Studi legali al setaccio a Bari. L´Ordine forense : faremo piazza pulita

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” Le sentenze erano già pronte, belle e confezionate, sul floppy disk nello studio dell´avvocato amico. Al giudice di pace restavano solo due cose da fare: stamparle e firmarle. Niente imparzialità nella decisione, dunque, ma una stretta commistione fra interessi pubblici e privati. Favori e cortesie, che i personaggi di questo nuovo scandalo si sarebbero facilmente scambiati. Sarebbe questa una delle prove raccolte dai carabinieri del comando provinciale, che indagano su giudici e avvocati di Bari e provincia.

L´inchiesta, avviata dal procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, riguarda una presunta associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri reati, composta da giudici di pace, avvocati e persino vice procuratori onorari. In tutto una trentina di persone, che avrebbe pilotato la gestione di cause, ricorsi e decisioni riguardanti i problemi quotidiani del cittadino.

Nella giornata di giovedì i militari, su delega della procura salentina, hanno perquisito abitazioni e studi legali di 25 persone, del capoluogo e del circondario, portando via carte, documenti, personal computer e hard disk. Ma anche fascicoli che, a quanto pare, contenevano sentenze già pronte per esser firmate dai giudici. Cinque sarebbero gli avvocati baresi coinvolti, due del Foro di Trani e altri di altre località della provincia.

Ad alcuni degli indagati, la procura di Lecce contesta anche l´articolo 7, e cioè l´aggravante di aver agevolato l´attività di un´associazione mafiosa. Un filone dell´inchiesta si riferisce, infatti, alla facilità con cui alcuni sorvegliati speciali riuscivano, nonostante la limitazione imposta loro dalla sorveglianza, a riottenere la patente.

Secondo l´ipotesi accusatoria, gli avvocati indagati avrebbero in qualche modo corrotto i giudici di pace per ottenere da questi la sospensione del provvedimento amministrativo di revoca della patente notificato ai loro assistiti, tutti pregiudicati ritenuti affiliati a clan mafiosi di Bari.

Ai pregiudicati il documento di circolazione era stato revocato dal prefetto su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari che aveva adottato nei loro confronti misure di sorveglianza speciale (dalle quali deriva la revoca del permesso di guida), e sequestri patrimoniali.

Presentato il ricorso al giudice di pace, i legali ottenevano subito (e, secondo l´accusa, ingiustamente) la sospensione del provvedimento prefettizio e i loro assistiti tornavano in possesso della patente con la quale scorrazzavano per le strade di Bari compiendo anche reati. La sospensiva durava fino alla fine del processo di merito (che solitamente termina dopo alcuni anni), che si poteva anche concludere con un “no” alle richieste degli avvocati, i quali però avevano incassato di fatto un risultato favorevole per i propri assistiti. Nel frattempo, infatti, era probabile che il periodo di sorveglianza fosse ormai terminato. Non a caso, dunque, la disponibilità di alcuni giudici di pace alla restituzione della patente di guida era conosciuta negli ambienti malavitosi baresi.

Un altro filone dell´inchiesta riguarda, inoltre, processi pilotati relativi ad incidenti stradali. Anche in questo caso le sentenze favorevoli sarebbero state oggetto di episodi di corruzione. Nell´indagine, intanto, sarebbero entrati anche i vice procuratori onorari, quasi sempre avvocati che però, come prevede la norma, dovrebbero svolgere la carica di magistrato al di fuori del circondario del Foro al quale sono iscritti. Molto spesso, però, questa incompatibilità non viene rispettata e per vigilare su questa irregolarità nei mesi scorsi si era attivata la Camera penale.

Promette una ferma posizione anche il nuovo Consiglio dell´Ordine degli avvocati di Bari: «Se le indagini vanno avanti e i reati contestati ai colleghi indagati sono accertati – mette in chiaro il neo presidente Manuel Virgintino, a due giorni dal suo insediamento – non c´è dubbio che il Consiglio adotterà subito gli strumenti cautelari consentiti dalla nostra legge professionale, e cioè la sospensione. C´è poco da fare, a maggior ragione se poi si apre un processo penale»” di Mara Chiarelli(fonte:bari.repubblica.it)

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