«Offese agli stranieri in aula e sul web»: giudice di pace sotto accusa che si difende con un’intervista

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Apprendiamo con vasto stupore una notizia che ci lascia dubbiosi sulla veridicità della stessa ,in quanto se fosse vera aprirebbe una nuova querelle sulla competenza dei gdp in materia di immigrazione ,oltre a trovare un nostro netto disaccordo sull’eventuale provato razzismo di qualche giudice di pace. Unità Democratica giudici di pace, da molti anni, si è posta all’avanguardia in Italia ed in Europa nella difesa dei diritti umani ,della Convenzione europea dei diritti umani, delle direttive europee e della nostra Costituzione in materia di immigrazione di cittadini di paesi terzi ,anche nei periodi in cui l’esecutivo sembrava condividere una visione fortemente lesiva di quei diritti umani ,che ha,purtroppo, causato numerose condanne della Corte Europea dei diritti umani e della Corte di Giustizia Europea nei confronti dell’Italia con sanzioni economiche molto rilevanti.

“Una giudice di pace sotto accusa al Csm due esposti: «Sbeffeggiò un tunisino e una nigeriana in udienza». Su Fb decine di post anti-immigrati. Il consiglio giudiziario propone la censura
Tra gli avvocati che si occupano di immigrazione è sempre stata considerata la bestia nera, la giudice da evitare a tutti i costi. Le chiacchiere sulla sua presunta ostilità nei confronti degli irregolari finiti al Cie giravano da tempo. Ora però è diverso. Nei confronti della giudice di pace da tempo in servizio a Bologna, il consiglio giudiziario, o meglio la sottosezione presieduta dal presidente della Corte d’Appello che si occupa dei procedimenti disciplinari ai magistrati onorari, ha proposto al Csm di sottoporla a censura per una brutta storia di presunti commenti discriminatori, offese velatamente razziste affidate al suo profilo Facebook e sberleffi rivolti in aula agli immigrati. Il procedimento disciplinare è stato innescato da due esposti presentati, tra la fine del 2012 e lo scorso febbraio, da un avvocato e dai legali dell’associazione interculturale Al-Sirat che tutela i diritti dei migranti. La giudice è accusata di aver rivolto agli immigrati frasi per lo meno inopportune e sopra le righe durante le udienze di convalida o di proroga del trattenimento al Cie. A un tunisino finito in via Mattei, recluso in patria in un ospedale giudiziario per una presunta patologia psichica e destinatario di un provvedimento di respingimento, si sarebbe rivolta così: «Quindi di cosa soffriresti?». «Sdoppiamento della personalità», ha risposto lui. «Cioè? Parli con l’amichetto immaginario? Oppure la mattina ti svegli e pensi di essere una persona mentre la sera pensi di essere un’altra?», avrebbe replicato lei. Secondo l’esposto non sono stati meno teneri i commenti nei confronti di una nigeriana che aveva denunciato alla polizia un tentato stupro da parte di un connazionale ed era finita al Cie per l’esecuzione di un provvedimento di espulsione. I legali chiesero la sospensione dei provvedimenti ma la giudice la respinse. Nella successiva udienza avrebbe spiegato così ai legali il motivo del rigetto: «Avvocato è inutile che ci prendiamo in giro, lo sappiamo tutti cosa vengono a fare qui queste nigeriane, si prostituiscono e poi denunciano i connazionali dicendo che le hanno costrette». Le avrebbero fatto notare che si trattava di violenza sessuale, non di induzione alla prostituzione, e lei avrebbe tagliato corto: «È uguale». I legali hanno presentato un esposto al presidente della Corte d’Appello, lamentando la lesione dei principi di imparzialità del giudice, di uguaglianza e di non discriminazione. Di più. Hanno allegato agli esposti le foto di decine di pagine del suo profilo Facebook, accessibile a tutti e monitorato a lungo dagli avvocati. A nome della giudice si potevano leggere considerazioni colorite e non certo politicamente corrette. Accanto alla foto di un barcone di immigrati intercettato in mare dalla Guardia costiera, c’era il seguente commento: «Adesso non abbiamo tempo, dobbiamo pensare ai terremotati, non agli infiltrati». Quando poi l’ex ministro per la cooperazione Andrea Riccardi auspicava la costruzione di una nuova moschea per gli sfollati del sisma, la giudice chiosava: «Questo si è bevuto il cervello che non ha». Nel profilo Facebook, dove trovavano spazio Militia Christi, foto di militari in azione e immagini care alla destra, la giudice non perdeva occasione per condividere un curioso blog: «Tutti i crimini degli immigrati». Seguivano notizie di reati e telegrafici commenti: «Polacco», «Tunisino», «Algerino». Naturalmente convocata dal consiglio giudiziario ha respinto le accuse. Anche i legali firmatari dell’esposto sono stati sentiti. Dopo una breve istruttoria, il collegio ha proposto la sanzione della censura. Deciderà il Csm.”(Fonte:Gianluca Rotondi,corrieredibologna.corriere.it)
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«Razzista? No, solo rigorosa
E su internet non ero io»
“La giudice attacca associazioni e avvocati:
«Quelli alla fame guadagnano sugli stranieri»

” Dottoressa nei suoi confronti il consiglio giudiziario ha proposto al Csm una sanzione disciplinare. Due esposti la accusano di avere pregiudizi nei confronti degli immigrati che si riverberano sulle sue decisioni.
«Parliamo dell’esposto di un’associazione, e dei suoi accoliti, che si batte contro il “razzismo di Stato”, cioè contro chi applica la Bossi-Fini. Quello che io ho sempre fatto. Sono accuse che arrivano a distanza di tempo e non stanno in piedi, tanto che due esposti su quattro sono stati archiviati. Sono andata a riguardami tutti i fascicoli e non ho trovato niente che non va. Ho prodotto la documentazione: i miei provvedimenti sono ineccepibili, motivati. Cavolate non ne ho mai scritte. Ho quasi 60 anni, sono stata educata in modo molto rigido e nel lavoro sono rigorosa».
Questo basta per dire a una nigeriana in aula che «le nigeriane vengono per prostituirsi» o per le altre frasi denigratorie che avrebbe rivolto alle persone che stava giudicando?
«Non ricordo d’aver detto quelle cose e, almeno in due casi, sono riuscita a dimostrarlo. Nell’unico caso in cui chi mi accusa ha portato delle testimonianze, non ho potuto controbattere perché in aula non era presente nessuno in grado di confermare la mia versione. Questo è un modo manicheo di trattare il tema: io ho a che fare con persone e non con categorie. Posso non avere simpatia per i pedofili, a prescindere dal colore della loro pelle. Le persone perbene, siano nere o gialle, sono ampiamente accettabili».
A guardare il suo profilo Facebook non sembrerebbe, dagli stranieri sui barconi chiamati «infiltrati» agli apprezzamenti per il blog intitolato «tutti i crimini degli immigrati».
«Questa è la cosa che mi ha fatto più male. Quei commenti non li riconosco, non ho condiviso nessun blog sui crimini degli immigrati e non ho espresso quelle opinioni, dalle quali prendo le distanze. Qualcuno è entrato nel mio profilo. Ho denunciato tutto ai carabinieri e ora gli atti sono ad Ancona».
Insomma il profilo era suo ma lo gestiva qualcun altro?
«Sì, mi dicono che era un profilo aperto»
E quando ha sporto denuncia?
«Non ricordo, presumo dopo gli esposti e la convocazione ma non saprei dirlo. Ho pochi amici e uso Facebook di rado, solo per restare in contatto con loro e condividere il ricordo di mio figlio che non c’è più. Questa del razzismo è un’accusa dalla quale non mi sono difesa troppo davanti al consiglio giudiziario perché ritengo non abbia a che fare con il merito del mio lavoro. Da tempo contro di me c’è un accanimento che ha radici profondissime. Ma non mi stupisce, mi occupo spesso di temi intorno al quale girano molti interessi».
L’immigrazione?
«Certo, è un grande affare per tanti. In primis per gli avvocati, che sono gli unici pagati sempre e comunque dallo Stato. Oggi che tanti di loro fanno la fame, l’immigrazione rappresenta una risorsa non da poco. Questa mole di ricorsi, spesso scritti malissimo e infondati, porta denaro. La verità è che oggi, quando si vuole demolire una persona, gli si dà del razzista. Dicono sia severa e intransigente ma applico solo la legge. A volte, invece, i miei colleghi si prendono delle licenze poetiche».
Il collegio, composto da suoi colleghi, ha valutato diversamente.
«Non sono nella loro testa. Forse, vista la delicatezza e la gravità delle accuse, hanno pensato fosse meglio investire il Csm. Hanno fatto bene. Voglio però che una cosa sia chiara. Ho le mie idee su come dovrebbero funzionare le cose ma non sono razzista. Alcuni immigrati usciti dal Cie sono venuti sotto casa mia a minacciarmi. Per me però non sono tutti uguali. Pensi che è stata una ragazza angolana a cucire il vestito da sposa di mia figlia».(fonte:G.R.corrieredibologna.corriere.it)

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