Situazione degli Uffici dei Giudici di Pace da sopprimere o…conservare

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Pubblichiamo un terzo elenco di situazioni degli uffici dei giudici di pace di tutta Italia in merito alla soppressione o meno degli stessi uffici alla luce della vigente legislazione

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1-37)L’eco della protesta dei territori per il mantenimento degli uffici dei giudici di pace non è mai arrivato all’’orecchio’ della Regione. Lo ha precisato questa mattina in Assemblea legislativa il sottosegretario nella risposta a un question time presentato dal capogruppo leghista . ha sottolineato: “Non risulta che nessun ente locale abbia ventilato la proposta di richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace sul proprio territorio, neppure con il contributo della Regione”.

“Siamo stupiti – replica -. Da un lato sappiamo di Comuni, come Sassuolo, che hanno guidato la rivolta contro l’insensata soppressione degli uffici dei giudici di pace, che costringerà l’utenza a percorrere anche decine di chilometri per raggiungere i capoluoghi, dall’altro dobbiamo ammettere che tanti sindaci hanno sottovalutato il problema, liquidandolo con un’alzata di spalle, dando quindi alibi alla Regione di giocare allo scaricabarile. A questi sindaci suoniamo la sveglia. E la Regione non si nasconda dietro un dito, dal momento che il primo coordinamento – su un tema che interessa l’intero perimetro emiliano romagnolo – era e rimane suo compito”. __________________________
TORRE DEL GRECO –
2-37)La squadra di governo cittadino targata Gennaro Malinconico «salva» la sede del giudice di pace di Torre del Greco dal rischio-chiusura. Arriva direttamente dalla stanza dei bottoni di palazzo Baronale la notizia destinata a fare tirare un sospiro di sollievo ai colleghi dell’avvocato penalista con la fascia da sindaco: l’amministrazione comunale ha, infatti, deciso di mantenere in vita l’ufficio di viale Cristoforo Colombo finito nel mirino del governo nell’ambito della razionalizzazione delle spese per le circoscrizioni giudiziarie del territorio. Una spending review che – secondo il piano originario – prevedeva l’accorpamento della sede del giudice di pace di Torre del Greco al tribunale di Torre Annunziata: un addio definitivo a un punto di riferimento per centinaia di legali della città del corallo sventato attraverso un provvedimento con cui l’ente di palazzo Baronale si impegna a coprire integralmente i costi per il funzionamento dell’ufficio e per gli stipendi del personale amministrativo.

«E’ interesse preminente dell’amministrazione comunale – si legge nel documento presentato da Gennaro Malinconico all’attenzione dell’esecutivo cittadino – garantire il mantenimento della sede del giudice di pace, perché presidio di giustizia sul territorio nonché fondamentale per la vita economica e sociale dei cittadini e delle imprese: la soppressione dell’ufficio, dettata unicamente da esigenze di risparmio delle risorse finanziarie, costituirebbe un notevole danno per Torre del Greco». Di qui, la decisione di mettere mano alle casse pubbliche per evitare di perdere un importante presidio di legalità: «Attualmente la sede del giudice di pace – prosegue il primo cittadino – si trova in un immobile di proprietà del Comune che già normalmente assume la specifica funzione e già ci sono stanziamenti apposti in bilancio per le spese di utenze, pulizia, attrezzature, manutenzioni e riparazioni: il mantenimento dell’ufficio non comporta ulteriori oneri aggiuntivi rispetto ai costi sostenuti fino a oggi e, comunque, le spese si possono fare ascendere a 42.601,54 euro sulla valutazione del prospetto del 2012». Una somma giudicata «congrua» a fronte del rischio di perdere l’ennesimo servizio per i cittadini e gli operatori del settore. Non solo: l’amministrazione comunale targata Gennaro Malinconico si impegna, altresì, a mettere a disposizione sei lavoratori dell’ente di palazzo Baronale da utilizzare come personale amministrativo. «Così – conclude il sindaco – nessun onere andrà a gravare sul bilancio del ministero della giustizia né vi sarà alcuna possibilità di stabilizzazione e/o assunzione nei relativi ruoli». E Torre del Greco potrà conservare la sede del giudice di pace messa in pericolo dai tagli alla giustizia decisi dal governo.
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3-37)Il Comune di Martina Franca, con delibera di giunta comunale assunta in data odierna, ha confermato la volontà di mantenere in esercizio il locale Ufficio del Giudice di Pace.

La decisione, giunta a seguito di ampio confronto fra le forze di maggioranza, è maturata nella consapevolezza della prevalenza della tutela degli interessi dei cittadini, delle imprese e degli operatori di giustizia rispetto alle pur condivisibili preoccupazioni riguardanti la deprecabile scelta del governo nazionale di scaricare sulle spalle dei comuni, anche in questa materia essenziale, gran parte gli oneri economici per il mantenimento in esercizio delle funzioni giudiziarie nelle sedi periferiche (in pratica rimane a carico del ministero solo la formazione iniziale del personale di cancelleria ed il compenso dei Giudici assegnati alla sede).

Sulla scorta di tali considerazioni e pur a fronte delle difficoltà crescenti imposte agli enti locali dal taglio drastico dei trasferimenti centrali si è ritenuto, così come già fatto qualche giorno addietro anche per il Tribunale, che la dinamicità del tessuto economico e sociale di questo territorio non meritasse di essere penalizzata, peraltro in un momento particolarmente difficile, dalla scomparsa degli uffici giudiziari che, tra tante criticità, assicurano quotidianamente il servizio giustizia.

Si tratta di una decisione ponderata giunta all’esito di una valutazione che ha messo in luce le positività e le criticità della scelta anche alla luce del fatto che il mantenimento comporterà un ulteriore sacrificio per le casse del comune il quale dovrà, pur nel blocco quasi totale delle assunzioni, assicurare il personale necessario (stimato in tre figure) da individuarsi all’interno dell’attuale dotazione organica.

Rimane ferma l’intenzione della maggioranza di adottare ulteriori atti finalizzati al miglioramento delle condizioni ambientali nelle quali si esercita l’attività giudiziaria minore coniugando questa scelta con le necessarie esigenze di riduzione della spesa complessiva annuale.

Dopo la conferma del Giudice di Pace, la quale non richiede vaglio ministeriale, ora si attende la decisione del Ministero della Giustizia riguardo al mantenimento degli uffici del Tribunale.
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4-37)È stata approvata l’istanza di mantenimento della sede del giudice di pace di Troina. La giunta, infatti, ha deliberato con effetto immeditato, il mantenimento dell’ufficio del giudice di pace, che viceversa, sarebbe stato soppresso, costringendo la gente ad arrivare fino a Nicosia, per tutte quelle cause civili e penali per le quali la legge attribuisce al giudice di pace la competenza.
“Gli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, possono chiedere il mantenimento degli uffici, si legge sulla delibera, con competenza sui rispettivi territori, di cui è proposta la soppressione, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi”.
Il comune di Troina, quindi, si impegna ad assumersi gli oneri economici, facendosi carico di tutte le spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia, di coprire con personale dell’ente locale la pianta organica della sede, esclusa la figura del giudice onorario di competenza ministeriale, e ad individuare il personale da mettere a disposizione.
“In questi cinque anni, commenta il sindaco, Salvatore Costantino, ho cercato di cancellare quell’abitudine consolidata che ha permesso di portare via da Troina tanti servizi. Ho lottato e ho vinto, affinché non togliessero il servizio della guardia medica, quello dell’ufficio di collocamento e oggi, quello del giudice di pace”.
Un’importante traguardo per i cittadini, che non dovranno viaggiare, ma potranno continuare ad avvalersi della sede del giudice di pace a Troina.
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5-37)ALGHERO. Come nel resto d’Italia anche i Comuni della Sardegna si trovano in questi giorni a fare i conti con la ridefinizione della geografia giudiziaria. E si attrezzano per resistere ai drastici tagli. In provincia di Sassari alcuni centri hanno deciso di creare un consorzio sui generis che permetta loro di sostenere le spese necessarie al mantenimento del servizio del giudice di pace. Altri hanno invece scelto di provvedere da soli. Tuttavia – con la sola eccezione di Sorso e Nulvi – la maggior parte dei Comuni non vuole proprio saperne di rinunciare a quel presidio. E per scongiurarne la chiusura prevista dal decreto legge 156 del 2012, entro il 30 aprile scorso hanno inviato al ministero della Giustizia, al presidente del tribunale di Sassari e al presidente della Corte d’appello un’istanza di mantenimento degli uffici.

Ad Alghero l’amministrazione comunale di centrosinistra, anche dopo una forte sollecitazione da parte dell’opposizione, ha dichiarato che si farà carico integralmente delle spese di funzionamento e di erogazione dei servizi e del personale amministrativo. «L’ufficio del giudice di pace è di rilevanza strategica per la nostra comunità e per il territorio circostante – spiega il sindaco Stefano Lubrano – e per evitarne lo smantellamento abbiamo messo in atto tutte le azioni possibili, nel pieno rispetto della volontà espressa dal consiglio comunale con un ordine del giorno unitario». Oltre a formalizzare la domanda al ministero della Giustizia, l’amministrazione catalana ha voluto percorrere anche una strada parallela e alternativa: il Comune, sempre secondo quanto previsto dalla legge, ha chiesto infatti l’istituzione in città di una sezione distaccata dell’ufficio giudiziario. Come dire: almeno una delle due soluzioni prospettate sarà sicuramente accolta.

Anche a Porto Torres l’idea è quella di tenersi stretta la sede. Tanto che il Comune ha deliberato che affronterà tutte le spese di gestione, anzi pare che siano stati identificati persino i nuovi uffici, precisamente nelle stanze della polizia municipale.

Più complesso il discorso per gli altri centri dell’interno. Ozieri, Pozzomaggiore, Thiesi e Bonorva hanno trovato un’altra via d’uscita soddisfacente riuscendo peraltro a coinvolgere nell’iniziativa anche altri diciassette paesi dislocati in un territorio piuttosto ampio. Dagli incontri tra i vari sindaci sarebbe infatti emersa una soluzione di questo tipo: i costi per il mantenimento del giudice di pace saranno sostenuti dai vari comuni e la sede principale sarà a Ozieri (dove l’amministrazione comunale è proprietaria dei locali), con la richiesta – che non necessariamente sarà accolta a Roma – che il ministero conceda al giudice di tenere le udienze con cadenza bisettimanale a Pozzomaggiore, Thiesi e Bonorva. Una sorta di giudice itinerante, per quanto di base nella città principale della vasta area.

A scegliere invece di andare per conto proprio (seppure con il contributo economico di Buddusò, Alà dei sardi e Padru) è stato il centro di Pattada, dove già da marzo il Comune ha deciso di affrontare tutte le spese del mantenimento in vita del servizio giudiziario. L’ufficio avrà sede nella residenza municipale e vi opererà personale amministrativo scelto all’interno dell’organico comunale, con una notevole riduzione dei costi rispetto alla situazione attuale. «Una sfida», la definiscono da quelle parti. Perché con questi chiari di luna i tagli potrebbero non finire qui.
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6-37)Premesso che l’Ufficio del Giudice di pace di Casalbordino, unitamente ai Giudici di pace di Gissi e Castiglione Messer Marino, sono stati soppressi ed assegnati al nuovo giudice di pace di Vasto (L’art. 3, comma 2, d. lgs n.156/2012, sopprime moltissimi presidi giudiziari sul territorio nazionale) il comune di Casalbordino con la giunta n.49 del 24 aprile scorso ha inteso mantenere il servizio con la presenza di tale figura professionale e giuridica.

Nell’assunzione dell’incarico, il comune, deve garantire gli oneri economici con il mantenimento del distretto giudiziario, assumersi gli impegni relativi alle spese, al funzionamento e erogazione del servizio giudiziario. La pianta organica, del personale amministrativo deve essere coperta con il personale dell’Ente locale appartenente a profili professionali equipollenti a quelli previsti per l’amministrazione giudiziaria.

“Siamo e saremo fortemente contrari alla soppressione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Casalbordino e per questo ci siamo attivati da tempo per il suo mantenimento” ha dichiarato il Sindaco Remo Bello. Il vicesindaco Vincenzo Cocchino aggiunge: “Si tratta infatti di un presidio di legalità per tutti i cittadini della neonata Unione dei Miracoli, (unione dei comuni di Casalbordino, Scerni, Pollutri e Villalfonsina) che altrimenti sarebbero costretti a gravi disagi, costringendo i cittadini a recarsi nel comune di Vasto per esercitare la tutela dei propri diritti in sede sia penale sia civile, comprese le frequenti opposizioni a sanzioni amministrative del codice della strada“.

La richiesta di mantenimento è stata inviata al Ministero di Giustizia nei tempi giusti, sicuramente, vista la copertura, il distretto dovrebbe continuare il servizio giudiziario.
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7-37)L’ennesima iniziativa dell’Anci nazionale per l’avvio di un tavolo Anci – Ministero della Giustizia sulla chiusura delle sedi distaccate dei tribunali e dei Giudici di Pace e quindi per contribuire a realizzare le condizioni per tenere aperte tali sedi giudiziarie, scaricando di fatto sui Comuni i problemi gestionali che ne discendono, va nella direzione indicata da tempo dal Consiglio Provinciale di Potenza per scongiurare la soppressione di una ventina di uffici di giudice di pace nella nostra regione”. E’ quanto sottolinea il consigliere provinciale di Potenza Vittorio Prinzi esprimendo “pieno sostegno all’azione attivata dall’Anci in quanto la Giustizia non e’ una funzione propria dei Comuni ed è compito dello Stato assicurarla con un servizio efficiente per i cittadini. Anche per quanto riguarda l’Ufficio del Giudice di Pace di Viggiano la soluzione del Ministero di Giustizia sarebbe quella che il Comune si debba fare carico di tutti i costi e magari qualcuno può pure pensare che, in caso di mancata ottemperanza al decreto ministeriale, la chiusura degli uffici dei giudici di pace è responsabilita’ dei Comuni. Questo sarebbe veramente intollerabile”.
Nel mettere in guardia sulla scadenza ravvicinata fissata al 29 aprile prossimo per l’attività dei Giudici di Pace che figurano a rischio nell’elenco del Ministero, Prinzi evidenzia “gli effetti fortemente penalizzanti che produrrebbe l’accorpamento di tutte le questioni di competenza del giudice di pace di ben nove uffici, tra l’altro di un’area così vasta che va dall’Alto Bradano alla Val d’Agri, alla sede unica di Potenza”.
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8-37)Cona e Chioggia salvano il giudice di pace (di Chioggia) ma Cavarzere perde il suo e dovrà aggregarsi. La scadenza del 29 aprile, imposta dal decreto sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ha fatto la sua prima vittima. Entro questa data, infatti, i comuni interessati a salvare i “propri” giudici di pace devono manifestare al ministero la disponibilità a pagare i costi del servizio.

Tali costi comprendono gestione e personale, eccetto il giudice stesso, unica figura che rimane a carico del ministero e vengono stimati in circa 120mila euro l’anno. Cavarzere e Cona avrebbero potuto unirsi per far fronte alla spesa per l’ufficio di Cavarzere, mentre Chioggia avrebbe potuto fare da sé. Invece, Chioggia e Cona hanno predisposto una convenzione per mantenere il servizio a Chioggia. «Ripartiremo i costi in base agli abitanti» dice Anna Berto, sindaco di Cona. Un criterio che minimizzerà l’esborso del suo Comune. E Cavarzere? «Non chiederemo entro il 29 aprile» dice il sindaco Henri Tommasi «di mantenere il giudice di pace nel nostro comune. Avremmo voluto farlo, ma il costo non è compatibile col nostro bilancio. Lo Stato prima ci taglia le risorse e poi ci chiede di garantire i servizi: è chiaro che, ad un certo punto, si raggiunge il limite. E noi lo abbiamo raggiunto». L’unica scelta sembra essere aderire alla convenzione con Chioggia e Cona. «La scadenza del 29 era per tenere aperti gli uffici esistenti. Per la convenzione non c’è limite di tempo: vedremo dopo il bilancio di previsione».
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9-37)Resta a Vieste l’Ufficio del Giudice di Pace

La Giunta comunale ha approvato una delibera, la n. 53 del 29.04.2013, con la quale ribadisce il mantenimento a Vieste dell’Ufficio del Giudice di pace, come, tra l’altro, sollecitato dal Consiglio comunale con proprie deliberazioni.
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10-37)Nuova battaglia per evitare la chiusura del Tribunale di Vasto e di altri 30 palazzi di giustizia italiani. Contro la riforma della geografia giudiziaria, che dispone l’accorpamento delle piccole sedi a quelle dei capoluoghi di provincia, gli avvocati torneranno a incrociare le braccia: sciopero il 29 e 30 maggio, che comporterà l’astensione dalle udienze e, di conseguenza, il rinvio di molti processi civili e penali.

“L’iniziativa ci è stata comunicata proprio oggi dall’Oua, organismo unitario dell’avvocatura”, ha detto ieri Vittorio Melone, segretario dell’Ordine forense di Vasto. “E’ in programma una manifestazione a Roma per protestare contro la soppressione delle sedi giudiziarie subprovinciali. Ma attendiamo con fiducia la sentenza della Corte costituzionale. Il fatto che i giudici della Consulta abbiamo anticipato al 2 e al 3 di luglio il giudizio di legittimità costituzionale sulla riforma Severino ci fa ben sperare”.

L’Abruzzo, a causa del terremoto del 2009 e dell’inadeguatezza dei palazzi di giustizia di Chieti e L’Aquila, ha ottenuto una proproga fino a settembre 2015, fermo restando che le sedi accorpanti potranno fara rimanere aperti i piccoli Tribunali per altri cinque anni, se questo è necessario a smaltire i processi pendenti. Ma è chiaro che la partita per la salvezza dei piccoli palazzi di giustizia si gioca da qui a luglio. A rischio sono 31 Tribunali, altrettante Procure della Repubblica, 220 sezioni distaccate e 646 uffici del giudice di pace.

Il giudizio di costituzionalità – La Corte costituzionale è il giudice delle leggi. Non giudica le persone, ma le leggi. Nessuna legge può esistere, se è in contrasto con la Costituzione. In caso di contrasto, la Costituzione vince, la legge perde e viene eliminata, totalmente o parzialmente, con una sentenza della Corte costituzionale.
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11-37)Il caso sollevato dal comitato degli avvocati del comprensorio di Sora ha portato i suoi frutti. Il Comune di Sora ha fatto proprie le istanze di tutti gli avvocati del sorano che, attraverso il comitato, hanno svolto un accurato lavoro d’equipe, in sincronia con l’Ente, al fine di ritardare quanto più possibile la chiusura delle attività giudiziarie del Foro di Sora, in attesa che la Consulta si pronunci sulle sollevate eccezioni di incostituzionalità della legge.

Ed ecco che un primo risultato è stato ottenuto. Il Tar di Latina, infatti, in data odierna, ha sospeso, con decreto monocratico n. 154/2013, l’efficacia dei provvedimenti del Presidente del Tribunale di Cassino con cui stabiliva la chiusura anticipata della Sezione di Sora. Quella della soppressione delle sezioni staccate dei Tribunali -si ribadisce- è un taglio lineare senza senso che contribuirà ad accumulare ulteriori lungaggini e ritardi nelle sedi centrali dei Tribunali accorpanti oltre che un dispendio insensato di costi aggiuntivi.

Gli Avvocati di Sora e del suo comprensorio non ci stanno. Il neo comitato ha valutato tutte le azioni necessarie per rallentare la dichiarata fine del Tribunale di Sora ed ora può rallegrarsi nel risultato positivo ottenuto con il ricorso “pilota” presentato dal Comune di Sora, la cui udienza è ora fissata al 6 giugno, cui stanno per seguire altre azioni giudiziarie immanenti. Gli avvocati ne hanno fatto una questione di dignità oltre che di tutela della prestigiosa e vetusta Istituzione giudiziaria , la cui presenza onora l’intero territorio.

La ns. Sede Giudiziaria, infatti, di modeste dimensioni ma preziosa, ha tutto il diritto di essere difesa, in attesa che si chiarisca il senso e la legittimità della riforma in atto. Il consiglio forense di Cassino, a cui gli Avvocati di questo Mandamento di Sora sono parsi a volte “apatici” ed a volte “diffusori di fumo”, ha ancora tutto da dimostrare nei fatti, soprattutto il fermo convincimento che, al 13.09.2013, ci potrà essere a Cassino un Tribunale in grado di dare risposte e servizi efficienti ad un’utenza maggiorata del carico proveniente dalle Sezioni di Sora e Gaeta ed in ultimo – di lì a poco – anche dai Giudici di Pace soppressi nell’ambito del Circondario. Ai colleghi ed illustri rappresentanti del consiglio, da cui ci si aspetta vera solidarietà, si rivolge appello di incoraggiamento, chiedendo loro, nel contempo, maggiore rispetto nella certezza che il tempo sarà galantuomo. Ritenendo che la mediazione ed il buon senso, in casi del genere, aiutino più delle inutili e gratuite intemperanze.

Di fatto gli avvocati del Sorano hanno già incassato la solidarietà delle associazioni dei commercianti, preoccupati delle ricadute economiche su un territorio già martoriato che, dopo la paventata chiusura del Tribunale, vedrebbe soppressi la Tenenza della Guardia di Finanza, L’agenzia delle Entrate ed il Commissariato di Pubblica Sicurezza, nonché ci sarà il ridimensionamento del Comando dei Carabinieri.

Il Comitato degli Avvocati della Sezione Distaccata di Sora, che sinora ha preferito lavorare in silenzio, è pronto, dunque, a fare “chiasso”, senza mai però perdere il decoro personale ed il rispetto del prossimo, in particolare dei colleghi Avvocati. Ci si rammarica del fatto che, su altri fronti, ci si agiti eccessivamente senza alcuna valida ed apparente ragione.
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12-37)Città di Castello non perderà il Giudice di pace: la Giunta comunale ha formalizzato al Ministero la richiesta di mantenere questa giurisdizione in base a quanto prevede la legge e “lo ha fatto” commenta a margine della decisione il sindaco tifernate Luciano Bacchetta “perché la soppressione della sezione distaccata del Tribunale ha determinato un pregiudizio percepibile quotidianamente sia dalle imprese che dai cittadini”.

“L’amministrazione comunale a suo tempo aveva assunto l’impegno di conservare la funzionalità e l’efficienza dei servizi giudiziari laddove i tagli della riforma hanno avessero lasciato una discrezionalità agli enti locali, come nel caso del Giudice di pace, magistratura onoraria che tuttavia ha acquisito un ruolo nel garantire certezze e tempi ragionevoli delle procedure. Conserveremo struttura e sede, assumendoci tutti gli oneri connessi al funzionamento e all’erogazione di un servizio fondamentale per la vita sociale ed economica del territorio. Sfumata l’ipotesi di creare uffici giudiziari con una valenza di vallata, riteniamo imprescindibile adoperarsi perché un servizio basilare dello Stato, come l’amministrazione della giustizia, mantenga a Città di Castello, baricentro di un’area vasta su cui convergono volumi di contenzioso consistenti, il suo presidio, stabile e operativo”.
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13-37)Gli uffici del Giudice di Pace resteranno a Pomigliano d’Arco, nell’attuale sede di via Miccoli, proprietà comunale e già sede dell’ex Pretura. Non si sposteranno dunque a Sant’Anastasia, come previsto dal dlgs n.156 di settembre 2012 che ne disponeva la soppressione. Il Comune di Pomigliano d’Arco (capofila) ha infatti stipulato un protocollo d’intesa con i Comuni di Casalnuovo di Napoli e Castello di Cisterna, inoltrando al Ministero di Giustizia un’istanza di mantenimento della sede, impegnandosi a sostenere congiuntamente, pro quota, le spese di utenza, pulizia e manutenzione ordinaria, garantendo inoltre il fabbisogno del personale.

Una possibilità colta al volo dal Comune di Pomigliano d’Arco d’intesa con Casalnuovo e Cisterna, offerta dalla nota del 28 marzo 2013 diramata dal Ministero che ha chiarito le modalità di mantenimento degli uffici con oneri a carico degli Enti Locali. Delibera di giunta comunale, firma dei sindaci sul Protocollo d’intesa e ripresentazione dell’istanza già formulata in maniera conforme alle istruzioni fornite dal Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Personale dei Servizi del Ministero della Giustizia. «Tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa sono stati approntati nei tempi richiesti – dice il sindaco di Pomigliano d’Arco, Lello Russo – gli uffici resteranno qui, noi abbiamo raccolto le istanze dei cittadini e quelle dell’Unione degli Avvocati di Mandamento, accollandoci gli oneri del caso e impegnandoci a provvedere al personale che coprirà i posti in pianta organica.

L’accorpamento presso la sede di Sant’Anastasia, così come era previsto, lontana dagli interessi e dalle necessità dei cittadini, sarebbe stata un gravissimo pregiudizio per i Comuni». Una volontà politica, ma anche una necessità, per non causare disagi né ai cittadini, né agli avvocati. «Gli uffici del giudice di pace sono e rimarranno un presidio di legalità sul territorio – dice il consigliere comunale Giuseppe Capone, avvocato – non potevamo consentire che si scippasse la sede agli utenti e agli operatori del diritto, creando di conseguenza disagi e difficoltà». Pomigliano d’Arco, Casalnuovo e Castello di Cisterna si faranno integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia, ciascuno nelle misure stabilite dal protocollo d’intesa: Pomigliano (40% – Capofila), Casalnuovo (40%), Castello di Cisterna (20%).
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14-37)Il ministero della Giustizia ha comunicato il ricevimento del Protocollo di intesa fra i 6 comuni del comprensorio partinicese per il mantenimento dell’ufficio de giudice di pace. Struttura destinata a essere tagliata per il piano di riduzione dei costi predisposto dal governo Monti.

Procede l’iter per il mantenimento del giudice di pace a Partinico. Il ministero della Giustizia ha comunicato il ricevimento ufficiale del protocollo di intesa sottoscritto la scorsa settimana fra i sei comuni del comprensorio partinicese (Partinico, Borgetto, Giardinello, Montelepre, Trappeto, Balestrate).

Si attende il decreto che stabilisca il passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova gestione. Il ministero affronterà solo le spese per il compenso dei magistrati onorari e per la formazione del personale, tutto il resto sarà a carico dei Comuni.

Adesso si attende soltanto il decreto attuativo da parte del ministero che dovrà illustrare le tappe che porteranno al passaggio di consegne tra la vecchia gestione ministeriale e la nuova gestione consortile tra i sei comuni interessati. A carico del ministero dovrebbe restare soltanto il compenso per i magistrati onorari e la formazione del personale comunale.

Il Comune di Partinico fornirà invece la sede, affronterà le spese per l’energia elettrica e metterà a disposizione il personale per la pulizia della struttura. Gli altri 5 comuni si suddivideranno in maniera proporzionale le spese telefoniche e di cancelleria (26% Borgetto, 11 % Giardinello, 25% Montelepre, 13% Trappeto) inoltre forniranno 4 figure di personale specifico (1 funzionario giudiziario, un cancelliere, un assistente giudiziario ed un operatore giudiziario).

“Il percorso per il mantenimento del Giudice di Pace a Partinico sta proseguendo con successo- sottolinea il sindaco di Partinico, Salvo Lo Biundo. – Monitoriamo ogni passaggio con grande impegno. Da più di un anno lavoriamo assieme agli altri 5 comuni interessati per predisporre tutti gli atti necessari a mantenere a Partinico un grande presidio di legalità. Assieme agli altri comuni abbiamo raggiunto un accordo che ripartisce le risorse su base proporzionale- conclude il sindaco. Aspettiamo soltanto che il Ministero comunichi attraverso un decreto i passaggi esecutivi per disciplinare la nuova gestione”.
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15-37)“L’ennesima iniziativa dell’Anci Nazionale per l’avvio di un tavolo ANCI-Ministero della Giustizia sul problema che riguarda la chiusura delle sedi distaccate dei tribunali e dei Giudici di Pace e quindi per contribuire a realizzare le condizioni per tenere aperte tali sedi giudiziarie, scaricando di fatto sui Comuni i problemi gestionali che ne discendono, va nella direzione indicata da tempo dal Consiglio Provinciale di Potenza per scongiurare la soppressione di una ventina di uffici di giudice di pace nella nostra regione”. E’ quanto sottolinea il consigliere provinciale di Potenza Vittorio Prinzi esprimendo “pieno sostegno all’azione attivata dall’Anci in quanto la Giustizia non e’ una funzione propria dei Comuni ed è compito dello Stato assicurarla con un servizio efficiente per i cittadini. Anche per quanto riguarda l’Ufficio del Giudice di Pace di Viggiano la soluzione del Ministero di Giustizia sarebbe quella che il Comune si debba fare carico di tutti i costi e magari qualcuno può pure pensare che, in caso di mancata ottemperanza al decreto ministeriale, la chiusura degli uffici dei giudici di pace è responsabilita’ dei Comuni. Questo sarebbe veramente intollerabile”.
Nel mettere in guardia sulla scadenza ravvicinata fissata al 29 aprile prossimo per l’attività dei Giudici di Pace che figurano a rischio nell’elenco del Ministero, il consigliere provinciale evidenzia “gli effetti fortemente penalizzanti che produrrebbe l’accorpamento di tutte le questioni di competenza del giudice di pace di ben nove uffici, tra l’altro di un’area così vasta che va dall’Alto Bradano alla Val d’Agri, alla sede unica di Potenza. Ad esempio, chiudere le sedi di Viaggiano e Marsiconuovo – aggiunge Prinzi –comporta una giustizia negata per migliaia di cittadini che non tiene minimamente conto delle specificità del nostro territorio, delle distanze notevoli di molti uffici periferici dal capoluogo, della insufficienza di una struttura adeguata a ricevere carichi di lavoro che riguardano l’intera provincia. Non c’è altra soluzione che quella di farci carico come autonomie locali anche dei servizi di giustizia essenziali per i cittadini”.
Nel sottolineare che “l’ufficio del giudice di pace è competente a giudicare controversie civili e penali che, anche se di valore limitato, misurano il livello di giustizia nel nostro Paese”, il consigliere afferma che “a vent’anni dalla legge di istituzione (la 374/91) lo spostamento di tutte le questioni di competenza del giudice di pace alla sede di Potenza costituirebbe giustizia negata per migliaia di cittadini. Una situazione aggravata dal rischio, non ancora superato, della soppressione anche dei nostri Tribunali cosiddetti di periferia, o mini-tribunali come è definito quello di Melfi per il quale è scattata una provvidenziale proroga. Ritengo perciò utile un vertice istituzionale – conclude Prinzi – per verificare la fattibilità della strada perseguita in altre parti del Paese: i Comuni e gli enti locali attualmente sede di uffici di giudici di pace potranno evitare la soppressione delle sedi facendosi carico, anche in forma associata, delle spese di funzionamento e di attività, compresa la messa a disposizione del personale amministrativo necessario alla gestione dell’ufficio. Dunque il tempo sta per scadere, secondo le disposizioni contenute nel dlgs n.156/2012 del Ministero e ottenere comunque una proroga mi pare un obiettivo prioritario”.

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16-37)Non si salveranno che circa 150 uffici dei giudici di pace, forse anche di meno; secondo le associazioni dei giudici di pace non si andrà molto oltre i 130. Ieri è scaduto il termine entro il quale i comuni potevano chiedere al ministero della Giustizia di evitare la soppressone della loro sede del giudice di pace. Hanno avuto 60 giorni di tempo, i comuni, per decidere se avvalersi di questa opzione, se fare o meno questa operazione di salvataggio, e le domande arrivate al ministero sarebbero davvero poche, soltanto perché agli enti locali il governo Monti e l’ormai ex ministro Severino hanno chiesto di assumersi quasi tutto l’impegno economico del servizio, anche consorziandosi, ad eccezione del compenso destinato al giudice stesso. E i comuni, con le casse già vuote, si sono rassegnati al peggio.
Erano 846 gli uffici del giudice di pace in tutta Italia. Ma le spese della giustizia andavano tagliate e così, oltre alla riduzione degli uffici giudiziari (quelli di primo grado scesi da 1.398 a 449), oltre alla soppressione di 31 Tribunali con relative Procure e l’eliminazione di 220 sezioni distaccate, si è deciso appunto per la cancellazione di 667 uffici del giudice di pace. Quando avverrà tutto questo? Il riordino della geografia giudiziaria previsto dalla legge 148 del 2011 dovrebbe essere operativo dal 13 settembre ma il ministero sembra già in ritardo e quindi la data potrebbe slittare.
Gli uffici dei giudici di pace da sopprimere dovevano essere 674, poi con il decreto legislativo 156 del 2012 il governo ha deciso di mantenere sette uffici su sette isole, Ischia, Capri, Procida, Lipari, Elba, La Maddalena e Pantelleria. I 667 non sono saranno cancellati tout court, il ministro Severino ha lanciato a tutti i comuni una ciambella di salvataggio, anche se le condizioni sono pesantissime. Lo disse subito, a gennaio, l’Associazione comuni italiani (Anci) presieduta da Graziano Delrio, che adesso è nel governo Letta come ministro per gli Affari regionali. Delrio chiese un «incontro urgente per trovare insieme possibili risposte alla delicata situazione dei Comuni interessati dalla nuova organizzazione degli uffici giudiziari».
Perché non di soli giudici di pace è fatta la questione. C’è tutta la parte degli accorpamenti, come detto, che già pesa parecchio sulle casse dei sindaci. I Comuni «anticipano» allo Stato i soldi delle spese amministrative dei normali servizi giudiziari e spesso il governo resta debitore degli enti locali per svariati milioni di euro. Per fare un esempio, nel 2012 il Comune di Pavia ha speso 1 milione, 187 mila 865 euro per le spese dei tribunali (bollette, sedi, personale amministrativo, non togato) ma avrà solo 296 mila 966 euro di contributo a titolo di «rimborso»: mancheranno all’appello oltre 890 mila euro. In analoga situazione sono tutti gli altri enti locali.
Come pretendere che i Comuni adesso si facciano carico completamente, senza rimborso alcuno, pure minimo, degli uffici dei giudici di pace? «La cosa è addirittura imbarazzante — protestò fin da subito il sindaco di Udine Furio Honsell — la Giustizia è una competenza esclusivamente statale. Chiedere ai Comuni di farsi carico dei suoi costi è cosa inammissibile. Inoltre, l’accorpamento di tutte le sedi staccate del Tribunale e della Procura a Udine, tra spese di locazione e spese di funzionamento, comporterà un aumento di spesa di circa il 50 per rispetto al costo attuale». Quello che accade a Udine ovviamente si ripeterà per tutti i comuni nei quali saranno accorpate le sedi distaccate e confluiranno gli uffici del giudice di pace.

Adesso spetterà al ministero della Giustizia e al nuovo ministero Cancellieri compilare entro 12 mesi la lista definitiva degli uffici soppressi e di quelli che resteranno in vita ma a carico dei Comuni.
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17-37)“Nei tagli degli uffici giudiziari di cui alle norme della “spending review” è compresa anche la storica Pretura di Ginosa, la prima della Provincia di Taranto, in cui hanno amministrato giustizia anche Magistrati destinati a successivi, prestigiosissimi incarichi, oggi Sezione distaccata del Tribunale di Taranto ed ufficio del Giudice di Pace.

Il Comune di Ginosa l’ha salvata facendosi carico, com’è consentito, integralmente delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio, personale compreso, con ciò garantendo la prosecuzione in loco di un Ufficio di grande rilevanza sociale e civile, a favore dei cittadini, degli operatori del sistema-Giustizia anche dei Comuni limitrofi ad esso interessati.

Credo che tale decisione, di cui bisogna rendere merito anche all’immediata disponibilità del Presidente del Tribunale di Taranto dott. Morelli, meriti piena condivisione ed un plauso sincero”. A riferirlo il consigliere regionale del PDL Pietro Lospinuso. –
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18-37)Proseguono gli sforzi dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord per mantenere sul territorio l’Ufficio del Giudice di Pace. La questione è stata risollevata nel corso dell’ultima seduta del Consiglio dell’Unione, quando il Consigliere Alberto Bergamini della Lista Civica “I Mirandolesi” ha presentato il suo ordine del giorno avente ad oggetto il Giudice di Pace. “Il trasferimento a Modena di questoufficio, avvenuto a causa dei terremoti del maggio 2012, ha reso difficile e precario il servizio e ciò indipendentemente dalla volontà e dall’impegno degli operatori coinvolti, con gravi ripercussioni sui nostri cittadini – ha dichiarato Bergamini – Se il servizio fosse stabilito definitivamente a Modena, qui in zona avremmo un enorme aggravio dei costi. Vogliamo fare il possibile per evitare tutto questo. Proveremo a chiedere alla Camera di Commercio ed alla Regione Emilia Romagna se è possibile avere contributi per non dover rinunciare al servizio in zona”. In risposta è intervenuto il Presidente Ucman Alberto Silvestri, che ha applaudito all’iniziativa, ma con un appunto: “Riguardo all’Ufficio del Giudice di Pace cercheremo una soluzione che sia funzionale ai bisogni dei cittadini. Tenteremo di farci sentire di più dalla Camera di Commercio e da altre istituzioni. Ma bisogna che alla fine in questo paese le funzioni siano date in carico a chi se le può permettere. Non si può più pretendere che gli enti locali chiedano soccorso per servizi che non sono di sua competenza. Negli ultimi anni abbiamo subito tagli in modo indiscriminato senza che nessuno ne traesse beneficio”.

L’argomento presentato da “I Mirandolesi” è stato approvato con voto unanime.

Respinto invece l’argomento presentato dal Capogruppo Lega Nord Padania Fulvio Testi avente ad oggetto la ripubblicizzazione del sistema integrato dell’acqua.

L’argomento successivo, presentato anch’esso da Fulvio Testi, riguardava il sostegno alla necessità di azzerare i flussi migratori per l’anno 2013. “Viviamo un periodo di forte crisi – ha detto Testi – il lavoro manca ed accogliendo altri immigrati andremmo ad ingrossare le fila dei disoccupati”. Intervenuto anche Antonio Platis del Pdl: “La situazione è ancora più grave se alla crisi del lavoro aggiungiamo i problemi legati al terremoto. Se guardiamo i dati ci accorgiamo che gli aiuti sociali vanno a persone nei moduli abitativi che non hanno un lavoro e quindi non hanno un reddito”. A queste argomentazioni ha risposto di Filippo Viaggi, Vicecapogruppo del PD: “Non riteniamo che la limitazione dei flussi migratori possa risolvere la crisi economica. Siamo per il rispetto delle regole: chi è in regola è il benvenuto nel nostro paese, gli altri non sono ammessi. Ma innalzare muri non ci sembra opportuno: l’ultimo è caduto nel 1989″. Ha preso la parola anche Fabio Degiuli Capogruppo di Sinistra per l’Unità: “I dati ci dicono che i lavori più pesanti nelle fabbriche e nei campi sono svolti da extracomunitari. Se impediremo l’accesso agli stranieri mi chiedo chi svolgerà queste attività tra 10 o 20 anni e come faremo a mandare avanti i settori di industria ed agricoltura”.

L’argomento è stato respinto per voti contrari di PD, Lista Civica Ferioli Sindaco e Sinistra per l’Unità e voti favorevoli di Pdl, Lega Nord ed Italia dei Valori.

La prossima Seduta del Consiglio dell’Unione avrà luogo alle ore 20.30 di mercoledì 15 maggio.

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19-37)Guidonia Montecelio, Rubeis: “Lavoriamo per portare l’ufficio del Giudice di Pace”
Nei giorni scorsi, nel corso di un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Tivoli, il sindaco di Guidonia Montecelio Eligio Rubeis è intervenuto sulla possibilità di trasferire l’ufficio del Giudice di Pace dal comune di Palombara Sabina a quello della Città dell’Aria. Rubeis haproposto di trasferire l’ufficio a Guidonia Montecelio considerando le difficoltà per sostenere le spese del comune di Palombara Sabina, come emerso durante l’incontro.

GIUDICE DI PACE – Il Giudice di Pace è un magistrato onorario, nominato dal Ministro della Giustizia, al quale temporaneamente sono assegnate funzioni giurisdizionali. “Non nascondo che mi piacerebbe individuare la sede del Giudice di Pace in un’area compresa tra i quartieri di Villalba, Villanova e Albuccione dove la mia amministrazione è già intervenuta in maniera concreta aprendo l’ufficio di Polizia che attende solo di diventare Commissariato e appaltando i lavori per la realizzazione della nuova sede della Compagnia della Guardia di Finanza. Con la Tenenza di Guidonia centro – le parole del sindaco Eligio Rubeis – il Giudice di Pace rappresenterebbe l’ultimo tassello per la creazione di quella “cittadella della giustizia e della sicurezza”, punto focale del mio programma quattro anni fa. Per portare l’ufficio del Giudice di Pace a Guidonia Montecelio occorre individuare uno stabile da 300 metri quadrati facilmente accessibile, con un ampio parcheggio e costi contenuti”.
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20-37)Anche il Comune di Bracciano in prima fila per il mantenimento degli uffici del Giudice di Bracciano in loco, anche a costo di assumersi tutti gli oneri previsti. Questa la volontà espressa con l’approvazione della delibera 235 del 26 aprile scorso con la quale la giunta comunale di Bracciano esprime la volontà di mantenere l’ufficio del Giudice di Pace di Bracciano, inserito nella lista degli uffici da sopprimere, (Decreto legislativo 156/2012 – Tabella A) con oneri a totale carico dei Comuni del territorio. Le modalità saranno regolate con una convenzione tra i comuni di Bracciano, Anguillara, Trevignano, Canale Monterano e Bracciano.

I Comuni non intendono rinunciare ad una “giustizia di prossimità” e sono pronti così avvalersi di una nota del ministero della Giustizia che dà indicazioni in merito. A carico degli enti locali saranno le spese di funzionamento e del personale amministrativo. “Insieme ai sindaci dei Comuni del comprensorio – spiega il sindaco di Bracciano Giuliano Sala – abbiamo ritenuto importante impegnarci per mantenere almeno il Giudice di Pace a Bracciano. L’impegno dei Comuni sarà quello di garantire al Ministero di Grazia e Giustizia la sede, gli impiegati e le spese, condizione minima per ottenere una risposta positiva. Come sempre troppo spesso succede ormai da tempo, gli enti locali sono costretti ad accollarsi i costi, anche se non dovuti, per mantenere importanti servizi sul territorio”.
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21-37)Mentre ad Alcamo i Comuni del territorio sono riusciti a mettersi d’accordo per salvare l’ufficio del Giudice di Pace, a Mazara non si è fatto nulla.

È scaduto alla mezzanotte del 29 aprile il termine per la richiesta di mantenimento da parte del Comune dell`ufficio del giudice di pace inserito nell`elenco degli uffici da sopprimere, secondo la «spending review», approvato dal Governo. Il Comune non ha inoltrato alcuna istanza per l`acquisizione dell`ufficio di via Crispi costringendo i mazaresi a recare a Marsala. Sulla questione circa un mese fa il consigliere comunale Vito Ballatore, attraverso una interrogazione scritta, aveva chiesto al sindaco Nicola Cristaldi cosa intendesse fare per evitare la soppressione dell`ufficio del giudice di pace. Erano state suggerite anche delle soluzioni per quanto riguarda i locali e l`impiego del personale. «Per la sede, visto che quella di via Crispi è in affitto ci sarebbero disponibili aveva proposto – quelli di Sant`Agnese o quelli di via Toniolo sede distaccata del Tribunale ma destinato a chiudere il prossimo 13 settembre. Per il personale non ci sarebbe alcuna spesa perché le persone, dipendenti del comune, finora preposte potrebbero continuare il loro lavoro». Ballatore è tornato sulla vicenda: «A quanto pare non vi è stata la volontà, come avvenuto già per altri uffici chiusi in città, da parte dell`Amministrazione comunale. Anche l`assessore al Bilancio, Giovanni Quinci, interrogato in Consiglio comunale, ha detto di essere all`oscuro di eventuali azioni dell`Amministrazione sulla questione. Nel caso di mantenimento dell`ufficio – ha sottolineato – ci sarebbero state le spese per luce ed acqua ed altre piccole spese; un costo totale di circa 20.000 euro l`anno ma che poteva evitare ai cittadini e agli avvocati e professionisti mazaresi il dispendio di costi e tempo per raggiungere Marsala». Sulla questione è stato contattato ieri mattina l`esperto legale del sindaco Cristaldi, l`avv. Emanuele Muscolino il quale ha smentito un suo interessamento sulla vicenda: Verrà dunque spostato a Marsala l’ufficio del Giudice di Pace, che tratta annulamente 700 cause civili annue e 250 processi penali.
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22-37) Da ieri, termine ultimo per chiederne ufficialmente il mantenimento a spese non più del Ministero ma dei rispettivi Comuni coinvolti, il loro destino di fatto è praticamente scritto: nel Veronese, nessuna delle quattro sedi periferiche dell’Ufficio dei giudici di pace è destinata a sopravvivere alla spending review. L’addio ai distaccamenti di Caprino, Soave, Isola della Scala e Legnago, tuttavia, non è previsto che entri in vigore prima del settembre 2014. A conti fatti, insomma, si profilerebbe all’orizzonte un anno e mezzo di transizione durante cui, in attesa che il Ministero della Giustizia provveda a ridisegnare la geografia giudiziaria e a «trasferire» tutte le udienze tuttora pendenti, i processi dovrebbero proseguire nelle rispettive sedi periferiche.

L’uso del condizionale, tuttavia, per quanto riguarda la provincia scaligera risulta d’obbligo: previsioni normative a parte, infatti, le quattro sedi distaccate dei giudici di pace sono «alle prese con una gravissima carenza d’organico ». A denunciarlo è lo stesso presidente del Tribunale di Verona, che non sa letteralmente più che pesci pigliare: «Manca personale per tenere aperte le sedi distaccate, tanto è vero che in considerazione di tale problema – spiega Gianfranco Gilardi – avevo proposto l’immediato trasferimento all’ufficio del giudice di pace di Verona dei processi in corso negli altri quattro distaccamenti ». Un’iniziativa, quella di anticipare già al maggio di quest’anno l’entrata in vigore della riforma, che dopo il rinvio al 2014 su scala nazionale non è stato di fatto possibile attuare subito in terra scaligera. Già, ma come «sopravvivere » al prossimo anno e mezzo di transizione? «Mi trovo con le mani legate, mi dicano come muovermi – chiede il presidente Gilardi -. Per ottenere una via d’uscita ho già scritto al ministero della Giustizia, senza però ottenere ancora nessuna risposta».

Una «paralisi» in piena regola, dunque. Di qui, l’ultima mossa sfoderata dal presidente del Tribunale scaligero: «Ho deciso di rivolgermi direttamente per iscritto al Consiglio superiore della magistratura ». Un’iniziativa, quest’ultima, che Gilardi ha deciso di attuare dopo la riunione ad hoc che era stata convocata la settimana scorsa per dirimere i nodi del «caso Verona»: basti soltanto pensare che, fin da ora, la sede di Caprino non è più in grado di funzionare per mancanza di personale. Anche negli altri distaccamenti periferici, però, la situazione non risulta migliore: «Per questo ho chiesto lumi a Roma», spiega il presidente del Tribunale. E che si tratti di un problema sentito, lo dimostra anche la proposta maturata nel corso di un vertice a cui, nei giorni scorsi, avevano presenziato i sindaci di Cerea Marconcini, di Legnago Rettondini, il vicesindaco di Isola della Scala Arcolini e il segretario dell´Accademia degli avvocati di Verona Paolo Longhi: la loro idea, in pratica, è quella di «consorziarsi» tra Comuni per salvare almeno una – tra quella di Legnago e quella di Isola della Scala – delle sedi altrimenti destinate a scomparire. A rendere tale soluzione di difficile attuazione, però, è la «solita» questione economica: toccherebbe alle stesse amministrazioni comunali eventualmente interessate ad aderire a un progetto del genere, infatti, sopperire alle relative spese di gestione e funzionamento dell’ufficio stesso. E in tempi di spending review, per i sindaci, non si profila affatto semplice andare incontro a un ulteriore aggravio di natura finanziaria. E mentre il presidente del Tribunale non sa più a che santo rivolgersi, da Roma intanto tutto tace. Con buona parte dei cittadini.
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23-37) gli uffici del Comune di Cecina hanno inviato al ministero di Grazia e Giustizia la documentazione per l’istanza di mantenimento del presidio dei giudici di pace presso la sede di via Landi. E’ infatti scaduto ieri il termine ultimo per inviare le domande dopo che lo stesso ministero aveva chiesto ai comuni interessati ulteriore documentazione o integrazioni.

«Ora il ministero ha un anno di tempo per valutare le istanze e decidere», spiega il sindaco Stefano Benedetti, che confida comunque in una risposta positiva. A ridurre il numero degli uffici del giudice di pace era stato il decreto legislativo 156 del 2012 messo in pratica dal governo Monti e dal ministro Paolo Severino in attuazione della legge 148 per la riforma della geografia giudiziaria. Provvedimento che ha cancellato, tra le tante, anche la sezione staccata del tribunale di Cecina, accorpata con Livorno, sopprimendo complessivamente 667 uffici del giudice di pace (su un totale di 846).

Il decreto, tuttavia, aveva lasciato un’ancora di salvataggio proprio in mano ai comuni. Ovvero, la possibilità di mantenere in via i giudici di pace a patto che le spese del personale e del mantenimento del presidio fossero a carico dei comuni stessi. Così, con Cecina capofila, i dieci enti locali della Bassa Val di Cecina, si sono uniti predisponendo un documento comune. Risultato, nell’ultimo consiglio comunale è stata approvata una delibera – la 29 del 23 aprile – con cui si fissano determinazioni ed indirizzi in ordine al mantenimento dell’ufficio del giudice di pace. Cecina è il comune chiamato a realizzare lo sforzo economico più rilevante dal momento che dovrà sostenere i costi del mantenimento della struttura (il presidio di via Landi) che dovrebbero aggirarsi attorno i 40mila euro. Poi ci sono le spese per il personale, quello di cancelleria, non i giudici il cui compenso è demandato al ministero della giustizia. Queste vengono ripartite tra i dieci comuni secondo un criterio di densità abitativa degli enti stessi.

Rosignano, il più grande, pagherà il 39,6% dei costi, Cecina il 34,9%, poi Castagneto il 10,6%, Bibbona il 4% e via via gli altri. Questi criteri sono stati definiti in sede di conferenza dei Servizi tra i rappresentanti di tutti e dieci i comuni. Ora non resta che verificare se l’istanza della Bassa Val di Cecina verrà accolta. Dal ministero si calcola che saranno circa 150, in tutta Italia, le istanze per il salvataggio dell’ufficio dei giudici di pace.
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24-37)D’Autilia ha accusato pesantemente la sua amministrazione di non aderire all’iniziativa in difesa del Giudice di Pace. Perché avete gettato la spugna?

“Da amministrazione responsabile quale siamo abbiamo cercato di verificare se ci fossero le condizioni di possibili ripercussioni in termini di danno erariale, dei quali abbiamo qualche esempio in questi giorni, o di debiti fuori bilancio, lasciando, ad esempio, alla disponibilità del consorzio dei sindaci la determinazione delle cifre da utilizzare. In questi giorni è arrivato, senza nessun onere di spesa, il parere da parte di un amministrativista, un ex presidente del Tar che sostituirà uno dei componenti dei saggi. Questo parere verrà fatto proprio dal segretario generale e, in buona sostanza, sembra accordare la disponibilità a partecipare e condividere l’idea degli altri sindaci. Nei prossimi giorni, verificata la volontà degli altri primi cittadini, mi accingerò a inviare al sindaco De Miccolis la decisione di condivisione della scelta fatta, impegnandomi nel prossimo consiglio comunale − che non potrà essere quello del 29 aprile − a prendere una decisione formale. Ovvero, non daremo risorse umane ma garantiremo una cifra che sarà fissa e valevole solo fino al termine del mio mandato, in modo da fare un passaggio il più corretto possibile dal punto di vista amministrativo”.

La nuova responsabile del settore finanziario sarà qui per un tempo limitato, appena sei ore. Riuscirà a gestire un’area così complessa in maniere proficua?

“Non c’erano altre disponibilità, è stata una scelta quasi obbligata. Tuttavia, stiamo studiando la situazione mese per mese ed intanto ci siamo assicurati una persona in gamba, con le cui competenze potremo approvare il bilancio. Inoltre, siamo quasi sicuri di riuscire a raggiungere un accordo con il Comune di Cellamare per prorogare la disponibilità della dott.ssa Lacasella fino a settembre, momento in cui raggiungeremo un assetto definitivo e stabile per un settore strategico dell’amministrazione. Aspetto non meno rilevante è che oggi stiamo conseguendo un importante risparmio grazie all’impegno del segretario Rubino e degli impiegati del settore”.

Questione Boc. Esiste un problema fondato oppure esistono sono rancori e voglia di protagonismo mediatico?

“Non guardo né ai rancori né alla voglia di protagonismo, sto a quanto è stato notificato dalla Corte dei Conti che ci ha chiesto di verificare l’intera situazione, appurando se questi Boc possano essere estinti e se sia utile o meno per il Comune. Stiamo facendo il nostro dovere come ci legge ci impone, le opinioni servono a poco”.

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25-37)_”Per il bene della città non vorremmo che quest’Amministrazione di sinistra Di Muro-Mattucci-Stellato fosse ricordata come quella che ha fatto perdere il Tribunale alla nostra città”. In questo modo il Pdl, attraverso il proprio coordinatore cittadino Salvatore Mastroianni di concerto con i propri consiglieri comunali Simonelli, Simoncelli e Campochiaro, è intervenuto sulla vicenda relativa al Tribunale in città.

“Preoccupa sempre di più l’assordante approssimazione con la quale questa Amministrazione comunale sta platealmente toppando su ogni tipo di proposta o di soluzione che mette via via in campo per l’annosa vicenda delle sedi giudiziarie. Infatti dopo aver proposto come soluzione la vecchia sede della Casa Comunale in Piazza della Resistenza e essersi poi accorta che, non solo, è in fase di ristrutturazione, ma addirittura gli stessi lavori risulterebbero fermi per ritardi nei pagamenti, tra l’altro dovuti, a quanto sembrerebbe, al debito di svariati milioni di euro che il Comune di Santa Maria Capua Vetere avrebbe accumulato nei confronti del ciclo integrato delle acque della Regione Campania. Inoltre sempre la nostra Amministrazione comunale ha poi avanzato un’ulteriore proposta: quella di mettere a disposizione delle sedi giudiziarie l’attuale Casa Comunale, cioè Palazzo Lucarelli, accorgendosi solo successivamente che per tale operazione sarebbero serviti circa 400.000 euro di lavori di adeguamento e traslochi e che, ovviamente, tale somma non rientra nelle disponibilità dell’Ente. Come dire: L’Amministrazione comunale prima individua eventuali soluzioni e subito dopo, essa stessa, trova anche le motivazioni per non renderle attuabili”.

“Ci si dimentica – continuano dal Pdl – in tutta questa confusione che l’unico immobile comunale che potrebbe realmente quasi immediatamente essere messo a disposizione per tale utilizzo, risulta essere l’istituto Cappabianca: di proprietà dell’Ente, praticamente finito di ristrutturare e pronto “chiavi in mano” per ospitare eventuali sedi giudiziarie. Unico handicap: essere stata fatta una delibera nell’aprile 2012, ovviamente sempre dall’Amministrazione Di Muro, con la quale viene data la disponibilità di tale immobile alla Guardia di Finanza; da quella data ad oggi, quindi a distanza di più di un anno nulla più si è saputo circa l’intenzione relativa alla destinazione di quell’immobile. Il tutto in considerazione che il problema di trovare immobili di proprietà del Comune da destinare a tale uso è sempre più pressante, mentre sempre quest’Amministrazione non si è fatta nessun problema nel firmare un contratto di affitto con un privato per dei capannoni industriali in località Grattapulci da destinare ai Giudici di Pace per la modica cifra, si fa per dire, di circa 80.000 al mese, per nove anni con l’opzione dei successivi nove. Praticamente oltre al danno di pagare con soldi pubblici cifre da capogiro semplicemente per affitti di capannoni, la beffa di ritrovarsi con il concreto e serio rischio di cominciare a perdere già nei prossimi mesi, la Sezione Lavoro, o strada facendo qualche altro ufficio distaccato. Il perdurare di questa situazione preoccupa ormai l’intera nostra città che da circa 200 anni viene definita la città del Foro”.
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26-37)Il Comune di Gravina chiede al ministero di grazia e giustizia il mantenimento dell’ufficio del giudice di pace, impegnandosi a farsi integralmente carico delle spese di funzionamento ed erogazione del servizio, mettendo a disposizione il proprio personale.

E’ quanto si legge nella delibera con cui la giunta comunale ha ribadito la ferma contrarietà, già espressa a suo tempo dal commissario prefettizio e supportata anche dall’Associazione avvocati e praticanti di Gravina, a ogni ipotesi di chiusura dell’ufficio di via Tripoli. Il ministero, valutata la rispondenza delle richieste e degli impegni pervenuti ai criteri prefissati dal legislatore, valuterà adesso la richiesta dell’amministrazione comunale. Che nel mettere a disposizione il proprio personale, onde assicurare le tre unità lavorative necessarie al funzionamento del servizio, rivendica di aver garantito il rispetto di tutte le norme che presiedono al contenimento della spesa del personale e al regime vincolistico per le assunzioni, richiamando le spese di personale già previste, con assunzioni programmate da attingere dalle liste di collocamento delle categorie protette.

Tutti concordi sull’opportunità dell’impegno di spesa, dunque? Non proprio. A leggere bene la delibera, infatti, emergono riserve e contrasti tra la giunta guidata dal sindaco Alesio Valente e gli uffici comunali. Il dirigente responsabile del servizio interessato, infatti, nel concedere il parere favorevole sugli aspetti giuridici, ha espresso “perplessità rispetto all’attuale assetto della dotazione organica ed alle possibilità assunzionali dell’Ente”. Negativo, invece, il parere in ordine alla regolarità contabile: la scelta dell’ente comunale di farsi integralmente carico delle spese di funzionamento ed erogazione del servizio viene considerata “in netto contrasto” con le recenti norme in materia di riduzione dei costi della spesa pubblica locale, mentre la destinazione delle tre unità operative presso gli uffici del giudice di pace è ritenuta “non conforme agli obiettivi posti in riferimento al potenziamento” dell’organico comunale, pregiudicando ulteriormente – si sostiene – la già precaria dotazione di Palazzo di città.
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27-37)Come è noto, nell’ambito dei recenti provvedimenti legislativi miranti alla revisione della spesa, è stato approvato il D. Lgs. n. 156/2012 che ha disposto la revisione delle circoscrizioni giudiziarie e la soppressione di un considerevole numero di uffici del giudice di pace, tra cui quello di Ginosa, la cui competenza è riferita al Comune di Ginosa ed al Comune di Laterza.

Il medesimo Decreto consentiva però agli enti locali interessati di richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace, con competenza sui rispettivi territori, di cui era proposta la soppressione, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, assicurando anche il personale per il funzionamento del giudice di pace.

“L’Amministrazione comunale di Ginosa –ha detto il Sindaco Vito De Palma—ha l’obiettivo preminente di garantire il mantenimento di tale presidio di giustizia nel territorio comunale quale servizio fondamentale per la vita sociale ed economica, del resto l’Amministrazione civica, precedentemente alla emanazione del provvedimento di soppressione del Giudice di Pace di Ginosa, aveva provveduto a ristrutturare con propri fondi di bilancio alcuni locali comunali ed a trasferirvi il Giudice di Pace.

L’Amministrazione comunale di Ginosa nei giorni scorsi, ed anche con recentissimi incontri ufficiali, ha anche espresso la disponibilità ad ospitare, a proprie spese, presso i locali siti in via Poggio n. 5, la sezione distaccata di Ginosa del Tribunale di Taranto al fine di usufruire della deroga concessa dalla legge, che ha previsto la soppressione di tutte le sezioni distaccate di Tribunale.

La totale soppressione degli uffici giudiziari esistenti a Ginosa costituirebbe un notevole pregiudizio per la Città ed il suo territorio i quali, fino ad oggi, hanno potuto fare affidamento su un servizio giustizia facilmente fruibile, prossimo alle esigenze dei cittadini e delle imprese”

La scelta di mantenere a Ginosa l’ufficio del giudice di pace e la sezione distaccata del Tribunale di Taranto – ha concluso il primo cittadino – si muove certamente nell’ottica di rendere il meno pregiudizievole possibile per il territorio la scelta governativa di ridefinire gli uffici giudiziari del Paese.

Questa decisione comporterà la necessità di reperire in Bilancio i fondi necessari a fare funzionare gli uffici giudiziari di Ginosa, ma posso assicurare sin da ora che tali fondi saranno messi in campo senza alcuna esitazione”.
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28-37)AMALFI. La Costiera perde il Giudice di pace. Dal prossimo settembre, infatti, l’ufficio sarà trasferito a Salerno e, stavolta, la colpa è prevalentemente dei sindaci del comprensorio, che non hanno voluto mantenere in vita il servizio, per via delle spese di gestione, che sarebbero potute essere veramente minime. A lanciare l’accusa è l’Associazione degli avvocati della Costa d’Amalfi, i cui responsabili, a dispetto degli sforzi, non sono riusciti a convincere i primi cittadini a deliberare per non far trasferire l’ufficio. Perché gli incontri, con i massimi rappresentanti delle Amministrazioni di Amalfi e Maiori, Alfonso Del Pizzo e Antonio Della Pietra, non hanno sortito gli effetti sperati e, inesorabilmente, sono scaduti i termini, senza che venisse mosso nemmeno un dito. «La soppressione del Giudice di pace – evidenza il presidente degli avvocati, Josè Lembo – rappresenta una scelta che porterà conseguenze negative nel già difficile clima di depressione che vive il nostro Paese, e determinerà effetti ancor più gravi per l’economia locale e per tutti i cittadini. A fronte della spesa per il mantenimento dell’Ufficio, infatti, si moltiplicheranno i costi non solo per l’utenza, ma anche per gli stessi Comuni, che saranno costretti alla difesa non più ad Amalfi ma presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Salerno, delegando, per almeno 5 giorni la settimana, i propri funzionari».

A pagare le conseguenze della scelta effettuata dai sindaci, come sempre, saranno soprattutto i meno abbienti. Di questo ne è convinto Lembo, che rimarca come «la perdita della territorialità del foro avrà ricadute negative specialmente sulle fasce più deboli, il cui ricorso alla giustizia sarà fortemente compromesso a causa dell’aumento dei costi». «In altri termini – spiega – difendere il principio costituzionale della territorialità avrebbe significato consentire un più agevole accesso alla giustizia ai cittadini che da oggi non potranno opporre un significativo argine al naturale squilibrio che esiste nelle relazioni commerciali intraprese con i contraenti forti quali banche, compagnie di assicurazioni, società fornitrici di gas, energia elettrica ed altro, si pensi ad esempio, alle cause nell’interesse dei consumatori». Eppure i sindaci erano stati messi sul chi va là già da diverso tempo ma, evidentemente, è mancata la volontà politica
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29-37) Inviata al Ministero di Giustizia istanza per il mantenimento del Giudice di pace a Nardò
Una formale istanza di mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace nella città di Nardò è stata inviata lo scorso il 26 aprile 2013 dal sindaco Marcello Risi al Ministero di Giustizia. In ottemperanza a quanto previsto dalla circolare emanata dal Ministero di via Arenula, che aveva dettato istruzioni per il mantenimento degli uffici con oneri a carico degli enti locali, il Comune di Nardò ha formalmente manifestato al dicastero la volontà di mantenere l’attuale sede del Giudice di Pace, assumendo gli oneri relativi alle spese di gestione ed al personale amministrativo comunque necessario per garantire l’erogazione del servizio di giustizia.

Insieme alla formale istanza è stata allegata anche la delibera di Giunta comunale, la n. 131 del 24 aprile 2013, inerente l’assunzione degli oneri relativi al mantenimento della sede dell’ufficio del Giudice di Pace a Nardò.

Di seguito la delibera adottata lo scorso 24 aprile 2013

La Giunta comunale

“Premesso che il Consiglio dei Ministri con decreto legislativo n.156 del 07/09/2012, pubblicato in G.U. n.213 il 12/09/2012 contenente il nuovo piano di razionalizzazione delle circoscrizioni giudiziarie – uffici del Giudice di Pace, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 14/09/2011, n.148 ha soppresso il Giudice di Pace di Nardò;

Rilevato che la soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace di Nardò priverà i cittadini di un importante presidio di legalità determinando enormi disagi per i cittadini costringendoli a lunghi e complessi spostamenti per raggiungere la sede giudiziaria accorpante;

Considerato che l’applicazione del decreto legislativo n.156 del 07/09/2012 che sancisce l’abolizione dei Giudici di Pace anziché ricreare le condizioni per realizzare strutture efficienti, snelle ed utili all’utente, implementa strutture meno efficienti, per le eccessive dimensioni, con ulteriore aggravio delle difficoltà già in essere;

Ritenuto che la soppressione degli uffici del Giudice di Pace di Nardò determinano un grave pregiudizio all’intero territorio con creazione, mediante accorpamento di sedi sempre più lontane da quelle che sono i veri interessi e necessità del cittadino, con conseguente gravissimo nocumento per tutti i comuni interessati;

Visto il secondo comma dell’artico 3 del d.lgs. n.156/2012, secondo il quale entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e sul sito internet del Ministero della Giustizia delle tabelle di cui agli articoli 1 e 2 del citato decreto legislativo gli Enti Locali interessati possono richiedere il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace, con competenza sui rispettivi territori, di cui è proposta la soppressione, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi;

Visto l’ordine del giorno approvato con la deliberazione di Consiglio Comunale n.88 del 13/07/2012 con il quale si affermava la necessità del mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace impegnando il Sindaco a proseguire l’attività di concertazione con i Sindaci degli altri Comuni interessati;

Vista la deliberazione di Giunta Comunale di Nardò n.357 del 12/11/2012 avente ad oggetto: ”Mantenimento della sede dell’Ufficio del giudice di Pace. Determinazioni” già trasmessa al Ministero della Giustizia, al Presidente del Tribunale di Lecce, al Presidente della Corte d’Appello ed al Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce;

Considerato che questa Amministrazione Comunale per il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace ha intrattenuto riunioni con i Sindaci dei Comuni di Copertino, Galatone, Leveranno e Porto Cesareo;

Che i Comuni di Copertino e Galatone, con note acquisite al protocollo di questo ente ai numeri 13007 e 12573, hanno comunicato di non poter aderire all’iniziativa promossa da questo Ente a causa della loro indisponibilità a reperire idonee risorse finanziarie e per l’impossibilità di assegnare personale amministrativo;

Che questo Ente è in attesa di conoscere le determinazioni dei Comuni di Leverano e Porto Cesareo;

Ritenuto che, comunque, l’intendimento del Comune di Nardò è quello di mantenere gli uffici del Giudice di Pace soppresso dal citato d.lgs.156/2012, con competenza territoriale sui comuni che già rientravano nel “vecchio mandamento”, dichiarandosi disponibile a farsi carico di tutte le spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nonché di quello del personale;

Che la pianta organica resta quella indicata dal Ministero della Giustizia e precisamente:

1 funzionario giudiziario; 1 assistente giudiziario; 1 operatore giudiziario; 1 ausiliario;

Considerato che per la quantificazione dei costi può farsi riferimento all’ultimo rendiconto spese inviato al Ministero oltre alle spese del personale da assegnare il cui onere già grava sul bilancio comunale;

Acquisiti i pareri favorevoli espressi ai sensi dell’art.49 del D.lgs. 267/2000;

Con voti unanimi espressi in forma palese;

D E L I B E R A
1.di riaffermare la volontà di mantenere l’ufficio del Giudice di Pace ed autorizzare il pro-tempore della Città di Nardò – avv. Marcello Risi – a chiedere al Ministero della Giustizia, ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 2 del d.lgs. n.156/2012, il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace di Nardò, con la competenza territoriale vigente;

2 di assumere gli oneri economici concernenti i beni mobili ed immobili e le spese per il corretto

funzionamento del servizio giudiziario;

3 di assumere, altresì, gli oneri economici relativi alle spese del personale addetto all’ufficio,

restando a carico dell’amministrazione della Giustizia i compensi dovuti ai magistrati onorari e le spese per la formazione iniziale del personale amministrativo fornito dall’Ente;

4 di garantire una pianta organica idonea al buon funzionamento dell’Ufficio del Giudice di Pace nei limiti delle previsioni di legge;

5 di trasmettere copia del presente atto al Ministero della Giustizia, nei cui confronti tale adempimento è da valere quale formale richiesta di mantenimento degli uffici del Giudice di Pace di Nardò, al Presidente del Tribunale di Lecce, al Presidente della Corte d’Appello di Lecce, al Presidente dell’Ordine degli Avvocati della Provincia di Lecce.
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30-37)Il Comune di Martina Franca, con delibera di giunta comunale, ha confermato la volontà di mantenere in esercizio il locale Ufficio del Giudice di Pace.

La decisione, arrivata a seguito di ampio confronto fra le forze di maggioranza, è maturata nella consapevolezza della prevalenza della tutela degli interessi dei cittadini, delle imprese e degli operatori di giustizia rispetto alle pur condivisibili preoccupazioni riguardanti la deprecabile scelta del governo nazionale di scaricare sulle spalle dei comuni, anche in questa materia essenziale, gran parte gli oneri economici per il mantenimento in esercizio delle funzioni giudiziarie nelle sedi periferiche (in pratica rimane a carico del ministero solo la formazione iniziale del personale di cancelleria ed il compenso dei Giudici assegnati alla sede).

Sulla scorta di tali considerazioni e pur a fronte delle difficoltà crescenti imposte agli enti locali dal taglio drastico dei trasferimenti centrali si è ritenuto, così come già fatto qualche giorno addietro anche per il Tribunale, che la dinamicità del tessuto economico e sociale di questo territorio non meritasse di essere penalizzata, peraltro in un momento particolarmente difficile, dalla scomparsa degli uffici giudiziari che, tra tante criticità, assicurano quotidianamente il servizio giustizia.

Si tratta di una decisione giunta all’esito di una valutazione che ha messo in luce le positività e le criticità della scelta anche alla luce del fatto che il mantenimento comporterà un ulteriore sacrificio per le casse del comune il quale dovrà, pur nel blocco quasi totale delle assunzioni, assicurare il personale necessario (stimato in tre figure) da individuarsi all’interno dell’attuale dotazione organica.

Rimane ferma l’intenzione della maggioranza di adottare ulteriori atti finalizzati al miglioramento delle condizioni ambientali nelle quali si esercita l’attività giudiziaria minore coniugando questa scelta con le necessarie esigenze di riduzione della spesa complessiva annuale.
Dopo la conferma del Giudice di Pace, la quale non richiede vaglio ministeriale, ora si attende la decisione del Ministero della Giustizia riguardo al mantenimento degli uffici del Tribunale.
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31-37)Il Sindaco Demezzi è tornato a chiedere lo spostamento della chiusura degli Uffici Giudiziari di Casale Monferrato, prevista per il 13 Settembre, basandosi sul progetto di legge Malan che prevede uno sospensione del decreto legge 155 fino al 31 Dicembre 2013, spostamento caldeggiato dall’Avvocato Carlo Caire, Presidente dell’Ordine. In realtà, l’insediamento del nuovo governo e di un Ministro, Annamaria Cancellieri, che proviene dall’esperienza diretta dell’esecutivo Monti non prevede nulla di positivo. Le motivazioni sono diverse, la prima è di ordine economico ed è legata al debito pubblico. Il Premier Enrico Letta ha già promesso il taglio delle province ma anche l’abolizione o sospensione dell’IMU, e l’aggellerimento ulteriore dell’apparato statale servirebbe per trovare risorse utili per finanziare gli ammortizzatori sociali e risolvere il problema esodati. Il secondo è di ordine organizzativo, la Procura di Casale ha già subito la defezione del Procuratore Capo Valeria Fazio e di due Giudici togati, Manuela Massino e Alessandro Pellegri, trasferiti in altre sedi. Rimarrebbero, per la Procura, Roberta Brera e Virginie Tedeschi, per il Tribunale, il Presidente Antonio Marozzo e Patrizia Baici, tra l’altro moglie del sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro, difficile che le scoperture di organico possano essere sempre rimpiazzate da Magistrati Onorari, anche se di fatto ora è così. Rimane il problema dei locali, sembra che i locali dell’ex Ufficio del Lavoro non siano pronti per Settembre anche se la ristrutturazione è in fase avanzata. Il Presidente Antonio Marozzo avrebbe, infatti, avanzato alcune obiezioni in materia di sicurezza, specie per il vecchio e non sicuro palazzo di Piazza Amedeo IX. Intanto, però, alcuni impiegati hanno già fatto domanda di spostamento dal Tribunale alla Procura, due dei più anziani impiegati degli Uffici Giudiziari andranno a coprire il Giudice di Pace di Casale Monferrato, oltre ad almeno un paio di pensionamenti previsti per Luglio e la revoca di un distacco dalla Provincia di Alessandria. Di fatto si tratta di inserire a Vercelli, 5 impiegati della Procura e 14 di Tribunale, difficile che si possano addurre motivi di spazio.
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32-37) Soddisfazione è stata espressa dall’esponente leghista Marco Cordone (Capogruppo della lista PDL Lega Nord al Comune di Gambassi Terme), dopo che nella seduta di lunedì 29 aprile, il Consiglio comunale della cittadina termale ha approvato all’unanimità, su sua proposta, un Ordine del Giorno contro la chiusura del Tribunale di Empoli e degli Uffici del Giudice di Pace di Empoli e di Castelfiorentino, in cui si invita il Sindaco del Comune di Gambassi Terme, a continuare ad adoperarsi, in coordinamento con la Giunta dell’Unione dei Comuni Circondario dell’Empolese Valdelsa, anche attraverso l’eventuale istituzione di un tavolo di coordinamento tra Enti Locali, Regione Toscana e Ministero della Giustizia, nelle azioni volte a scongiurare la perdita del presidio di amministrazione della giustizia dell’Empolese Valdelsa, mediante l’elaborazione di proposte e l’eventuale assunzione di impegni coordinati e finanziariamente sostentibili e si invitano i parlamentari del territorio dell’Unione dei Comuni Circondario dell’Empolese Valdelsa, ad adoperarsi per modificare la lista dei presidi della giustizia da sopprimere, portando in Parlamento le istanze di questo territorio che si trova oltremodo penalizzato dalla riforma varata dai citati DD. Lgss. 155 e 156 del 2012.
Nell’ordine del giorno approvato, si fa riferimento all’analogo documento votato favorevolmente all’unanimità il 5 febbraio 2013 dal Consiglio dell’Unione dei Comuni, e si cita la petizione popolare in merito, promossa dallo stesso Cordone con Anna Maria Perazzo(al 29 aprile compreso sono oltre 1400 i firmatari), che prossimamente sarà consegnata al Presidente dell’Unione dei Comuni e Sindaco di Empoli signora Luciana Cappelli e ai Parlamentari del territorio eletti nelle ultime elezioni politiche. Marco Cordone ringrazia inoltre il Sindaco Federico Campatelli e tutte le forze politiche presenti nella massima assemblea elettiva di Gambassi Terme, per aver dimostrato grande compattezza su un tema che interessa tutti i cittadini, al di là dell’appartenenza politica. La raccolta firme continuerà nel mese di maggio.
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33-37)Avviata la procedura per salvare il Giudice di Pace di Saronno. Nonostante non tutti i comuni abbiano partecipato alla riunione voluta dal comune per salvare l’ufficio del tribunale dai tagli della spending rewiew del governo Monti, l’amministrazione guidata dal sindaco Luciano Porro ha mandato la lettera al ministero nelle ultime ore. C’era infatti la possibilità di evitare la chiusura se un comune, o più comuni, comunicavano allo Stato la volontà di prendersi in carico i costi del servizio.

Saronno ha così avviato un dialogo con i paesi limitrofi: «Abbiamo avuto la disponibilità certa di Cislago e Origgio – spiega Angelo Proserpio, consigliere comunale di Tu@Saronno che sta seguendo la situazione -, mentre Uboldo, Caronno Pertusella e Gerenzano ci hanno detto di voler aspettare gli equilibri di bilancio per potersi pronunciare. Abbiamo comunque scritto al ministero, inviando la lettera nella giornata del 29, termine ultimo per la presentazione della domanda. La nostra proposta consiste nel creare un consorzio di comuni, su chi ne farà parte questo lo vedremo in un secondo momento. Ora attendiamo solo la risposta del ministero, ma siamo fiduciosi».

Ora il Governo ha tempo 12 mesi per dare una risposta, tempo durante il quale l’ufficio del Giudice di Pace continuerà a svolgere le sue funzioni.

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34-37) Nel pomeriggio di lunedì 29 aprile il Comune di Legnano ha formalizzato al Ministero della Giustizia la sua volontà di mantenere in città l’ufficio del giudice di pace: in allegato alla richiesta “formulata così come previsto dalla legge”, le delibere che la settimana precedente erano state adottate da 8 dei 18 Comuni del comprensorio giudiziario che se la sono sentita di condividere la posizione assunta dal sindaco Alberto Centinaio. Il risultato non era scontato, anzi: tra un problema e l’altro, del caso il Comune aveva cominciato a occuparsi solo tre settimane fa incontrando più di una resistenza da parte dei vicini. A conti fatti ad appoggiare l’iniziativa sono stati meno della metà dei Comuni interessati, ma la lettera spedita il 29 aprile ha comunque il potere di interrompere i termini della riforma giudiziaria che a settembre avrebbe determinato la chiusura dell’ufficio di Legnano e la “migrazione” di 220 mila utenti verso quello di Rho.
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35-37) “Il sindaco di Sessa Aurunca, Luigi Tommasino, sta tentando di rompere gli equilibri tra le due comunità. Questo non è il modo di agire, scaricando la responsabilità della soppressione degli uffici del giudice di pace sulla mia amministrazione, responsabilità che è da addossare solo al Ministero di Grazia e Giustizia”. E’ guerra fredda ormai tra il sindaco di Cellole, Aldo Izzo, ed il suo collega di Sessa Aurunca, dopo le accuse che quest’ultimo gli ha mosso relativamente ai ritardi nella riapertura degli uffici del giudice di pace. I due Comuni, infatti, insieme ad altri limitrofi hanno sottoscritto qualche tempo fa una convenzione in base alla quale ogni Ente mette a disposizione una cifra per consentire il mantenimento degli uffici. Al Comune di Cellole spetterebbe il quindici per cento della spesa “ma dobbiamo sapere la somma che il Comune dovrà mettere a disposizione per mantenere l’ufficio del giudice di pace- ha continuato il sindaco Izzo-, anche perché senza la quantificazione della spesa la procedura è illegittima. Ma soprattutto perché, in virtù della trasparenza amministrativa, ogni singolo cittadino della mia città deve conoscere quanto spende per questa convenzione. Questo è il nostro modo di agire”, ha spiegato.

Il medico di Cellole ha spiegato che il Comune ha aderito a questa iniziativa mettendo a disposizione il 15% della somma totale ma che non può procedere a firmare la convenzione senza aver quantificato tale percentuale. I responsabili comunali ritengono che senza sapere la somma la procedura è illegittima e non si può procedere con la convenzione.
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36-37)Il Giudice di Pace resterà a Petilia a carico del Comune

Balla da sola l’Amministrazione comunale di Petilia Policastro del sindaco pidiellino Dionigi Fera per il mantenimento degli uffici del Giudice di Pace nella cittadina dell’alto Marchesato crotonese.

Ciò, almeno, è quanto si evince da una lettera aperta dell’avvocato Mario Saporito che negli scorsi mesi aveva convocato un’assemblea dei legali per il mantenimento degli stessi uffici giudiziari. Frutto di quell’ assemblea, presenti anche i sindaci dei comuni limitrofi a Petilia, una volta facenti parte del mandamento, sarebbe dovuto essere un consorzio a farsi carico delle spese di mantenimento degli stessi uffici giudiziari.

Effettivamente, come ricorderanno i partecipanti all’iniziativa svoltasi nella sala polivalente della “Casa della Cultura”, era stato chiaro fin da principio che gli altri comuni dell’alto Marchesato crotonese se proprio avessero partecipato al consorzio, lo avrebbero fatto spendendo il meno possibile sia economicamente e sia a livello di quel personale che si sarebbe dovuto mettere a disposizione degli stessi uffici.

Confermando la teoria dei “fratelli coltelli”, Il più chiaro di tutti nell’evidenziare l’impossibilità del proprio Comune di partecipare al consorzio era stato il sindaco di Santa Severina Deodato Scalfaro che col sindaco di Petilia condivide la militanza nel Pdl di cui è anche consigliere provinciale e che nello stesso incontro aveva declinato tutte le difficoltà che impedivano, di fatto, la partecipazione del proprio Comune al consorzio per conservare gli uffici del Giudice di Pace a Petilia.

Più disponibili si erano, invece, dimostrati Francesco Pellegrini vice sindaco di Cotronei, Vincenzo Pugliese sindaco di Roccabernarda, Armando Foresta sindaco di Mesoraca.

Dalla lettera aperta dell’avvocato Saporito che plaude alla richiesta inviata dal sindaco Dionigi Fera al Ministero della Giustizia, si evince però che gli oneri economici degli stessi uffici saranno a totale carico del Comune petilino nonostante gli stessi uffici saranno a disposizione dell’intero territorio comprensoriale. Capita così che qualora la richiesta dell’Amministrazione comunale dovesse essere accettata dal Ministero della Giustizia, il mantenimento degli uffici giudiziari a Petilia Policastro si configurerebbe come l’ennesima “Vittoria di Pirro” per la cittadina dell’ alto Marchesato crotonese che neppure sul mantenimento degli uffici del Giudice di Pace a disposizione dell’utenza dell’intero alto Marchesato crotonese è riuscita a ricevere la solidarietà e la collaborazione dei Comuni limitrofi dovendosi accollare interamente le spese degli stessi uffici giudiziari.
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37-37)«L’impegno è stato rispettato e portato a compimento con grande senso di responsabilità». Così il sindaco di Alghero, Stefano Lubrano, interviene sulla vicenda del Giudice di pace ribadendo le azioni intraprese dall’amministrazione comunale per scongiurarne la soppressione, già illustrate nella recente riunione dei capigruppo. «Quanto era nelle nostre possibilità è stato fatto, tutte le strade percorribili sono state percorse. Tutti noi – spiega – abbiamo il dovere di batterci per la salvaguardia di un servizio così importante per la collettività. Il rispetto della volontà del Consiglio Comunale è indiscutibile, ed era importante rispondere con i fatti, nei tempi e nei modi coerenti, nel pieno rispetto reciproco».

E non lesina qualche frecciata alla minoranza: «le fughe in avanti e gli espedienti per cercare facili individualismi non sono certo gli atteggiamenti adeguati per la difesa degli interessi della collettività. Purtroppo, chi ha voluto abbandonare il percorso unitario ha perso un’occasione importante per contribuire ad una battaglia che richiede coesione e non personalismi». Dello stesso avviso il presidente del Consiglio comunale Gabriella Esposito che parla di «occasione persa per l’opposizione». «Di fatto – commenta – sono stati percorsi tutti i passaggi indicati dall’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale che dava mandato al sindaco di mettere in atto qualsiasi attività finalizzata a scongiurare la chiusura dell’Ufficio. Qualcuno ha voluto chiedere un doppione del consiglio comunale che sarebbe stato la fotocopia di quello in cui si è sviscerato abbondantemente l’argomento e si è assunta una decisione univoca».

«Chi ha voluto interrompere il percorso unitario – aggiunge la Esposito – lo ha fatto in maniera del tutto incomprensibile, utilizzando scorrettezze delle quali è bene che se ne faccia a meno una volta per tutte. La richiesta di convocazione dei capigruppo per il giorno 26, occasione per parlare dello stato delle iniziative in corso di esecuzione per il Giudice di Pace, è stata infatti dapprima concordata ed infine disertata in modo plateale quanto inaspettato. Un tema di così forte rilevanza per la città non può essere mortificato ad uso e consumo di un momentaneo colpo di teatro». La richiesta inviata dal sindaco Stefano Lubrano al Ministero della Giustizia per il mantenimento degli Uffici del Giudice di Pace prevede una serie di costi di cui il Comune dovrà farsi carico, oltre a mettere a disposizione un locale di proprietà. Dalle spese di funzionamento degli uffici a quelle del personale, l’amministrazione conta di sopperire utilizzando gli 80 mila euro annui che attualmente paga per il canone di locazione dell’immobile in cui svolge l’attività il Giudice di Pace in via IV Novembre.”
fine

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