Multe e messa in prova: tagliati tremila processi in Umbria

gdproma
“Meno carcere e più domiciliari. Spariscono molti reati ritenuti minori, puniti con una sanzione amministrativa.
Multe e messa in prova, cambia il sistema sanzionatorio per i reati ritenuti minori. È quanto prevede il provvedimento 67/2014 (da adottare entro 18 mesi dal 17 maggio) con l’introduzione di sanzioni amministrative e civili la possibilità per l’imputato di chiedere la sospensione del processo con la messa in prova e la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili. Una novità che intende abbattere il numero di processi (almeno 3mila procedimenti in meno in Umbria) trasformando in illeciti amministrativi quei reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda (rimarrebbero fuori le materie di edilizia e urbanistica; ambiente, territorio e paesaggio; alimenti e bevande; salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; sicurezza pubblica; giochi d’azzardo e scommesse; armi ed esplosivi; elezioni e finanziamento ai partiti; proprietà intellettuale e industriale). Riformata anche la punizione per il reato di atti osceni e pubblicazione e spettacoli osceni che dovranno essere trasformati in illeciti amministrativi (limitatamente al primo e al secondo comma).

Novità anche in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, con i reati trasformati in illeciti amministrativi, sanzioni adeguate e proporzionate alla gravità della violazione, alla reiterazione dell’illecito. Come sanzione principale dovrà essere previsto il pagamento di una somma compresa tra un minimo di euro 5.000 ed un massimo di euro 50.000. Potrà essere prevista, però, la possibilità di estinguere il procedimento mediante il pagamento, anche rateizzato, di un importo pari alla metà della stessa.

Abrogati come reati previsti dal codice penale, invece, la “falsità in atti” relativa a scritture private. Come nel caso di tre tecnici, il direttore dei lavori, un architetto progettista e i committenti finiti sotto processo per una cartina geografica del 1917 e per un torrente che non esiste più (difesi dagli avvocati Moroni, Marcinnò, Innamorati e Maiorca). Per l’accusa avrebbero costruito troppo vicino ad un torrente, violando le norme sul vincolo paesaggistico. Le difese fatto notare che il torrente è stato riprodotto sulla vecchia carta in maniera errata e, soprattutto, era sbagliato il nome del torrente. Dopo l’acquisizione della recente cartografia regionale il gup ha disposto l’assoluzione per alcuni dei reati.

Abrogazione anche per il reato di ingiuria. Multa salata e non più processo, ad esempio, anche per un giovane che avrebbe inviato sms ad un’amica di questo tenore: «Ciao c. grassa, ti ricordi della tua amica?» e ancora «C., bastarda la tua amica non dimentica quello che hai fatto! Fai schifo, sei orribile, devi piangere grassona». Nonostante tutto, però, lei, vittima di stalking, perdona il suo molestatore. Anche se a lui non è andata benissimo perché è finito in ospedale a seguito di un calcio che lo ha colpito proprio nella sua virilità. Oltre ad un’accusa di ingiurie e minacce.

Niente più reato per la sottrazioni di cose comuni. Altro esempio di processo inutile? La firma davanti al notaio per dividersi l’eredità diventa l’occasione per rinfacciarsi anni di incomprensioni e di astio tra parenti. La vicenda si riassume nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Avila a carico di due degli eredi. Il primo, difeso dall’avvocato Francesco Crisi, perché «nel corso delle operazioni di inventario dei beni della defunta … offendeva l’onore e il decoro di … indicandolo ripetutamente come autore della sottrazione di alcuni beni mancanti dall’elenco dei beni». Il secondo, difeso dagli avvocati Massimo Krogh e Luca Patalini era accusato di aver rubato «alcuni pezzi di argenteria, quadri, sculture ed altri beni di valore, ponendo altresì in essere atti idonei diretti in modo equivoco ad impossessarsi, sottraendoli dalla medesima abitazione, di ulteriori beni (mobilio in particolare), non riuscendo nell’intento a seguito dell’intervento dei carabinieri». Il gup ha prosciolto gli imputati anche a seguito della reciproca remissione di querela.

Non sarà ugualmente reato l’usurpazione, deviazioni di acque, invasioni di terreni. Potrebbe tornare utile a due anziani (difesi dagli avvocati Pasquini e Chiacchierini) che litigano da una vita. Il “sacro solco” da difendere contro l’invasore. È questo che ha spinto uno contro l’altro i due anziani. I litigi sono iniziati per un sconfinamento di coltivazioni. Da quel momento ogni occasione è stata buona per mettere in atto vendette, dispetti e sabotaggi. Nelle denunce che i due anziani si sono fatte è elencata una lunga serie di episodi. Uno dei due, ad esempio, avrebbe sabotato il sistema di irrigazione del vicino di terreno, impedendogli l’approvvigionamento di acqua per le colture. In risposta l’altro avrebbe scavato un fosso di divisione tra i terreni. Nelle operazioni di scavo, però, avrebbe ecceduto nella terra da togliere, facendo franare parte della coltivazione di pomodori dell’anziano vicino.

Il danneggiamento sarà punito con una multa. E come potrà pagare una contravvenzione lo straniero che ha utilizzato uno spazzolone e l’acido per pulire l’affresco della Madonna delle Grazie della chiesa perugina di Sant’Agostino? Il risultato è stato uno sfregio che ha richiesto anni di restauro del bambino. Lo straniero era solito frequentare la chiesa per chiedere qualche spicciolo. A volte li riceveva, altre no. Un giorno un giovane seminarista lo trova intento a pulire la chiesa, gli chiede cosa stia facendo e lo straniero risponde: pulisco un po’, così mi guadagno qualche soldo. Peccato che stesse scrostando l’immagine della Vergine.

Appropriarsi di una cosa smarrita non sarà più punibile come per la ricettazione. Ad averlo previsto prima si sarebbe potuto risparmiare sul processo con l’accusa di ricettazione a carico di un perugino, difeso dall’avvocato Francesco Crisi, per aver trovato su una pista da sci e utilizzato un telefono cellulare. L’uomo è stato assolto. Il telefonino lo aveva trovato la moglie sulle piste da sci. Il cellulare era finito tra i giochi del bambino. Poi qualcuno aveva inserito la sim card e il telefono funzionava. Il cellulare è stato subito intercettato e l’uomo denunciato.

Viene modificato, infine, il codice penale in materia di sospensione del procedimento con messa in prova attraverso l’introduzione del nuovo art. 168-bis che consente all’imputato di chiedere la sospensione del processo con la messa in prova in tutti quei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o detentiva non superiore nel massimo a 4 anni. Cioè quasi tutti i reati di competenza dei giudici onorari che equivalgono a più della metà delle 1.344 sentenze monocratiche del Tribunale di Perugia e ai 4.710 reati contro il patrimonio contestati dalle procure umbre.“(giornaledellumbria.it)

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