
Ennesima analisi del reato di immigrazione clandestina con deduzioni e conclusioni analoghe a quelle già ascoltate nelle relazioni dei procuratori generali e procuratori capo dalla Cassazione a molte Corti di Appello e Tribunali italiani, che pubblichiamo per animare un dibattito fino all’emanazione del decreto delegato relativo alla depenalizzazione del reato di cui all’art.10 bis del D.Lgsvo n. 286/98 o di altro provvedimento legislativo di iniziativa governativa…
“Introdotto nel 2009, il reato non ha frenato il fenomeno, ma ha ingolfato le Procure e intralciato il lavoro delle forze dell’ordine.
Tanto fumo e poco arrosto. Potrebbe essere questo il giudizio espresso fra qualche anno sul reato di immigrazione clandestina. Nel frattempo questa norma resta in vigore perché il Governo non pare disposto a cancellarla nel breve termine, temendo ripercussioni politiche pesanti. Una situazione al limite del ridicolo se non fosse che questa fattispecie penale ci sta costando cara come contribuenti, senza produrre alcun beneficio tangibile per la nostra sicurezza. Il reato di immigrazione clandestina è davvero utile per scoraggiare l’ingresso non autorizzato dei clandestini nel nostro Paese? A seconda dell’interlocutore la risposta sarà “inutile e dannoso”, come ha scandito nei giorni scorsi il primo presidente della Corte di Cassazione, sorretto per altro dal parere degli avvocati e dei magistrati inquirenti. “Utilissimo”, invece, secondo chi introdusse nell’ordinamento la norma. Era il 2009 e il Governo era guidato da Silvio Berlusconi. Soprattutto i leghisti ritengono questo reato indispensabile per porre un freno al fenomeno migratorio e fornisce uno strumento in più alle forze dell’ordine.
Effetti secondari
A distanza di sette anni, tuttavia, questa norma si è rivelata un disastro: non soltanto ingolfa gli uffici, ma produce paradossalmente effetti opposti a quelli desiderati, soprattutto quando si tratta di perseguire i trafficanti di uomini. La nostra regione ha non pochi problemi nell’affrontare il flusso dei migranti essendo un punto di passaggio per molti migranti della rotta balcanica.
Migliaia di fascicoli inutili
Nel solo 2015 il reato di immigrazione clandestina ha costretto le quattro procure ad aprire migliaia di fascicoli destinati nella stragrande maggioranza dei casi a restare senza seguito. Quanti? Solo nella Procura di Udine ne sono stati aperti 3.273 ai sensi del 10 bis. Altri 2.965 fascicoli sono stati aperti dalla procura di Trieste, mentre a Pordenone i numeri sono decisamente inferiori con soli 59 fascicoli. C’è poi la Procura di Gorizia con “Qualche migliaio di fascicoli. Quotidianamente se ne contano a decine” ci ha spiegato il procuratore capo Massimo Lia appena arrivato nel capoluogo isontino.
Quando un agente ferma un clandestino deve effettuare le procedure per il riconoscimento e poi trasmettere la notizia di reato alla procura. A sua volta questa deve aprire un fascicolo destinato poi a finire sul tavolo del giudice di pace che dovrebbe anche condannare il responsabile al pagamento di un’ammenda di almeno 5mila euro. Nel frattempo il diretto interessato ha fatto perdere le sue tracce, ma la procedura va avanti coinvolgendo cancellieri, impiegati, magistrati, il tutto per una condanna destinata a restare lettera morta. “Serve davvero alla nostra sicurezza?” si è chiesto di recente il Procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo. La risposta pare proprio essere negativa, ma di certo queste migliaia di procedimenti costano milioni di euro, che invece si sarebbero potuti spendere molto più efficacemente per rafforzare il controllo del territorio, magari con qualche pattuglia in più.”
AUTORE: Alessandro Di Giusto
(fonte:ilfriuli.it)



