
L’accoglienza e una gestione diversa dei Centri di identificazione ed espulsione i problemi primari da risolvere per il sottosegretario agli Interni, Domenico Manzione. E’ uno dei sottosegretari riconfermati ed è uno dei pochi ‘tecnici’ di questo nuovo governo, affidato al segretario del Partito democratico, Matteo Renzi.
Domenico Manzione, per anni magistrato a Lucca e da sempre legato alla città, prosegue, quindi, il suo percorso dalla parte di chi fa le leggi, dopo essere stato sul fronte di chi quelle stesse leggi le applica e le fa rispettare.
Raggiunto telefonicamente, il sottosegretario all’Interno si è detto “Piacevolmente sorpreso” per la riconferma al Viminale: “Siamo di fronte a un Governo di larghe coalizioni – ha detto – e, quindi, la riconferma ci stava, come no. Sono contento di questa riconferma, soprattutto perché rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto”.
Le deleghe, come lui stesso spiega, non necessariamente saranno quelle ricevute con l’esecutivo passato, ma la possibilità che vengano riconfermate è comunque alta.
In ogni caso: “Sia che mi vengano riconfermate le deleghe – commenta Manzione – sia che ne abbia altre, seguirò sempre da vicino il discorso che avevo avviato sull’accoglienza e sui CIE, i Centri di identificazione ed espulsione”.
Questo, infatti, secondo Manzione rappresenta uno dei più importanti – e difficili – nodi da sciogliere in tempi brevi. “Il problema dell’accoglienza – spiega il magistrato – è primario oggi come oggi in Italia. E’ necessario riprendere il discorso con gli enti locali al fine di migliorare un sistema che già esiste, senza che ci si trovi di fronte a grandi concentrazioni che servono solo in situazioni emergenziali”.
Ovviamente riuscire a realizzare un discorso di questa portata ha dei costi: “Costi importanti – dice – ma è necessario sollevare la questione a livello europeo, in modo da poter far fronte a questa situazione”. E, in questo modo, sarà possibile avere “Mezzi e strumenti per affrontare in maniera concreta l’integrazione, senza trasformare i CIE in luoghi di reclusione, come fin troppo spesso abbiamo visto accadere”.
Un percorso, comunque, non facile: “In realtà – spiega Manzione – una ‘road map’ esiste già: è stata approvata una mozione parlamentare che ha ricevuto l’approvazione sia della maggioranza che della minoranza e che, di fatto, traccia già una sorta di cammino per arrivare a sciogliere questo importante nodo”.
Un altro problema che sicuramente il nuovo esecutivo dovrà affrontare è quello del sovraffollamento delle carceri: “Servono interventi strutturali per risolvere questo problema – afferma – i provvedimenti che, periodicamente, svuotano le carceri, servono a tamponare situazioni di emergenza, ma non servono per risolvere il problema”.
L’ex procuratore di Alba, infatti, è convinto che “Il problema – dice – vada affrontato eliminando il concetto di centralità del carcere nel sistema giudiziario. Se riusciamo a non considerare il carcere come unica misura sanzionatoria, ma se si creasse un sistema per il quale, in caso di condanne a tre anni, vi siano anche altre sanzioni, che possono essere gli arresti domiciliari, i lavori socialmente utili, il divieto di dimora in un territorio o altro, si potrebbe avere una soluzione che non compensi una situazione solo per alcuni anni e uscire stabilmente da una situazione che, diversamente, ci vedrebbe sempre sanzionati a livello di Corte Europea”.
Intanto, in attesa di tornare a lavorare al Viminale, subito la sera della nomina c’è stato il giuramento. E, in qualche modo, anche in questo caso si è ‘cambiato verso’.
“E’ stato diverso dal giuramento con il Governo Letta – racconta Manzione –: la prima volta, ognuno si doveva alzare, andare al tavolo della presidenza, leggere il giuramento e si firmava la nomina. Questa volta, il giuramento è stato letto e noi abbiamo detto ‘Lo giuro’ tutti assieme e, quindi, ognuno ha firmato la nomina. E’ stato più rapido. Al termine, il presidente Renzi ha fatto un breve discorso, nel quale ha detto che vi è una forte urgenza di intervenire soprattutto in materia di lavoro. Un discorso breve e incisivo, al termine del quale non c’è stato nessun rinfresco. Sono anche questi piccoli riflessi della spending review. Anzi, Del Rio ha scherzato con noi su questo, chiedendoci se qualcuno avesse portato qualcosa, un panino, da mangiare per festeggiare”.(fonte:loschermo.it)



