InnovazionePerArea. L’obbligatorietà del P.C.T. : i passi necessari e le responsabilità

pct
Dal sito “Innovazione per Area” pubblichiamo:
“Il passaggio all’obbligatorietà di alcuni pezzi significativi del Processo Civile
Telematico a partire dal 30 giugno 2014 è il cambiamento più rilevante della
giustizia quest’anno.
E’ la prosecuzione di un percorso intrapreso dal 2001 che ha visto la progressiva
estensione della digitalizzazione del processo civile, di cui un passo essenziale
sono state le notifiche obbligatorie on line, ormai a regime da oltre due anni. E’ il segno della sua irreversibilità e del progressivo abbandono del sistema ibrido (in parte cartaceo ed in parte telematico) con cui siamo costretti oggi a confrontarci.

Proprio l’estrema importanza di questa scelta, contenuta in una legge emanata
ormai più di un anno fa, fa ritenere incredibile l’assenza di una reale
programmazione e di interventi per superare le molte criticità che oggi
continuano ad esservi.
Siamo convinti della bontà della scelta e non crediamo che per partire sia
necessaria la perfezione, ma abbiamo bisogno di molte certezze e di interventi di
cui una parte spettano al Ministero nelle sue diverse articolazioni, in parte ai
dirigenti degli uffici e all’avvocatura.
Abbiamo bisogno di un sistema stabile e funzionante che non venga bloccato in
orario lavorativo con scadenza settimanale per l’installazione di pur necessarie
modifiche evolutive.
Abbiamo bisogno di postazioni e strumentazioni di lavoro idonee e che
agevolino magistrati e cancellieri all’utilizzo del telematico.
Abbiamo bisogno di un’assistenza informatica efficiente e che intervenga con
immediatezza.
Abbiamo bisogno che a livello tecnologico il Processo Civile Telematico venga
completato in tutti i suoi segmenti.
Abbiamo bisogno di una costante formazione e assistenza sul luogo che aiuti
magistrati, avvocati e personale al necessario salto culturale.
Abbiamo bisogno di darci una cultura nuova che non si limiti a trasporre gli
scritti cartacei in telematici, ma pensi ed operi in nativo digitale con sinteticità e chiarezza.
Abbiamo bisogno di adeguare un codice pensato per carta e penna alla nuova
realtà.
Noi crediamo agli enormi benefici come qualità del lavoro, comodità, risparmi
economici e di tempo che il Processo Civile Telematico può dare a tutti gli
operatori.
Ma riscontriamo come manchi una programmazione ed una cabina di regia da
parte del Ministero e come il Ministero sia lontano dagli operatori, senza
rapporti strutturati con gli uffici giudiziari e l’avvocatura.
Il problema è di risolvere i problemi, non di prendere iniziative formali per poter
dire di averli affrontati, magari con l’idea di riversare poi la responsabilità di uneventuale rinvio su magistrati e avvocati.
Il fatto stesso che il Ministro nella sua Relazione al Parlamento abbia sminuito
l’importanza dell’obbligatorietà parlandone come se fosse limitata ai decreti
ingiuntivi, contrariamente a quanto previsto dalla legge, è significativo.
Il problema degli interventi sul PCT non è tecnico, ma politico e riguarda in
primo luogo Governo e Ministero.
Il Processo Civile Telematico non è solo un software, ma un processo civile a tutti
gli effetti e una formidabile innovazione organizzativa e culturale.
Se c’è volontà c’è ancora tempo per mettersi sulla strada di affrontare e risolvere
le criticità sopra indicate.
Un rinvio segnerebbe il fallimento del Ministero e del Governo sul tema.
Non ci sono alibi.”

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