
“Messa in discussione la visione puritana del Giudice di pace, che aveva poggiato la condanna unicamente sull’abbigliamento della donna, così come valutato dall’esponente delle forze dell’ordine che l’ha fermata (Cassazione, sentenza 3127/14) Il caso Visione troppo puritana, quella che conduce alla condanna di una donna per “atti contrari alla pubblica decenza”, poggiandola solo e soltanto sulla ‘valutazione’ dell’abbigliamento da lei tenuto in strada. Necessari ben altri elementi per ritenere sanzionabile la donna. Netta la linea di pensiero seguita dal Giudice di pace di Roma, che condanna la donna – una cittadina straniera – alla «pena di 400 euro di ammenda» per il reato di «atti contrari alla pubblica decenza». Decisivo il ‘peso’ riconosciuto all’«abbigliamento» tenuto dalla donna, meglio decisiva la «valutazione della condotta» da parte dell’esponente delle forze dell’ordine che ha fermato la donna in strada. Ma questo unico appiglio per la condanna è davvero troppo fragile…
Così, i giudici del ‘Palazzaccio’, accogliendo il ricorso proposto dalla donna, rimettono nuovamente la questione nelle mani del Giudice di pace, affidando a quest’ultimo il compito di rendere più e meglio motivata la decisione. Perché è davvero difficile pensare che il «reato» sia contestabile unicamente sulla base delle «sole caratteristiche dell’abbigliamento, non accompagnate da altri elementi che possano dirsi rilevanti», soprattutto quando, come in questa vicenda, non vengono chiarite le ragioni – a parte la «valutazione» offerta dal «verbalizzante» che ha fermato la donna – per cui «l’abbigliamento recasse una offesa alla pubblica decenza».(fonte:lastampa.it)



