Scomparso Don Andrea Gallo: i funerali sabato prossimo a Genova

dongallo
“La scomparsa di don Andrea Gallo ci coglie attoniti e tristi. Con don Andrea non scompare solo un prete di trincea, ma il segno di una umanità vasta che travalica qualsiasi confine.
Rappresentante di una chiesa dei poveri e degli ultimi le sue scelte guardavano sempre all’umano: era così quando si trattava di andare in soccorso a migranti, regolari e non, che chiedevano ospitalità presso la sua comunità, o quando si trattava di scendere in piazza al fianco dei giovani”. E’ quanto si legge in una nota dei parlamentari della Sel, il senatore Giovanni Barozzino e il deputato Antonio Placido.
Saluto di don Ciotti a don Gallo

“Negli ultimi anni lo avevamo visto impegnato al fianco delle comunità locali in difesa di territori in balìa di multinazionali predatrici e al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a cui si tenta quotidianamente di ledere diritti e tutele.
Ed è attraverso la testimonianza della sua vita e delle sue lotte che vogliamo ricordarlo”.(fonte:basilicata.net)

“I funerali di don Andrea Gallo saranno celebrati sabato prossimo, alle 11.30, nella chiesa del Carmine, dall’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco. Lo ha reso noto il portavoce della Comunità di San Benedetto al Porto, Domenico Chionetti.

Don Andrea Gallo, detto ‘il prete di strada’, il ‘sacerdote degli ultimi’, il ‘prete scomodo’ o semplicemente ‘Andrea’ è morto a 84 anni, nella sua comunità di San Benedetto al Porto. Casa che per la prima volta nella sua storia non ha accolto poveri e persone in difficoltà, per un momento di quiete, considerate le condizioni disperate di don Gallo. Il sacerdote è stato ricordato con affetto da tutta Italia, dalla politica al mondo del sociale, dalle associazione gay fino ai No Tav. “Ho appreso con tristezza e rammarico – ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio alla Comunità – la notizia della scomparsa di Don Gallo, sacerdote amato per la sua forza spirituale e il suo impegno sui temi della povertà, dell’emarginazione e dell’esclusione sociale. Con sentimenti di sincera partecipazione, esprimo ai familiari, alla comunità di San Benedetto al Porto, alla diocesi e alla città di Genova, il mio sentito cordoglio”. “Perdiamo una voce indipendente e preziosa – ha detto il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge – un uomo che con il suo operato ha sempre messo al centro le persone insegnando con azioni dirette, che non esistono emarginati o ultimi ma che la nostra società deve fondarsi sul coraggio delle parole e sull’ascolto reciproco”. Don Gallo nasce a Genova il 18 luglio 1928.

Da subito risente del fascino della figura di don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno ‘con’ i poveri, gli emarginati, gli ultimi per sviluppare un metodo educativo lontano da ogni forma di coercizione. Inizia il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici. Nel 1953 viene mandato in missione a san Paolo (Brasile): lì la dittatura lo costringe a ritornare in Italia l’anno dopo dove prosegue gli studi e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. Un anno dopo viene nominato cappellano alla scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori: in questa esperienza cerca di sostituire ai metodi meramente repressivi una impostazione educativa diversa fatta di fiducia e libertà. Nonostante l’entusiasmo dei ragazzi i superiori salesiani, dopo tre anni, lo rimuovono dall’incarico e nel ’64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Viene inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere: due mesi dopo viene destinato come viceparroco alla chiesa del Carmine dove rimarra’ fino al 1970, anno in cui verrà ‘trasferito’ per ordine del cardinale Siri. La predicazione di Andrea irritava una parte di fedeli e preoccupava i teologi della Curia perché, si diceva, i suoi contenuti “non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti”.

Un’aggravante, per la Curia è che Andrea non si limita a predicare dal pulpito, ma pretende di praticare ciò che dice e invita i fedeli a fare altrettanto: la parrocchia diventa un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà per i più poveri, per gli emarginati che trovano un fondamentale punto di ascolto. Per la sua chiara collocazione politica, la parrocchia diventa un punto di riferimento per molti militanti della nuova sinistra, cristiani e non, ma ne provoca l’allontanamento dalla parrocchia. Un provvedimento che porterà la gente a scendere in piazza per il prete ‘comunista’. “La cosa più importante, diceva, che tutti noi dobbiamo sempre fare nostra è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola: i poveri – disse don Andrea Gallo – cioé la gente che non conta mai, quella che si può bistrattare. Ecco, per questo dobbiamo continuare a lavorare”. In questa sua lotta, in questo suo lavoro don Gallo coinvolge gli amici di sempre: De André, Paoli, Lauzi, Piero Pelù alcuni artisti nati a Genova e lanciati sui palcoscenici internazionali. Scrittore, teologo, cantante (ha preso parte all’ultimo disco dei Cisco, ex Modena City Ramblers), sostenitore dei diritti degli omosessuali e dei transgender, promotore della liceità delle droghe leggere (nel 2006 fuma uno spinello in Comune a Genova), don Andrea era sostanzialmente anarchico, scomodo per la Chiesa, leader spirituale e politico di giovani e meno giovani. Si schiera con i giovani durante il G8 e con il movimento No Tav. Alla morte di Hugo Chavez celebra per lui una messa. Nell’ultimo tweet, alcuni giorni fa, scrive: “Sogno una chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”. Quando nel 1975 insieme a un piccolo gruppo fa nascere la comunità di S. Benedetto al Porto compie il suo ‘miracolo’ e crea esattamente quello che voleva: la casa degli ultimi. (fonte:ANSA).

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