
Il presidente della Repubblica ha chiuso il suo ultimo discorso di fine d’anno con un’esortazione : «La politica non deve però ridursi a conflitto cieco o mera contesa per il potere, senza rispetto per il bene comune e senza qualità morale».
Gli italiani, ha detto il presidente, sono diventati più poveri e per questo «dobbiamo parlare non più di disagio sociale, ma come in altri momenti storici, di una vera e propria questione sociale».
Ed ha aggiunto: «La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale». Ha parlato di due milioni di minori che vivono in famiglie relativamente povere e di persone che non riescono a vivere con una pensione minima, o dopo aver perso il lavoro a 40 anni. Napolitano, ovviamente, ha rivendicato la «necessità» delle politiche economiche del governo ma per il futuro – anzi, «subito» – ha chiesto una migliore distribuzione dello sforzo di risanamento, «definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica».
Per il presidente, inoltre, «i giovani hanno ragioni da vendere nei confronti dei partiti e dei governi per vicende degli ultimi decenni» e se è comprensibile la loro indignazione, perché «sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici nel prendere atto di pesanti errori e ritardi», bisogna però che insieme alla rabbia si manifesti anche «la volontà di partecipare a un moto di cambiamento».
Altro tema trattato da Napolitano: l’immigrazione. Il presidente vorrebbe un paese accogliente e aperto: «Già un anno fa avevamo 420 mila minori extracomunitari nati in Italia – è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia? E’ concepibile che profughi cui è stato riconosciuto l’asilo vengano abbandonati nelle condizioni che un grande giornale internazionale ha giorni fa – amaramente per noi – documentato e denunciato?».
Napolitano ha anche aggiunto che bisogna fare altro e di più «contro lo stillicidio di barbare uccisioni di donne nel nostro paese», e che «più che mai dato persistente di inciviltà da sradicare in Italia rimane la realtà angosciosa delle carceri» (Fonte:controlacrisi.org)



