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Nuovo episodio di criminalità a Napoli,due giorni fa, che ha visto coinvolti come parti lese parenti di un giudice di pace . Ciò preoccupa molto chi ,come Unità Democratica Giudici di Pace, ha denunciato pubblicamente da alcuni mesi la gravità della situazione ,proclamando anche una giornata di protesta a Roma il 23 maggio u.s. contro la delinquenza,la mafia e la corruzione.Pubblichiamo un articolo sulla cronaca del fatto esprimendo solidarietà al collega al quale offriamo la nostra collaborazione per tutelarlo, augurandoci che finisca la spirale di violenza contro i giudici di pace ed invitando tutti i giudici di pace a partecipare più attivamente alle iniziative di UDGDP.(d.l.)
“Sequestrate e rapinate in casa
«Dacci i soldi e nessuno si farà male». Comincia così il pomeriggio da incubo per una donna di Fuorigrotta e per sua figlia, rapinate, legate e chiuse in casa da una coppia di malviventi. È accaduto intorno alle 14 di ieri, in un appartamento al quarto piano di un condominio all’interno di un parco privato che affaccia sul viale Augusto e su via Giulio Cesare. La ragazza, sedici anni, era sola in casa al momento della rapina. I due rapinatori hanno bussato alla porta dell’appartamento e lei, credendo che si trattasse della madre, ha aperto senza controllare ed è tornata nella sua stanza. Un attimo dopo la coppia di malviventi è entrata nell’abitazione brandendo una pistola e minacciando di fare fuoco se non fossero stati consegnati subito soldi e preziosi. Erano due ragazzi, napoletani, dall’apparente età di circa venticinque anni. Poco dopo è rientrata la madre della ragazza, che ha trovato i rapinatori in casa. Anche per lei lo stesso trattamento: minacce e urla, per costringerle a consegnare i soldi, «quelli nella cassaforte». La donna ha provato a spiegare che non c’erano preziosi in casa, ma è stata colpita sul naso con il calcio dell’arma. Sperando che si accontentassero ed andassero via, ha consegnato loro tutto quello che aveva con sé, ovvero alcune centinaia di euro destinate al pagamento delle bollette. A quel punto i malviventi hanno trascinato le due donne all’interno della camera da letto, le hanno legate, poi hanno chiuso a chiave la porta della stanza e si sono dati alla fuga dopo essersi resi conto che non c’erano valori da razziare. Le urla delle vittime hanno richiamato l’attenzione dei vicini, che si sono precipitati verso l’abitazione ed hanno allertato i carabinieri. Insieme agli altri residenti, il portiere dello stabile ha bussato all’uscio più volte, chiedendo inutilmente di aprire ma ottenendo solo rifiuti. Nemmeno quando sono arrivati i carabinieri è stato possibile aprire la porta, tanto che si è pensato di chiamare un fabbro per scardinare la serratura. Il sospetto era che i banditi fossero ancora in casa e che stessero minacciando le due donne per costringerle a dire che non c’era nessun pericolo, che non c’era motivo di allertare le forze dell’ordine e che non era successo nulla di grave. Anche quando la signora si è affacciata al balcone, la sua ostinazione a non voler aprire la porta, in realtà causata dal timore di trovarsi di nuovo faccia a faccia con i rapinatori, aveva fatto credere che i malviventi si fossero asserragliati nell’appartamento in attesa che polizia e carabinieri si allontanassero. Credendo che fosse in atto un sequestro, carabinieri e polizia hanno circondato il parco residenziale per evitare la fuga dei banditi. Oltre alle volanti, per le ricerche è stato impiegato anche un elicottero. La situazione si è chiarita solo più tardi, quando sul posto è arrivato il padre della ragazza e marito della donna, Giudice di Pace a Portici. Grazie alle chiavi di casa, le forze dell’ordine sono riuscite ad entrare nell’abitazione, dove le donne si erano intanto slegate ma erano ancora prigioniere nella camera da letto. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Scientifica, che si sono occupati dei rilievi del caso ed hanno setacciato l’appartamento alla ricerca di tracce che potessero far risalire all’identità degli autori del raid. Le indagini, al momento allo stato embrionale, non escludono che l’episodio possa essere stato un “avvertimento” nei confronti del capofamiglia. Ipotesi avvalorata anche da una ricostruzione che vuole che uno dei malviventi, prima di scappare abbia urlato: «Questo è per la condanna di uno dei nostri. Ma la polizia, alla luce di questo aspetto, sospetta anche un errore di persona, perché il fratello del padrone di casa è un avvocato penalista. Sull’accaduto indagano i Carabinieri e gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli. (Fonte:Nico Falco – Il Mattino)



