Caso Shalabayeva : il comunicato di UDGDP e l’articolo di Questione Giustizia

shalabayeva
articolo di questione giustizia

COMUNICATO
Il caso della signora Alma Shalabayeva e della sua bambina Alua ,alunna di una scuola elementare italiana, non può non riguardare anche i giudici di pace di Unità Democratica, che hanno già esposto al Ministro della Giustizia ,nel recente incontro del 17/7, la necessità di una considerazione della difficile situazione nella quale operano i gdp, relativamente alle udienze di convalida dei trattenimenti presso i Centri di identificazione ed Espulsione di tutta Italia alla quale occorre rimediare con urgenza.

Il caso kazako ha fatto emergere ciò che UDgdp denuncia da anni:il luogo dell’udienza (nei CIE e non nella sede giudiziaria), la carenza di personale di cancelleria in udienza e negli uffici,la fretta con la quale devono operare i giudici di pace che devono raggiungere i CIE e decidere entro le 48 ore dal deposito in cancelleria,il mancato capillare e continuo aggiornamento di tutti i giudici di pace competenti in materia di immigrazione,la mancanza di funzionari (non assistenti o ispettori) durante le udienze di convalida ,ecc.

Unità Democratica Giudici di Pace nel caso kazako pur difendendo i colleghi coinvolti,il giudice di pace della convalida ed il giudice di pace che dovrà decidere nei prossimi giorni il ricorso avverso l’espulsione della signora kazaka ,esprime forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare . La revoca dell’espulsione peannunciata dal Governo dovrà pervenire al giudice di pace competente , ed in ogni caso l’ispezione disposta dal Ministro della Giustizia non potrà non accertare che il procedimento giurisdizionale si è svolto nell’ambito legislativo attuale mentre altre responsabilità dell’esecutivo dovranno essere appurate nell’ambito delle eventuali omissioni ed inesattezze fatte presenti alla magistratura di pace in sede di convalida del provvedimento del Questore.

Il caso anomalo di un vero e proprio accompagnamento alla frontiera disposto con un breve trattenimento presso il CIE di ponte Galeria ,in seguito ad espulsione ,riconduce l’Italia quasi alla situazione antecedente la sentenza della Corte Costituzionale del 2004 ,allorquando i giudici togati eccepirono l’incostituzionalità degli accompagnamenti alla frontiera degli espulsi operati dalle questure ,in base al D.Lgsvo n.286/98 ,senza le relative convalide giurisdizionali entro le 48 ore,violando così l’art. 13 della Costituzione.

Il governo del 2004 decise ,allora, che per rimediare alla sentenza della Corte Costituzionale fosse utile emanare un decreto legge ,poi convertito con modificazioni in legge,togliendo la competenza ai giudici togati, che avevano sollevato l’eccezione di incostituzionalità, per darla ai giudici di pace, ritenuti più precari e retribuiti a cottimo (ed unici in Europa, allora, a giudicare sulle limitazioni di libertà degli espulsi trattenuti o accompagnati alla frontiera ) .Nei primi anni ,così,vi furono migliaia e migliaia di cittadini di paesi terzi tra i quali anche rumeni e bulgari,oggi comunitari, espulsi fino al 1/1/ 2007, con percentuali medie di convalide dei trattenimenti presso i Cie di oltre il 90 per cento e di quasi il 100 per cento per le proroghe dei trattenimenti.

Non ritiene UDgdp che ,dopo la situazione internazionale che vede ancora la signora kazaka e la sua bambina lontane dalla loro famiglia romana in uno Stato che ,secondo Amnesty international,non rispetta i diritti umani ,ci si possa limitare ad un’indagine ispettiva soltanto sui giudici di pace,anello debole dell’assetto giudiziario attuale.

Il caso internazionale merita un’attenzione risolutiva che ristabilisca la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo ,che non possono essere estradati violando gli articoli della nostra Costituzione ,nonchè della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e delle leggi internazionali in materia di asilo e di protezione umanitaria ,e neppure si possa precludere in sede giurisdizionale di convalida dei giudici di pace ,dei provvedimenti di trattenimento presso i CIE o di accompagnamento alla frontiera, ai cittadini dei paesi terzi di richiedere asilo politico o riconoscimento dello status di rifugiato.

Il Presidente di Unità Democratica Giudici di Pace
Diego Loveri

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