Documenti falsi per cinesi: arrestata avvocatessa Era stata sospesa dall’Ordine a Verona ma continuava a esercitare favorendo l’ingresso irregolare di stranieri

Documenti falsi per cinesi: arrestata avvocatessa
Era stata sospesa dall’Ordine a Verona ma continuava a esercitare favorendo l’ingresso irregolare di stranieri

Era stata sospesa dall’Ordine degli Avvocati di Verona per una vicenda legata al favoreggiamento all’ingresso in Italia di cinesi con false certificazioni, ma assieme al fratello, del Foro di Crotone. pare che R.C. continuasse a svolgere l’attività illecita. Tanto che ieri l’ex avvocato di Verona si è presentata in Prefettura a Ferrara presentando documenti relativi alla pratica di ricongiungimento familiare di una cittadina cinese.

Ed è stata arrestata alle 13 dagli agenti della Squadra Mobile, prontamente avvisati dal personale dello Sportello Unico Immigrazione della Prefettura che si sono accorti che negli stessi documenti qualcosa non andava. In particolare risultavano diverse le firme tra la carta d’identità e il relativo documento prodotto a nome di una donna  che si sarebbe resa disponibile a ospitare in Italia la persona da ricongiungere, senza contare che un altro documento, la procura firmata dalla cinese, risultava essere una fotocopia, peraltro priva delle firme di due avvocati. Con una scusa, il personale della Prefettura ha fatto attendere la 52enne veronese e chiamato la questura che, con Squadra Mobile e Ufficio Immigrazione, ha compiuto in breve gli accertamenti del caso per poi trarre in arresto la donna, immediatamente liberata su disposizione del  pm di turno .

R.C. risultava aver già scontato gli arresti domiciliari disposti in seguito alla chiusura di un’indagine a Verona, lo scorso 10 agosto, che ha portato al deferimento di 43 persone che avrebbero fatto entrare in Italia cinesi con la compiacenza di alcuni legali, fra i quali la stessa 52enne. Lei, con il fratello , pare seguissero le pratiche per i permessi di soggiorno utilizzando cinque immobili di proprietà della madre per dare residenza temporanea alle persone in attesa della preparazione della falsa documentazione. Una volta pronti tutti i documenti veniva dichiarata l’irreperibilità degli ‘ospiti’ per poter invalidare il conrtatto di affitto e far subentrare altri cinesi, perpetrando così un giro d’affari che aveva, secondo quanto accertato nel corso delle indagini, tariffe ben precise. Un visto d’ingresso per lavoro subordinato aveva infatti un costo minimo di 1.500 euro, un rinnovo del permesso di soggiorno 3.000 euro, mentre per il ricongiungimento familiare si dovevano sborsare tra i 6 e i 10 mila euro.

I due sembra fossero il punto di riferimento per l’ingresso di persone di nazionalità cinese in gran parte del nord Italia, da Brescia a Milano, Mantova, Rovigo, Bologna, fino a Trento e Prato e buona parte del Veneto.( Da: estense.com)

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