Giudici di pace: è allarme per l’organico decimato.

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“Giudici di pace, è allarme per l’organico decimato. Ne sono rimasti 34 su 140 . Ad Aosta è uno solo. E le udienze non calano Il governo concede un anno di proroga al mandato. E si attendono i frutti del nuovo bando – PRENDONO poco più di 35 euro per un giorno di udienze e circa 50 euro a sentenza. Ma sono sempre di meno, a fronte di un carico di lavoro che non è destinato a ridursi. Duro lavoro quello dei giudici di pace, le cui fila sono sempre più sguarnite. A Torino sono 34. Dovrebbero essere 140. In Valle d’Aosta ce n’è soltanto uno. Anziché otto. C’è da augurarsi che nessuno si ammali, e che non sorgano mai problemi di incompatibilità. Perché di anno in anno, per via anche dei pensionamenti e di chi sceglie di dedicarsi soltanto all’avvocatura, diminuiscono sempre di più.
E chi se ne va, non viene sostituito. Le ultime “infornate” di nuovi giudici di pace si sono avute sei anni fa. Concorsi nuovi, da allora, non sono più stati fatti, e chi l’aveva passato non è poi stato nominato. intanto, a Torino, tutti ormai procedono con proroghe di anno in anno, senza sicurezze e tanti dubbi sul futuro. «Quest’anno a Torino abbiamo avuto almeno sette o otto pensionamenti – ha spiegato Franco Corsi, coordinatore dei giudici di pace di Torino – il nostro carico di lavoro è aumentato, e abbiamo una serie di obblighi con cui confrontarci. Dobbiamo garantire tre udienze a settimana e la sentenza deve essere emessa entro un determinato lasso di tempo». «Le nomine sono quadriennali rinnovate per tre volte – spiega ad esempio il giudice di pace di Torino Alessandra Buchi – dopo di che si fa domanda di proroga: vengono esaminate a campione le sentenze emesse, si verifica il lavoro svolto, l’assenza di segnalazioni ecc.., e il consiglio giudiziario propone la riconferma al Csm». Un sistema un po’ complesso, che secondo i magistrati onorari poteva andare bene per il passato, quando a scegliere di amministrare la legge in nome del popolo (ma senza toga) erano soprattutto avvocati al termine della loro carriera. Molto più duro invece per le generazioni successive, che si ritrovano, ormai da anni, ad avere acquisito una professionalità accumulata nel tempo, una responsabilità e un lavoro a tempo pieno come i colleghi della magistratura ordinaria, senza tuttavia poter usufruire di un’assistenza previdenziale. Niente mutua, maternità facoltativa o contributi per la pensione, insomma. Pochi giorni fa è arrivata l’ultimo rinnovo dal governo: chi è in scadenza, potrà lavorare ancora per un anno. E il Csm ha emesso il bando con i posti vacanti nelle varie sedi: chi è incompatibile per via della riorganizzazione della geografia giudiziaria (chi esercita la professione di avvocato non può infatti fare il gdp nello stesso distretto) può scegliere di spostarsi con la più ampia scelta. Anche perché i posti vacanti sono moltissimi: 78 quelli messi a disposizione, ad esempio, solo su Torino. Proprio nel capoluogo, negli ultimi mesi, ci sono stati più pensionamenti che altrove. Tanto da rimanere in 30 per il civile, e solo più in 4, ma a novembre scenderanno a tre – per il penale. «La soppressione degli uffici periferici fa ipotizzare che il numero di giudici di pace almeno su Torino sia destinato ad aumentare – ha spiegato l’avvocato Alberto Pavese, coordinatore dei giudici di pace del Piemonte – ma la situazione dell’organico resta comunque preoccupante. Ci sono casi come a Vercelli, dove il gdp Enrica Borgna è rimasta l’ultima su sette, ed è al momento anche reggente per l’ufficio di Trino Vercellese, (in via di soppressione). Impressionante poi, che per un’intera regione, come la Valle d’Aosta, ci sia solo l’avvocato Luciano Marocco come giudice di pace». La riforma della geografia della giustizia incide pesantemente sui giudici di pace: in tutta Italia dovrebbero essere soppressi 667 uffici su un totale di 846. Connessi a trasferimenti e accorpamenti sorgono però problemi sia di spazio che di organizzazione. «A Torino ad esempio, ci sono giudici che dividono la stanza con i cancellieri che verbalizzano le udienze, e ruotano a turno arrivando dal tribunale». Non è da poco però il loro carico di lavoro. Lo scorso anno i giudici di pace hanno smaltito 72.385 fascicoli, di cui 14.980 in materia penale. Affrontano le materie più vaste. Dai ricorsi per le multe (diminuiti a causa dell’elevato costo per il contributo unificato), ai reati legati all’immigrazione clandestina e violazioni degli ordini di allontanamento del Questore. Finiscono davanti a loro le liti condominiali dai risvolti sia civili che penali, i vicini di casa che iniziano a lamentarsi per la televisione troppo alta e finiscono con il proferirsi ingiurie o minacce. Oi litigi stradali occasionali, le lesioni colpose e gli incidenti stradali. «Le tematiche che ci troviamo ad affrontare sono diventate con il passare degli anni sempre più complesse – spiega ancora il giudice di pace Corsi – io sono entrato nel 1995, ho una lunga esperienza: siamo nati come giudici dilettanti, ora affrontiamo cause e problemi come se fossimo giudici togati. Dobbiamo cioè affrontare questioni non facili, mi riferisco ad esempio al codice della strada e delle assicurazioni, con problemi a non finire. L’unica cosa che è cambiata dal ’95, è il pagamento: all’epoca prendevo 300 mila lire ogni tre mesi, ora siamo pagati a cottimo. Ma non ho mai potuto versare i contributi». Anche a causa della riduzione di organico si sono allungati i tempi di definizione di una causa, ma i processi risultano comunque più brevi che nei tribunali ordinari. Davanti al giudice di pace, nel caso in cui non si trovi un accordo fra le parti, si può sperare in una sentenza nel giro di una decina di mesi. Le cause penali sono comunque, in media leggermente più lunghe che nel civile: la stima è di 339 giorni. Colpisce un dato significativo: sono pochissime le sentenze appellate (in questo caso si procede davanti al tribunale), meno del 5 per cento del totale.” SARAH MARTINENGHI
(fonte:associazionenazionaleavvocatiitaliani.it)

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