Nel Salento: dieci uffici di giudici di pace rischiano di chiudere

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Conto alla rovescia per la chiusura degli uffici periferici del Giudice di Pace. Come si apprende dalla stampa locale, nella provincia di Lecce saranno dieci (Casarano, Galatina, Gallipoli, Maglie, Nardò, Otranto, Tricase, Ugento, Alessano e Campi salentina) quelli che il ministero della Giustizia intende sopprimere per contenere le spese dello Stato per recuperare i giudici di pace e gli addetti amministrativi da ricollocare nelle nuove sedi accorpate per potenziarne il funzionamento.

I Comuni potranno presentare domanda, entro il 29 aprile prossimo, per chiedere la salvezza delle sedi. Gli enti locali, da soli o riuniti in consorzio, dovranno accollarsi il costo del funzionamento degli uffici, cancelleria e personale compresi.
Negli ultimi giorni si è appreso che fra i Comuni che già si erano fatti avanti c’è Casarano e Tricase con fondi comunali.
Anche Nardò, d’accordo con Galatone, Leverano, Copertino e Porto Cesareo, lavora al nuovo modello di domanda per mantenere aperti gli uffici neretini del giudice di pace: la spesa stimata è di circa 300mila euro, che potrà essere divisa secondo il criterio del numero degli abitanti. Ogni cittadino, insomma, pagherà all’anno dai 2,5 ai 3 euro. Maglie, invece, si consorzierà con Otranto.
Mentre i Comuni si riorganizzano si rinfocola la polemica sollevata dall’avvocatura, da sempre contraria al nuovo assetto degli uffici giudiziari e convinta, in buona parte, che la legge di revisione della geografia giudiziaria sia illegittima perché iniqua: i Comuni senza soldi, infatti, non potrebbero presentare domanda pur avendo, magari, effettivo bisogno degli uffici e invece quelli con qualche soldo in cassa potrebbero far valere le loro ragioni mantenendo in vita sedi qualche volta inutili e mal funzionanti.
Il segretario provinciale della Federazione di Lecce del Partito Socialista Italiano, da tempo, propone una soluzione che potrebbe evitare di congestionare le già esauste finanze dei cittadini: “Quella della soppressione dei Giudici di Pace è una situazione insostenibile anche perché si chiede ai Comuni di farsi carico di spese non previste (e spesso non di lieve entità’) senza che vengano garantite le coperture statali”. ”La Giustizia – precisa il segretario socialista – non è una funzione propria dei Comuni; è una funzione statale. E lo Stato deve essere in grado di assicurarla. Non si può pensare di far fronte al problema imponendo un ulteriore balzello ai cittadini. Da alcuni anni, infatti, ogni cittadino che intende promuovere un giudizio, anche solo teso a contestare una multa per divieto di sosta, deve pagare il cosiddetto contributo unificato. Se, come normativamente previsto, il contributo unificato serve a far fronte alle spese della giustizia e se gli enti locali dovranno farsi integralmente carico di tutte le spese di funzionamento e di erogazione del servizio, sarebbe giusto che il contributo unificato sia integralmente destinato agli enti locali che decideranno di accollarsi un servizio per i cittadini”. aggiunge : “diversamente il rischio è che solo i cittadini che vivono in enti locali senza problemi di bilancio potranno avere una giustizia più vicina. Gli amministratori locali dovranno adoperarsi con urgenza per chiedere al Ministero di modificare la destinazione del contributo unificato”(Fonte:socialisti-salento.it)

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