I DISAGI DEI GIUDICI DI PACE…


Pubblichiamo lo stralcio di un articolo che riteniamo possa contribuire ad un dibattito nella categoria perchè ripropone questioni ormai più volte palesate e non esenti da contraddizioni e confusioni laddove, ad esempio, sul limite d’età capestro dei 68 anni coloro ,che oggi si lamentano di tale comportamento governativo e parlamentare, hanno espresso in sede di tavolo tecnico ministeriale parere favorevole alla “cacciata” dei loro colleghi più anziani ,anche al fine di sfoltire la platea produttiva dei giudici onorari di pace ,essendovi ancora per quattro anni il trattamento economico a cottimo puro…

“No alla recente riforma della magistratura di pace”… non usa mezzi termini durante il suo breve intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Così come denunciato durante la cerimonia del precedente anno giudiziario,… spiega i motivi del suo disappunto nei confronti di questa riforma che ha costretto i giudici di pace a ripetuti scioperi: “La riforma crea una nuova, unica, figura di ‘giudice onorario di pace’, abbattendo verso il basso le relative condizioni giuridiche. In particolare, la temporaneità degli incarichi, l’aleatorietà del trattamento indennitario, l’assenza di una vera tutela previdenziale (peraltro integralmente posta a carico del magistrato), l’assenza di tutela della salute in caso di infortunio o malattia, sono trattamenti che ledono i più elementari diritti di lavoro stabiliti dalla Costituzione e dalle principali istituzioni europee”.

“In particolare – rileva … – è stata conferita una delega in bianco al Governo sulla determinazione dei compensi dei magistrati onorari, vincolandola agli attuali stanziamenti di bilancio, del tutto inadeguati”.
A peggiorare la situazione si è aggiunto anche il decreto legislativo del 31 maggio 2016 che ha abbassato ulteriormente il limite di età dei giudici di pace e di tutti gli altri magistrati onorari in servizio portandolo a 68 anni. “Questo – dice …– ha prodotto una sensibile riduzione dell’organico, aggravio di lavoro per i giudici rimasti in servizio e conseguenti lungaggini. Senza trascurare che già il giorno successivo al decreto, i giudici che avevano compiuto 68 anni hanno cessato immediatamente l’incarico, in violazione della sentenza della Corte di giustizia europea del 6 novembre 2012”.

lo stesso decreto non riconosce, da subito, i quattro mandati quadriennali previsti dalla riforma, restando incerta, allo stato, l’effettiva attuazione della delega conferita.

“In conclusione – chiude il suo intervento …– malgrado gli impegni assunti nel corso degli incontri avuti, è stata approvata una riforma della magistratura onoraria che va esattamente nella direzione opposta.”. Di Rosalba Mazza (fonte: linformazione.eu)

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