’immigrazione clandestina, non serve tenere in piedi una legge come la Bossi Fini che è invece una fabbrica legalizzata di clandestinità, che in pochi ancora tenacemente difendono e che in molti chiedono di abrogare.
Basta con l’ipocrisia di un vocabolario che li definisce “ospiti” , basta con finti funerali di stato che uccidono anche quel velo di rispetto che dobbiamo a persone che fuggono in cerca di protezione, basta con il mantenere in vigore leggi sulla detenzione amministrativa che rendono il nostro Stato colpevole della violazione dei diritti umani di migranti che non hanno commesso nessun reato.
Il CIE di Gradisca deve chiudere, tutti i CIE d’Italia devono essere chiusi.
LasciateCIEntrare, 1 novembre 2013



