
Pubblichiamo un articolo apparso in rete sul preoccupante aumento del contributo unificato che verrà introdotto con la legge di stabilità.
“Il Governo Letta ha provveduto ad inserire nella “Legge di stabilità” una vivanda che rimarrà indigesta (quando l’avranno ingurgitata) soprattutto agli automobilisti, dal momento che – per la gran parte delle violazioni più comuni – diventerà talmente oneroso ricorrere all’Ufficio del Giudice di pace che tutti mediteranno lungamente prima di opporsi alle contestazioni di cui siano stati resi destinatari.
In sostanza se, fino ad ieri, occorrevano già 45 euro per accendere una causa dinanzi all’Autorità giurisdizionale, una volta in vigore la “Legge di stabilità” (così come predisposta in proposito dal Governo Letta), l’utente della strada ne dovrà sborsare addirittura 64 per vedersi riconoscere le vedute di cui si sente portatore. Vediamo perché.
L’AUMENTO – Prima l’importo del contributo unificato dovuto ammontava a 37 euro a cui bisognava aggiungerne altri 8 per una marca da bollo da apporre sul ricorso al fine di ristorare la Giustizia di prossimità:
• per le notificazioni effettuate;
• per i diritti;
• per l’indennità di trasferta;
• per le spese di spedizione.
Ora quella marca vedrà più che triplicare il proprio valore, transitando repentinamente da 8 a 27 euro. Risultato: 37 si spenderanno per il contributo e 27 (di bollo) serviranno ad anticipare le spese da sostenere in sede giudiziaria. L’importo totale costituirà una mazzata di ben 64 euro con il risultato che nessuno più ravviserà l’opportunità di chiedere giustizia.
Per fortuna la disanima delle norme contenute nel provvedimento finanziario dovrà transitare per i meandri di un iter parlamentare che si preannuncia molto lungo; anzi, per quanto riguarda la rubrica di questa testata, è da dire che dovranno essere approvate, con riferimento al caso di specie, anche novità giovevoli e di rilievo. Ad esempio, chi avesse a costituirsi in giudizio con modalità informatiche, e volesse accedere in “rete” al fascicolo processuale, non dovrebbe più versare ulteriori diritti, però fruendo solo della facoltà di trarne una copia non autentica. A parte questa agevolazione, la lievitazione del balzello è sicuramente poco opportuna, soprattutto di questi tempi in cui la crisi aggredisce gli stipendi ed i vitalizi della gran parte degli Italiani.
Sia detto chiaramente, non pare proprio congruo premere dei contribuenti, già ampiamente vessati, con una tassa il cui scopo – alla fin fine – è solo quello di dissuadére dal difendersi da contestazioni ritenute ingiustificate, soprattutto alla luce della maniera attuale di porsi di tante Amministrazioni comunali nei confronti dell’automobilista attraverso la situazione di punitivi misuratori di velocità e di istituzioni di zone a traffico limitato e di isole pedonali. Sarebbe veramente assurdo versare 64 euro per non pagare i poco più di 40 previsti per un divieto di sosta, ben sapendo che quell’importo, pure in caso di vittoria, non verrebbe mai restituito, finendo con l’essere palleggiato tra l’ente accertatore (nel caso di accoglimento del ricorso) ed il Ministero competente.
UN PO’ DÌ STORIA – Istituito nel 2010 con la Legge finanziaria n. 191 del 2009, il contributo unificato valeva 33 euro contro l’originaria gratuità del ricorso al Giudice di pace. Il 31 luglio dello stesso anno scattò un primo ritocco sinché – a distanza di un altro anno – arrivò un ulteriore sostanzioso rincaro (dal 10 al 12%). Di conseguenza, per i ricorsi presentati a partire dallo scorso 6 luglio, la tariffa ebbe a transitare:
1. dai 33 ai 37 euro, per le sanzioni di valore fino a 1.100 euro;
2. dai 77 agli 85, per quelle di valore da 1.100 fino ai 5.200 euro;
3. dai 187 ai 206, per quelle superanti i 5.200 e fino ai 26 mila euro.
L’ALTERNATIVA E’ IL PREFETTO – Tutto ciò significa che – oramai dal 1° gennaio 2010 – per opporsi ad un verbale si rende necessario:
– dichiarare il valore della causa;
– applicare una marca da bollo;
– versare il contributo unificato previsto.
Ciò posto, appare evidente che si registrerà uno spostamento (alternativo) delle opposizioni dai Giudici di Pace ai Prefetti, al punto che potrebbero riuscire facilitati gli accoglimenti per decorrenza dei termini. Proprio per questo la norma configura profili di illogicità, concretandosi in un autentico boomerang per le Pubbliche amministrazioni che, in tal modo, avrebbero a conseguire introiti di gran lunga minori. Ne deriverebbe, altresì, l’emissione di un numero maggiore di cartelle di pagamento, dal momento che i ricorsi relativi ai verbali, “accolti” per carenza di emissione delle ordinanze prefettizie, risulteranno non pagati e gli enti locali territoriali li riterranno – erroneamente – costitutivi di titolo per l’iscrizione a ruolo.
Dal loro canto, se i Giudici di pace verranno resi destinatari di un numero ancora inferiore di opposizioni, in seguito finiranno con il rimanere onerati dai ricorsi alle cartelle esattoriali; e, paradossalmente, la norma, nata originariamente per contrastare il contenzioso, potrebbe finire con l’ingolfare prima le Prefetture, sia pure col rischio per i ricorrenti di vedersi raddoppiare l’importo della primitiva sanzione; e poi gli Uffici della Giustizia di prossimità. Alla luce di tali premesse, bene si comprenderà quanto possa essere stato inutile – per il Comune di Termoli – l’avere voluto trattenere in loco la Sede del Giudice di pace (che oramai potrà trattare una percentuale di gran lunga inferiore di cause rispetto a quella di prima), impegnando la bellezza di oltre 30mila euro annui per le spese e distaccandovi almeno due dipendenti, tra cui un funzionario direttivo.”(fonte:primonumero.it)



