“Il nostro processo civile e’ un malato al quale abbiamo dedicato gia’ molte cure, ma che ha bisogno di riceverne ancora”. Lo dice il ministro della Giustizia, Paola Severino, in un’intervista alla Stampa e spiega: “In questi mesi abbiamo gia’ preso decisioni importanti. Ricordo il filtro in appello: in prospettiva ci permettera’ di non accumulare piu’ arretrati. Ma occorre anche aggredire l’arretrato esistente. Abbiamo gia’ cominciato a ragionare con le categorie interessate, intendo i magistrati e gli avvocati, sulle possibili soluzioni. L’idea e’ creare delle task-force da dedicare ai fascicoli pendenti da piu’ tempo”. Un’ipotesi, continua Severino, “e’ formare dei gruppi di lavoro composti da un magistrato e due avvocati.
Abbiamo fatto delle simulazioni: se applicassimo 200 persone a smaltire le cause in appello che sono in attesa di decisione da oltre tre anni, calcolando 40mila sentenze l’anno, impiegheremmo cinque anni per azzerare l’arretrato complessivo”. Sul fronte intercettazioni, per il ministro “va risolto laicamente il problema se partire dal testo gia’ votato in parte in Parlamento o farne uno nuovo”. Si tratta, osserva, di una decisione “politica”, ma “nell’uno come nell’altro caso siamo molto avanti, grazie anche al contributo del confronto svolto con i responsabili dei partiti che sostengono il governo”. Secondo il Guardasigilli e’ “necessario un intervento sui gruppi di pressione” e argomenta: “una regolamentazione del lobbismo ci allinea alla normativa europea. E creando regole comuni in materia di rapporti economici, indirettamente aiutiamo anche la crescita. Chi ha regole difformi, o peggio nessuna regola, rischia di restare ai margini della competizione economica e degli investimenti stranieri”.(AGI)



