Il Consiglio nazionale forense ricorre alla Corte di giustizia europea per chiarire se gli «abogados» italiani compiono un abuso del diritto

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“Il Cnf ricorre alla Corte Ue per chiarire se gli «abogados» italiani compiono un abuso del diritto . L’ordinanza di rimessione chiede di stabilire se le norme sull’esame di Stato risultano aggirate. Sulle pubblicità ingannevoli allertata l’Antitrust

Sarà la Corte di giustizia europea a stabilire se può configurare un’ipotesi di abuso del diritto la condotta di chi acquisisce la laurea in giurisprudenza in Italia, si trasferisce in Spagna per ottenere il titolo di «abogado» e poi torna in Italia e chiede l’iscrizione “automatica” all’elenco speciale degli avvocati stabiliti. Il tutto approfittando della normativa più favorevole a Madrid e dintorni. Questo, in sintesi, il contenuto dell’ordinanza di rimessione ai giudice Ue: a sollevare la questione pregiudiziale è il Consiglio nazionale forense a titolo di giudice speciale delle impugnazioni sui provvedimenti di diniego di iscrizione da parte dei Consigli dell’Ordine locali
Indici anomali
Nel mirino finisce chi ha scelto il trasferimento nel Paese iberico con l’obiettivo di bypassare l’esame nostrano. Il Cnf sottolinea come la prassi potrebbe costituire un’ipotesi di abuso del diritto, vietato dall’articolo 4 del Trattato Ue, una norma sopraordinata alla direttiva 98/5 sullo stabilimento degli avvocati in Europa. Ed è la stessa giurisprudenza comunitaria a riconoscere alle autorità nazionali competenti – in questo caso i Consigli dell’Ordine – il diritto/dovere di accertare eventuali abusi del diritto in caso di indici di anomalia: nello specie l’abuso starebbe appunto nel superamento della legislazione nostrana che impone il superamento di un esame di Stato come condizione per l’esercizio della professione forense in Italia.
Pubblicità ingannevole
Il Cnf, intanto, avverte l’Antitrust della questione pregiudiziale sottoposta ai giudici Ue e segnala all’autorità che «proseguono i messaggi pubblicitari ingannevoli diretti a promuovere servizi finalizzati al conseguimento in Spagna del titolo di “avvocato”»: si tratta di iniziative già sanzionate dall’authority il 23 marzo 2011 su segnalazione dello stesso Cnf. Secondo l’organismo forense la “scorciatoia” contestata ai cittadini italiani che diventano abogados potrebbe costituire una violazione della concorrenza a danno di tutti gli altri che per poter esercitare la professione forense si sobbarcano un percorso di studio articolato per poi sostenere l’esame di abilitazione, invece non previsto in Spagna.

Stabilimento e aggiramento
Materia del contendere è l’articolo 3 della direttiva 98/5/CE, che facilita l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica. Ai giudici Ue si chiede di considerare il principio generale dell’abuso del diritto e l’articolo 4, paragrafo 2, Tue relativo al rispetto delle identità nazionali. E di stabilire una volta per tutte se i Consigli dell’Ordine sono obbligati o meno a iscrivere nell’elenco degli avvocati stabiliti i cittadini italiani che abbiano realizzato contegni abusivi del diritto dell’Unione, come potrebbe essere l’aggiramento della normativa italiana che prevede l’esame, o se invece le autorità amministrative non possano respingere invece le domande; fermi restando, da un lato, il rispetto del principio di proporzionalità e non discriminazione e, dall’altro, il diritto dell’interessato di agire in giudizio per far valere eventuali violazioni del diritto di stabilimento, e dunque la verifica giurisdizionale dell’attività dell’amministrazione.

Principi fondamentali
Ancora. Il Consiglio nazionale forense chiede se sempre l’articolo 3 della direttiva direttiva 98/5/Ce debba ritenersi in contrasto con l’articolo 4, paragrafo 2, Tue nella misura in cui consente di eludere la disciplina di uno Stato membro che subordina l’accesso alla professione forense al superamento di un esame di Stato laddove la previsione della prova per l’abilitazione è disposta dalla Costituzione del Paese membro Ue e fa parte dei principi fondamentali a tutela degli utenti delle attività professionali e della corretta amministrazione della giustizia. Staremo a vedere.”
(Fonte:Dario Ferrara www.cassazione.it)

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