
“Clandestinità. La procura di Milano: “Troppe denunce, non ce la facciamo”
I magistrati chiedono alla polizia di valutare bene prima di inviare notizie di reato. “La possibilità per un imputato di immigrazione clandestina di venire concretamente tratto a giudizio resta attualmente affidata al caso”
Il reato di clandestinità per la Procura di Milano? Si concretizza in una media di venti notizie al giorno, con punte di trenta e mai meno di quindici. E una tale mole di lavoro porta al “paradossale (e ingiusto) risultato di tale situazione che la possibilità per un imputato di immigrazione clandestina di venire concretamente tratto a giudizio resta attualmente affidata al caso”.
È l’ allarme lanciato dalla Sezione definizione affari semplici (Sdas) della Procura. Che lo scorso dicembre, in una circolare citata oggi da Il Giornale, ha suggerito alle forze di Polizia, “pur nell’ovvio rispetto dell’autonomia istituzionale” , di andarci piano con le denunce, procedendo solo quando è strettamente necessario e tenendo ben presenti i casi in cui il reato non sussiste.
Lo Sdas dovrebbe smaltire rapidamente le denunce per reati di competenza del giudice di pace e del giudice monocratico, cose, appunto, “semplici”. Ma il reato di immigrazione clandestina, introdotto nel 2009 dal governo Berlusconi, ha complicato molto la situazione: i fascicoli si accumulano e “né la Procura della Repubblica né l’ufficio del giudice di pace sono in grado di definire” i procedimenti.
Quei fascicoli vanno infatti studiati, poi ci sono la citazione in giudizio da tradurre in una lingua comprensibile per l’imputato e la notifica da parte dell’ufficiale giudiziario. “Tutte fasi – spiega la Procura- che hanno rilevanti costi in termini materiali, temporali e persino pecuniari”. Intanto l’arretrato cresce, e i fascicoli “per i quali si sono spese pure energie materiali/temporali/pecuniarie restano a lungo in attesa del dibattimento, il tutto in un trend di costante crescita”.(Fonte:stranieriinitalia.it)



