
“Ospito qui le parole vive, forse le più vere e vitali sentite da tempo sulle migrazioni, da Rahell, rifugiato iracheno in Italia.
«Oggi siamo parlando di una tema che può cambiare il futuro del mondo.
Io vivevo nel “terzo mondo”, Iracheno sono cresciuto in Siria sotto un
dittatore, e ho sempre sentito raccontare le esperienze di altri che
erano stati torturati da parte del regime. Ma io fisicamente non ho
mai vissuto quelle situazioni fino a che sono entrato nel primo paese
europeo, in Grecia.
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Qui ho vissuto sulle mia pelle le storie che fino ad allora avevo solo
ascoltato, e non potevo accettare quella realtà assurda. Personalmente
attraverso questa esperienza di essere immigrato/rifugiato ho imparato
molto. Ho imparato prima di tutto a emanciparmi da qualsiasi sistema di
potere, e credo che dovrebbero farlo tutti.
Io sono come voi, dormo, mangio, e mi preoccupo. Ma in quei tempi, in
Grecia, ho sviluppato una coscienza forte, per esempio ho deciso che
non avrei più mangiato la carne di una creatura vivente.
Quello che voglio dire è: io credevo nella libertà, soprattutto per
come viene conosciuta in Europa, e nella democrazia.
Invece ora dico che era tutto falso. Perché quelle che vedete in
questi documentari sono persone come voi, ma le vie che hanno a
disposizione per sopravvivere sono solo due: chiedere aiuto ai
“criminali” e trafficanti, o violare da soli le leggi degli stessi sistemi democratici.
Vi lascerò riflettere su questi due punti. Io credo che attraverso la lotta per i diritti assoluti per i migranti in tutta l’Europa possiamo cambiare il mondo.
Il mondo è di tutti noi.»
Questo è il bellissimo intervento di Rahell, che sono onorata di poter pubblicare qui, pronunciato all’occasione della serata “Fuggire, migrare, sopravvivere. Storie di arrivi e passaggi attraverso il Mediterraneo” del 16 gennaio scorso al Cinema Palazzo di Roma. Rahell apre il documentario Just about my fingers- Storie di confini e di impronte digitali, esordio del regista e videomaker Paolo Martino, che svela le terribili condizioni in cui migliaia di giovani afgani, iracheni, iraniani, curdi, siriani e sudanesi sono costretti a vivere nella prigione a cielo aperto sospesa tra l’Europa e il Levante, la Grecia: racconta la sopravvivenza dei “ragazzi delle reti” ad Atene, Patrasso e Igoumenitsa, in attesa del passaggio e su cui incombe la minaccia del regolamento di Dublino.
Rahell Ali Mohammad nasce a Suleymania, Iraq settentrionale. Quando nel 1988 Saddam Hussein ordina un attacco chimico sulla città di Halabja, Rahell ancora bambino trova riparo a Damasco assieme alla famiglia. La sua rotta personale però porta fino in Europa. Costretto nel 2010 a lasciare anche la Siria, attraversa Turchia e Grecia, dove incontra un’umanità in fuga, scoprendo sulla sua pelle che l’Unione europea, patria dei diritti umani, non ha a cuore le vite di tutti gli uomini.”(fonte:unita.it)



