
“Dopo la decisione della Corte Costituzionale la nuova mappa della geografia giudiziaria fortemente voluta dall’esecutivo Monti è prossima al debutto.
La decisione della Corte costituzionale che ha respinto (con un’eccezione) le diverse questioni di legittimità sollevate sulla geografia giudiziaria da una parte rafforza il ministero della Giustizia e dall’altra rende più probabile la partenza in settembre del nuovo assetto degli uffici come voluto dal Ministro Cancellieri. A coglierne il senso è stata già il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che, nel vortice dello scontro con l’avvocatura sul peso delle lobbies nel frenare le riforme, ha sottolineato come la pronuncia della Consulta sia «una bella cosa» e che «con il Parlamento stiamo avendo un’interlocuzione molto serrata. Penso che alla fine troveremo la quadratura».
Critici gli avvocati, con Nicola Marino, presidente dell’Oua: «non posso non esprimere la mia perplessità per una scelta che di fatto taglia oltre mille uffici giudiziari e danneggia la cosiddetta “giustizia di prossimità”. Dal prossimo settembre migliaia di italiani e di imprese saranno penalizzate per quello che è un taglio lineare di servizi essenziali, un provvedimento irrazionale e contraddittorio che non porterà i risparmi sperati e che semplicemente risponde alla necessità di rispondere alle pulsioni populiste di certa opinione pubblica».
La Corte ha giudicato infondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione e inammissibile quella del Friuli Venezia Giulia. Solo il tribunale di Urbino si è salvato e ha visto accolte le proprie ragioni. Al momento sulle motivazioni della Corte sono possibili solo illazioni, visto che di ufficiale c’è solo un comunicato con il dispositivo della sentenza. Però, per quanto riguarda Urbino, è verosimile che l’ancora di salvezza sia stata rappresentata dal fatto che Urbino è capoluogo di provincia assieme a Pesaro.
Sul trattamento da riservare agli uffici giudiziari dei capoluoghi di provincia a fare testo è la legge delega. La legge, la 48 del 2011, prevede sì la riduzione degli uffici giudiziari di primo grado «ferma la necessità – puntualizza l’articolo, comma 2, lettera a) – di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011». Una disposizione che, sottolineava l’ordinanza che rimetteva la questione alla Consulta, non lascia dubbi e non presta il fianco a interpretazioni alternative, a prescindere dalla ragionevolezza della stessa. Del resto questa lettura era stata fatta propria anche dai lavori preparatori della riforma che mai avevano visto il tribunale di Urbino nella lista di quelli da sopprimere.
Il verdetto della Corte costituzionale arriva così a corroborare la posizione del ministero della Giustizia in un momento assai delicato. Nelle scorse settimane al Senato aveva preso corpo un’ampia maggioranza favorevole almeno a uno slittamento dell’entrata in vigore della riforma, oggi fissato per la metà di settembre. Ragioni tecniche, la motivazione ufficiale, e cioè la verifica di una diversa distribuzione degli uffici più attenta a esigenze di funzionalità ed efficienza come pure a singole specifiche realtà, come quelle di alcune zone del Meridione colpite da una forte presenza di criminalità organizzata. Nei fatti però il sospetto, rinfocolato anche da alcune dichiarazioni di Cancellieri, era quello di un’eccessiva sensibilità del Parlamento alle istanze del territorio che, negli anni, avevano bloccato qualsiasi intervento su questo tema.
La riforma varata dal Governo Monti, è stata però sposata anche dall’Esecutivo Letta e Cancellieri se ne è fatta in qualche modo garante ed ha confermato l’intenzione di applicarla entro settembre.
(fonte:businessvox.it)



