Migranti, la denuncia di Open Arms: la Libia ha lasciato morire in mare una donna e un bambino


“Lo scrive su Twitter la ong: sarebbero stati fatti affondare perché non volevano salire sulla motovedetta libica. Salvini: “Bugie e insulti dimostrano che siamo nel giusto”. Saviano al vicepremier: “Quanto piacere le dà vedere i bimbi morti in mare?”. L’Oim: metà arrivi rispetto all’anno scorso, quasi 1500 morti dall’inizio del 2018, 1.100 su rotta per Italia

ROMA – La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia l’ong spagnola Proactiva Open Arms pubblicando su twitter le foto dei due corpi in mare, tra i resti di una barca. “La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria – ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps – ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno fatto affondare la barca perché non volevano salire sulle motovedette”.
“Quando siamo arrivati, abbiamo trovato una delle donne ancora in vita”, continua il racconto su Twitter di Camps. “Non abbiamo potuto fare nulla per recuperare l’altra donna e il bambino, che a quanto pare è morto poche ore prima che li trovassimo. Per quanto tempo avremo a che fare con gli assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?”.

· Salvini: “Bugie, io tengo duro”
“Bugie e insulti di qualche Ong straniera confermano che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina. Io tengo duro. #portichiusi e #cuoriaperti”. Questa la replica alle accuse di Open Arms, su Facebook, di Salvini. Lo scontro a distanza tra la Open Arms e il ministro va avanti da fine giugno, quando la ong spagnola, tenuta alla larga da giorni dalle coste italiane e maltesi, ottenne l’autorizzazione allo sbarco a Barcellona con 59 migranti. Già allora Camps aveva attribuito all’atteggiamento della Guardia costiera italiana e libica la morte in mare di cento persone successiva alla decisione del governo di chiudere i porti alle ong. E oggi ribadisce: “Ogni morte è la conseguenza diretta di quella politica”. Secondo fonti del Viminale, la versione di Open Arms “è una fake news. Nelle prossime ore verrà resa pubblica la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza”.

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· Saviano a Salvini: “Prova piacere a vedere morire bimbi in mare?
Così Roberto Saviano, rivolgendosi a Salvini, ha commentato su Twitter le foto diffuse dalla Open Arms: “Assassini! Ministro della Mala Vita, sui morti in mare parla di ‘bugie e insulti’, ma con quale coraggio? Confessi piuttosto: quanto piacere le dà la morte inflitta dalla guardia costiera libica, sua (mi fa ribrezzo dire ‘nostra’) alleata strategica? Lei che sottolinea continuamente di essere padre, ‘da papà quanta eccitazione prova a vedere morire bimbi innocenti in mare? Ministro della Mala Vita, l’odio che ha seminato la travolgerà. Come travolgerà gli imbelli a 5stelle, e tra di loro l’impresentabile Toninelli, sodale del ministro degli Interni in questa tetra esaltazione della morte degli ultimi della terra”.

Poi lo scrittore ha aggiunto: “E noi tutti, che oggi ci vergogniamo di vivere questi tempi per la nostra impotenza, abbiamo il dovere di ricordare i nomi di coloro i quali hanno legittimato questi assassini. Dobbiamo ricordare i nomi degli influencer cialtroni finanziati da mosca, di quelli che all’occorrenza spacciano fake news ed elaborano teorie del complotto: i vostri nomi li conosciamo bene”. “Dobbiamo ricordarci dei giornalisti che hanno preferito cavillare- dice ancora- per non prendere posizione, per calcolo o per mancanza di coraggio, e che magari tra qualche tempo diranno: ‘non ero io, non intendevo dire quello’. Dobbiamo ricordare anche il nome di chi ha semplicemente preferito ignorare e odiare: non basta non essere nessuno o nascondersi dietro un nickname. La storia ti insegue. La storia non dimentica”.

· La guerra alle ong e lo scontro sulla Libia “porto sicuro”
Ancora questa mattina, il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva ribadito suTwitter, riferendosi proprio alle navi della Proactiva Open Arms che si trovano al momento in zona Sar davanti alla Libia: “Sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina”.
Sulla Libia, questo l’appello lanciato ieri a Mosca dal titolare del Viminale: “Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa per cui si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. Una richiesta però seccamente respinta dalla Ue: “Nessuna operazione europea fa sbarchi in Libia perché non consideriamo la Libia un porto sicuro”. E la stessa linea del governo non convince il presidente dell’Europarlamento Antono Tajani che ha spiegato a Repubblica: “I flussi non si bloccano tenendo in ostaggio le persone”. Il ministro degli Esteri, Moavero Milanesi, ha intanto comunicato all’Alto rappresentante Ue che l’Italia ritiene non più attuabile il piano Sophia sui porti, che individua esclusivamente l’Italia come luogo di sbarco dei migranti che vengono soccorsi dalle proprie unità.

· Oim: 1.443 morti nel Mediterraneo nel 2018
Oltre 50.000 (per l’esattezza 50.872) migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare dall’inizio del 2018 al 15 luglio scorso e 1.443 persone sono morte mentre tentavano di raggiungere le coste europee, ha indicato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Il totale degli arrivi è pari a circa la metà del dato di 109.746 registrato nello stesso periodo l’anno scorso. Anche il numero di decessi del 2018 risulta inferiore a quello segnalato nello stesso periodo dell’anno scorso (2.381), ma è proporzionalmente maggiore rispetto al numero delle partenze. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia resta la più pericolosa, con 1.104 vittime registrate dall’inizio del 2018, quasi quattro volte il numero degli annegamenti avvenuti sulla rotta per la Spagna (294), benché i numeri degli arrivi nei due Paesi siano quasi identici.

· Orfini: fare chiarezza, ong fondamentali. Don Ciotti: barbarie
Interviene Matteo Orfini, presidente del Pd: “Il governo si attivi immediatamente per chiarire con la Libia se quanto denunciato da Open Arms corrisponde al vero. Una barca fatta affondare con a bordo donne e bambini sarebbe l’ennesima tragica dimostrazione dei metodi barbari e inaccettabili utilizzati dalla guardia costiera libica. E di quanto sia fondamentale la presenza delle Ong nel Mediterraneo, impegnate a salvare vite ma anche a tenere i riflettori accesi sugli abusi di chi viola i diritti umani”.

A bordo della nave c’è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. “Matteo Salvini – ha scritto su Twitter pubblicando la foto della donna e del bambino – Questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l’unica superstite, mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti”.

Per don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, “non ci sono parole, ma soprattutto non bastano più le parole. Come non basta la rabbia, l’indignazione, il disgusto. La notizia di due donne – una salva per miracolo – e di un bambino lasciati morire per il rifiuto di essere riportati nei lager libici, luoghi di umiliazione e di violenza, è il segno ulteriore di una barbarie alla quale bisogna opporre azioni concrete”

· Convalidati fermi Vos Thalassa
Il gip di Trapani Caterina Brignone ha convalidato il fermo dei due stranieri finiti in manette per l’aggressione dell’equipaggio e del comandante del rimorchiatore Vos Thalassa che li aveva soccorsi, insieme ad altri profughi, mentre navigavano in acque libiche. Sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere. I due, Bichara Tijani Ibrahim Mirghani e Ibrahim Amid, avrebbero aggredito e minacciato alcuni membri dell’equipaggio temendo di essere riportati indietro come aveva disposto la Guardia Costiera libica.”(Fonte:repubblica.it)

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