
“Il Giudice di pace di Verolanuova Carlo Grimaldi ha annullato le pene pecunarie accessorie inflitte dal Comune,ed ha rimarcato una serie di presunti vizi strutturali e procedurali nel sistema di accertamento e notifica delle contravvenzioni. L’APPARECCHIATURA MOBILE era già finita nell’occhio del ciclone non solo, e non tanto, per la sua efficienza chirurgica (e dolorosa per gli utenti) che si specchia nelle circa 9 mila sanzioni elevate nel 2011, con picchi giornalieri anche di 200 contravvenzioni. Le contravvenzioni hanno garantito al Comune un gettito di oltre 800 mila euro sui circa 950 complessivamente incassati dalle sanzioni.
Le polemiche fino ad oggi si erano concentrate sulla legittimità di piazzare il «grande fratello», nemico giurato degli automobilisti «frettolosi», sulla variante 45 bis, ovvero su una strada provinciale. Il Comune, sventolando una lettera del Broletto, ha sempre sostenuto la legalità del multavelox ma questa diatriba sembra superata ora dal pronunciamento del Giudice di pace su una sanzione scattata nel 2010. ALL’EPOCA, L’AUTOMOBILE condotta da Lisa Bettinzoli viene immortalata mentre viaggia oltre il limite dei 50 chilometri orari consentito nella tratta. La professoressa paga regolarmente la multa, ma qualche mese dopo si ritrova una nuova e più pesante sanzione «per non aver trasmesso i dati propedeutici alla decurtazione dei punti della patente». Falso, afferma la docente. E impugna la contravvenzione. L’ente locale, attraverso il Comando dei vigili e la società incaricata del recupero coatto delle contravvenzioni, rincara la dose triplicando l’importo dell’ammenda. Ma dalle procedure emergono diverse incongruenze che spingono il Giudice di pace ad approfondire l’istruttoria. «Com’è possibile che mi abbiano già decurtato i punti, se dicevano di non aver nemmeno ricevuto i miei dati?», si domanda Lisa Bettinzoli lamentando l’incongruenza. Non a caso oggi, a mente fredda e con in tasca il favore di una sentenza, la professoressa parla chiaramente: «Mi sono sentita vittima di una truffa».
FATTO STA CHE A DISTANZA di quasi due anni, la sentenza sbroglia una matassa più che mai intricata e svela il colpo di scena: sanzione a «effetto cumulativo» annullata in tronco e Comune di Manerbio condannato a rimborsare le spese processuali. Non solo. Il dispositivo della sentenza come detto va oltre, evidenziando come l’ente locale della Bassa si sia reso protagonista di una lunga serie di irregolarità normative, che «viziano da monte a valle» l’intera gestione delle sanzioni accertate con il multavelox acceso sulla variante alla 45 bis. Tanto per cominciare, spiega il Giudice di pace, la legge vieta di piazzare la macchina fotografica a meno di un chilometro di distanza dal cartello che segnala il rilevamento elettronico: verso l’acquapark «Le cupole village»si trova invece – stando alle rilevazioni dell’istruttoria – sistematicamente a meno di 500 metri, con casi limite addirittura inferiori ai 350 metri. Una circostanza che oltre a palesare evidente illegalità costringe gli automobilisti a brusche inchiodate per evitare la multa-salasso. POI, LA SFILZA DI ANOMALIE – per così dire – «burocratiche». La più grave riguarda senz’altro la violazione dei dati sensibili dei cittadini multati, gestita da operatori esterni al Comune, in dispregio – osserva il dispositivo della sentenza – alle norme sulla privacy. C’è poi il delicato aspetto dell’incasso affidato a una società di Rovigo, la Abaco, mediamente più cara di 10 euro per multa rispetto alla concorrenza. Un costo che va ad aggravare il «conto» presentato all’automobilista. Il Giudice di pace si è soffermato anche su aspetti per così dire collaterali dell’«accanimento» da multavelox, ovvero quello degli agenti di Polizia locale costantemente dislocati a guardia della macchinetta e dunque sottratti al presidio del territorio e agli altri servizi di vigilanza.” (Fonte:bresciaoggi.it)



