“Addio a Caruso il comunista rigoroso Indagò sul caso Moro
Deputato per 15 anni dal 1968 all’83. I ricordi di Sandri e Lui Due lauree in tasca, in città lavorò alla mostra su Mantegna
Antonio Caruso ,già giudice di pace a Mantova, è morto mercoledì notte all’ospedale Carlo Poma. Il prossimo 22 novembre avrebbe compiuto 86 anni.
Un’esistenza, la sua, che aveva attraversato la pubblica amministrazione, la politica attiva e la lunga attività parlamentare, nel Partito Comunista Italiano.
«Uomo rigoroso, intransigente – lo compiange Renato Sandri, compagno di idee e amico di una vita – coerente nel rispetto delle leggi ma sempre impegnato anche ad evitarne le eventuali interpretazioni che non condivideva e non riteneva eque».
La storia umana e personale di Caruso s’identificava in quella del giovane che, arrivato a Mantova dalla Calabria nell’immediato dopoguerra (era nato a Savelli, paese del Crotonese), veniva assunto dal Comune come applicato all’ufficio d’igiene. Ma interpretava da subito il difficile e gravoso ruolo dello studente-lavoratore, riuscendo a laurearsi in Giurisprudenza a Bologna. L’orizzonte culturale si sarebbe allargato in seguito fino ad una seconda laurea, in Filosofia, sempre a Bologna. Rigoroso dunque anche con sé, nel raggiungere gli obiettivi. L’itinerario dentro la struttura comunale, grazie ai titoli di studio, sarebbe proseguito poi con la nomina a vicesegretario di ruolo alla fine del 1955, mentre in parallelo era sempre viva la presenza nella vita politica mantovana.
Come funzionario, risultava particolarmente incisiva la sua partecipazione alla straordinaria avventura della mostra di Andrea Mantegna, dal 1960 al ’61, come segretario generale del Comitato esecutivo e dell’ufficio di segreteria, a fianco dei sindaci Eugenio Dugoni, Luigi Grigato e del soprintendente Giovanni Paccagnini. Era un evento che apriva in Italia la stagione delle grandi mostre del dopoguerra. Caruso rimaneva in Comune fino al giugno 1967 per trasferirsi a Riccione, come segretario generale di quel Comune. «Eletto in Consiglio Comunale nel 1964 – il ricordo di Gianni Lui- ho subito potuto apprezzare la sua competenza e preparazione, alla quale si faceva tutti riferimento per la materia amministrativa».
Quand’era a Riccione, Caruso riceveva la proposta del Pci di candidarsi alle politiche dal 1968. Veniva eletto così alla Camera e via via sempre confermato fino al luglio 1983, dunque per la quinta, sesta, settima e ottava legislatura. Incarichi di prestigio a Montecitorio: questore della Camera dal 1979 al 1983 e vicepresidente tra il 1980 e l’83 della commissione d’inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro e assassinio di Aldo Moro. Presiedeva pure la commissione d’inchiesta sulle commesse d’armi e di mezzi ad uso militare. Numerose le iniziative parlamentari, anche come primo firmatario, rivolte in particolare ai meccanismi dell’apparato burocratico-amministrativo.
Chiusa nel 1983 l’impegnativa parentesi parlamentare, tornava al primitivo lavoro, come capo della segreteria della Provincia di Ravenna, per concludere la carriera nello stesso ruolo alla Provincia di Mantova. Non va dimenticato anche un periodo a Mantova come giudice di pace.
Caruso lascia la moglie, signora Bianca, insegnante con la quale era prossimo a festeggiare i 60 anni di matrimonio, il figlio Andrea e il nipote Luca, al quale era particolarmente legato. (Fonte:gazzettadimantova.gelocal.it)



