Da AGEMDA 2014 :”Notizie su Euridice”

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Pubblichiamo, anche se è trascorso qualche tempo dalla polemica, nata dopo le dimissioni da MD dell’ex procuratore della repubblica di Torino,sia il commento di MD sia l’articolo di Erri De Luca ,perchè condividiamo l’analisi di MD con la stessa “tentazione a non pubblicare”. Siamo stati in quegli anni in Italia e le interpretazioni, dopo tanti e tanti anni, sono oggi le più diverse.Condanniamo la violenza e la follia omicida del terrorismo ma non condividiamo neppure chi
generalizza.Furono anni bui ma dopo tanti decenni la cronaca di allora è diventata storia. Saranno gli storici a dare un’interpretazione come ci indica il Manzoni ( ai posteri…) ma la storia necessita di documenti storici e per questo pubblichiamo anche noi l’articolo di Erri De Luca senza alcuna condivisione . (d.l.)

AGEMDA
Notizie su Euridice
“Dopo aver ricevuto e letto questo contributo, è stata forte la tentazione di non pubblicarlo, perché alcuni passaggi si prestano a interpretazioni ambigue, che non vogliamo in alcun modo avallare. Ma, per imitarne la conclusione, povero è il gruppo che censura uno scritto così bello, anche se altrettanto controverso, e così eccolo qua. Dei tanti temi che esso lambisce si è molto discusso, e si discuterà ancora. Noi non ci sottraiamo a questa discussione, ma partendo da una incrollabile certezza: la condanna e il rifiuto deciso, unanime, incondizionato, di ogni forma di violenza, qualunque ne sia la motivazione. Con tale premessa, in questo pezzo leggiamo un potente richiamo all’impegno civile. Solo con l’impegno di tanti è possibile la compiuta realizzazione di quei nuovi diritti di cui Agemda si occupa. Speriamo che la passione per la giustizia si diffonda inarrestabile,
come un virus allegro e pacifico, immune dalle degenerazioni e dalle aberrazioni del passato.

Notizie su Euridice
di Erri De Luca

Euridice alla lettera significa trovare giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla in terra. Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla. Intorno bolliva il 1900, secolo che spostava i rapporti di forza tra oppressori e oppressi con le rivoluzioni. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione è scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro.

C’è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento,
è invece un’alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice. Innamorati di lei, accettammo l’urto frontale con i poteri costituiti. Nel parlamento italiano che allora ospitava il più forte partito comunista di occidente, nessuno di loro era con noi. Fummo liberi da ipoteche, tutori, padri adottivi. Andammo da soli, però in massa, sulle piste di Euridice. Conoscemmo le prigioni e le condanne sommarie costruite sopra reati associativi che non avevano bisogno di accertare responsabilità individuali.

Ognuno era colpevole di tutto. Il nostro Orfeo collettivo è stato il più imprigionato per motivi politici di tutta la storia d’Italia, molto di più della generazione passata nelle carceri fasciste. Il nostro Orfeo ha scontato i sotterranei, per molti un viaggio di sola andata. La nostra variante al mito: la nostra Euridice usciva alla luce dentro qualche vittoria presa di forza all’aria aperta e pubblica, ma Orfeo finiva ostaggio. Cos’altro ha di meglio da fare una gioventù, se non scendere a liberare dai ceppi la sua Euridice? Chi della mia generazione si astenne, disertò. Gli altri fecero corpo con i poteri forti e costituiti e oggi sono la classe dirigente politica italiana. Cambiammo allora i connotati del nostro paese, nelle fabbriche, nelle prigioni, nei ranghi dell’esercito, nella aule scolastiche e delle università. Perfino allo stadio i tifosi imitavano gli slogan, i ritmi scanditi dentro le nostre manifestazioni. L’Orfeo che siamo stati fu contagioso, riempì di sé il decennio settanta.

Chi lo nomina sotto la voce “sessantotto” vuole abrogare una dozzina di anni dal calendario. Si consumò una guerra civile di bassa intensità ma con migliaia di detenuti politici.
Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio delle celle dell’isolamento, lei non c’era. Ho conosciuto questa versione di quei due e del loro rapporto, li ho incontrati all’aperto nelle strade. Povera è una generazione nuova che non s’innamora di Euridice e non la va a cercare anche all’inferno.”(fonte:magistraturademocratica.it)

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