
Roberto Saviano “Gli immigrati difendono diritti che gli italiani non difendono più”.Nel monologo del lunedì all’interno della trasmissione di Rai3 “Che Tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio, lo scrittore napoletano ha raccontato la storia di Yvan Sagnet, promotore della protesta dei braccianti nella masseria Boncuri di Nardò.
“Gli immigrati svolgono in Italia lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma soprattutto difendono diritti che gli italiani non vogliono più difendere”. Così lo scrittore Roberto Saviano, divenuto famoso per il suo coraggio di scrivere e far conoscere gli orrori della mafia e di ogni forma di criminalità organizzata, ha parlato del tema caldo dell’immigrazione e, in particolare, della protesta dei braccianti salentini nella masseria Boncuri di Nardò.
Una riflessione, quella di Saviano, fatta pensando agli immigrati sfruttati nei campi e al giovane di origine camerunense Yvan Sagnet che, forte della sua preparazione (ha alle spalle una laurea in ingegneria conseguita al Politecnico di Torino), si è fatto promotore della protesta contro lo sfruttamento e il “caporalato”.
Nell’estate del 2011 Sagnet andò a lavorare come bracciante a Nardò, e proprio qui, nel Salento, prese il coraggio a due mani e decise di non restare in silenzio, ma piuttosto di alzare la voce e farla alzare anche ai suoi compagni. Organizzò, così, uno sciopero dei lavoratori africani per chiedere uno stipendio più alto rispetto a quello imposto dai caporali (7 euro ad ora e non 4,5 come stabilito unilateralmente) . Da quella protesta, non solo un territorio sconosciuto ai più arrivò alla ribalta della cronaca, ma soprattutto venne riconosciuto il reato di caporalato in Italia.
“La cittadinanza è qualcosa che va oltre il perimetro legale. Una persona che porta quei diritti e che trasforma il Paese diventa cittadino. Yvan si sta battendo per un’Italia migliore” ha commentato Saviano.
Sul palco, poi, accanto allo scrittore, è arrivato lo stesso giovane camerunense, che ha ricordato come lo sfruttamento e il caporalato siano problemi nazionali. “Gran parte dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole sono il frutto dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù di straneri disperati” ha affermato Yvan. Tra gli strumenti più efficaci per contrastare il brutto fenomeno sono i controlli, il collocamento pubblico per l’incontro domanda e offerta, utilizzo dei beni confiscati alle mafie per alloggiare i lavoratori. In ultimo, Sagnet ha chiesto una riforma della cittadinanza per le seconde generazioni. “Ho un sogno: vorrei che un bambino nato in Italia da genitori stranieri, che cresce in Italia, che frequenta la scuole italiane, si sentisse e fosse riconosciuto pienamente cittadino italiano”. Un appello accorato che arriva al cuore.
“Gli immigrati sono linfa nuova di questo Paese – commenta Klodiana Cuka, presidente dell’associazione per l’integrazione degli immigrati, Integra Onlus – ormai in sei milioni sono presenti nel Bel Paese, un Paese arrabbiato e lacerato dalla crisi, un Paese a pezzi, che sembra non avere la forza di reagire. La rabbia senza il coraggio di ribellarsi, non serve a nulla. Come dice Saviano, gli immigrati in Italia, invece, lo fanno e sono perfettamente in grado di gridare i propri diritti e la propria dignità, in nome del rispetto verso l’uomo, difendendo diritti e onore anche degli autoctoni. Condivido Saviano e dico – conclude Klodiana Cuka, lanciando un appello – Migranti, attraversiamo con consapevolezza il percorso migratorio e diventiamo forza del cambiamento di questo Paese per i tutti i figli e le nuove generazioni, senza nessuna distinzione”.(Fonte:leccenews24.it)



