
“Si tratta di quelle di Gradisca e Monfalcone: il provvedimento scatterà il 30 aprile. Ma nel capoluogo isontino si rischia la paralisi per le migliaia di fascicoli giacenti
È diventato ufficiale l’accorpamento a Gorizia delle 2 sedi decentrate del giudice di pace, quelle di Monfalcone e Gradisca. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha firmato il decreto che dispone il mantenimento di 285 uffici del giudice di pace a seguito della recente riforma delle circoscrizioni giudiziarie.
Sono state dunque accolte quasi integralmente le 297 istanze formulate dagli enti locali che si impegnano a mantenere a loro cura e spese gli uffici giudiziari di prossimità nei loro territori.
«Si tratta di un’ulteriore razionalizzazione collegata all’attuazione della nuova geografia giudiziaria», ha sottolineato il guardasigilli. Nell’elenco dei “tribunalini” salvati dal taglio di scure, come ormai previsto da tempo, non figurano Gradisca nè Monfalcone.
Il 30 aprile avrà effetto il provvedimento di soppressione. Lo Stato (che a livello italiano ha ridotto quelle strutture da 846 a 172) ha dato indicazioni in tal senso oltre che a Gradisca e Monfalcone, anche a Cervignano, Cividale, Codroipo, Latisana, Palmanova, San Daniele, Tarcento, Gemona, Pontebba, Maniago, San Vito al Tagliamento, Spilimbergo.
Tutto nel nome della tanto invocata spending review. Non certo di una razionalizzazione del lavoro, pare di capire negli ambienti giudiziari. Anzi. Quello – se possibile – pare destinato a peggiorare ulteriormente alla luce di questa decisione. Il rischio è quello di una vera e propria paralisi negli uffici del capoluogo.
Gli uffici del giudice di pace di Gorizia sono già intasati, oltre che dalle cause di ordinaria amministrazione, da qualcosa come 3mila fascicoli giacenti che riguardano i ricorsi dei cittadini contro le multe comminate grazie ai fantomatici T-Red, i semafori (mica tanto) intelligenti. Il coordinatore dei giudici di pace aveva fornito nei mesi scorsi delle cifre: difficile evadere più di 600 cause l’anno.
Gi uffici del giudice di pace della Fortezza – oltre a portare in dote all’accorpamento con Gorizia una marea di faldoni per le cause “standard” – porteranno anche le proprie specificità. Anzitutto la marea di pratiche riguardanti il Cie, qualora la struttura di espulsione dovesse riaprire i battenti, dal momento che è il “tribunalino” gradiscano ad avere la competenza per quanto concerne le udienze di convalida del fermo o delle espulsioni degli immigrati.
Poi ovviamente le normali cause fra i cittadini. E infine pure una gran mole di pratiche riguardanti accertamenti e sanzioni stradali, per cui il “tribunalino” gradiscano di via Udine è competente. Soltanto relativamente al Cie, venivano celebrate dal giudice di pace in media tre udienze di convalida alla settimana, per un totale di 40-45 casi al mese.
E la situazione non è certo destinata a migliorare se, a seguito di ulteriori lavori di ristrutturazione, il Cie non solo dovesse riaprire ma ospitare un numero di immigrati maggiore. La cosa curiosa è che gli uffici del Gdp di Gradisca sorgono proprio di fronte al centro di identificazione, il che rendeva le operazioni un po’ meno complesse.
Con il trasferimento a Gorizia cosa accadrà? Pare improbabile che gli immigrati possano venire scortati continuamente nel capoluogo, con ingente impegno di risorse e uomini delle forze dell’ordine. E allora toccherebbe al giudice di pace lasciare Gorizia e trasferirsi volta per volta a Gradisca, tre volte alla settimana, armato di pratiche e faldoni. Non proprio un risparmio.
E dire che già sei-sette anni fa venne presa una decisione simile, salvo un clamoroso passo indietro. «Il trasferimento è un impoverimento per la città – commenta il sindaco Tommasini – comporterà disagi e forse neppure i risparmi previsti. Ma ormai è andata così».” (fonte:messaggeroveneto.gelocal.it)



