
Mentre per quanto riguarda l’organizzazione dell’ufficio del giudice di pace di Roma si presentano ricorsi al TAR…
” pubblichiamo la replica ad un articolo pubblicato su Qelsi Quotidiano lo scorso 3 ottobre dal titolo “Il boicottaggio dei sindacati a scapito dell’attività dei giudici di pace”
Con riferimento all’articolo pubblicato sul giornale on line “Qelsi Quotidiano” lo scrivente in qualità di Presidente dell’Associazione Regionale Giudici di Pace e di Giudice della Sezione Penale dell’Ufficio del Giudice di Pace di Bologna sente il dovere precisare quanto segue.
L’intervento di chi scrive non è finalizzato a difendere o accusare, bensì a tutelare il decoro dell’Ufficio ed a precisare la reale situazione dello stesso.
Premesso questo, si prescinde dai toni utilizzati nel riferirsi al personale amministrativo ed ai magistrati dell’ufficio e questo perché l’acrimonia ed il linguaggio utilizzato non meritano alcun commento.
Sorprende comunque il titolo “boicottaggio dei sindacati”.
Quanto scritto non rappresenta in modo assoluto i rapporti tra la dirigenza dell’ufficio ed i sindacati. Non vi è e non vi è mai stato alcun boicottaggio da parte di alcuna sigla sindacale ma unicamente un leale confronto per risolvere i numerosi problemi dell’Ufficio.
Ma soprattutto non si vede in cosa consiste questo presunto boicottaggio.
Ci si riferisce ad un episodio accaduto in udienza che, sostanzialmente riguarda un banale problema di sostituzione di un cancelliere in udienza, per creare un inesistente motivo di scandalo.
Si scomoda il procuratore Giovannini, ipotizzando un’inesistente richiesta di relazione – non si comprende poi su quale argomento – mentre lo stesso era unicamente presente nell’edificio ove è situato l’ufficio del giudice di pace poiché nel medesimo stabile vi è una sezione della Procura da lui diretta.
Non corrisponde al vero che la sezione penale è paralizzata da non meglio precisate azioni sindacali e soprattutto non corrisponde assolutamente al vero che i magistrati della predetta sezione compiono attività di pubblicazione sentenze o di scarico di altri provvedimenti.
I magistrati della sezione penale si recano in ufficio anche al di fuori delle giornate d’udienza ma per redigere i provvedimenti di competenza del magistrato e studiare i fascicoli e, quindi, per svolgere quindi attività proprie della funzione giudiziaria e non certo per intervenire nell’attività amministrativa.
Non si può non sottacere l’ingiusta e non veritiera immagine che si da della dirigenza di questo ufficio che, nel corso degli anni, è riuscita a gestire l’emergenza delle sanzioni amministrative ed a garantire il funzionamento dello stesso, predisponendo nonostante la grave carenza di risorse, moduli organizzativi che hanno consentito di garantire il servizio all’utenza.
Ma, soprattutto, va censurata l’ingiuriosa descrizione – tra l’altro non corrispondente al vero – che nel predetto articolo viene data del personale amministrativo.
Non ci si sofferma, si ripete, sulle singole e numerose espressioni utilizzate e questo sia perché non meritano alcun commento sia poiché indice di una gratuita acrimonia verso chi si dedica al servizio pubblico.
Si precisa, però, ad onor del vero, che l’ufficio iscrizioni a ruolo gestisce un servizio sensibile di questo ufficio in quanto la maggior parte dell’utenza non è tecnica (ossia non sono avvocati) e quindi richiede un maggiore impiego di tempo. Conseguentemente il personale preposto non solo deve avere porre un grande impegno nel proprio lavoro ma soprattutto avere una grande capacità organizzativa e di rapportarsi con il pubblico.
Si precisa poi che i cancellieri della sezione penale che assistono il magistrato in udienza redigono il verbale a mano perché non è prevista alcuna stenotipia per gli uffici del Giudice di Pace. Chi scrive invita ad immaginare cosa vuol dire iniziare a verbalizzare a mano dalle 09.00 e terminare alle 18.30 e ad immaginare le difficoltà nella gestione del carico di lavoro penale di una città come Bologna in una cancelleria composta da solo quattro unità.
Si precisa inoltre che le cancellerie civili hanno un compito maggiormente gravoso rispetto a quelle degli altri uffici giudiziari in quanto le norme speciali in materia di ricorsi amministrativi onerano questi uffici di adempimenti (quali ad esempio le notifiche) che nei riti ordinari sono a carico delle parti e quindi che il carico di lavoro per fascicolo per questi è doppio rispetto agli altri uffici giudiziari.
Si precisa che quelli che sono stati definiti, in modo ingiusto ed irrispettoso, ‘un manipolo di asilanti’, hanno contributo a riorganizzare l’archivio dell’ufficio del giudice di pace e nei cui confronti occorrerebbe mostrare maggiore gratitudine e non disprezzo.
Quello che manca, nell’articolo del 3 ottobre, è il rispetto per le persone, da parte di chi, da una comoda tribuna, preferisce scagliarsi contro chi non può difendersi.
E’ facile lanciare sassi contro chi lavorando in prima linea, nonostante una rilevante riduzione del personale ed un aumento degli adempimenti, cerca di offrire un servizio all’utenza nel miglior modo possibile e questo nell’interesse del funzionamento della macchina della giustizia, attribuendogli le colpe di un sistema che non funziona per ragioni che vanno ben al di là delle responsabilità dei singoli uffici.
Per questo è necessario che nel momento in cui si decide di intervenire per descrivere l’attività di un ufficio pubblico ed in particolare di un ufficio giudiziario ci si informi presso chi opera all’interno di questo e può offrire spiegazioni su eventuali problematiche anziché abbandonarsi a grotteschi luoghi comuni e prendere come veritiere affermazioni date da non meglio definite fonti che sostano nei corridoi degli uffici o a di fuori di questi.
Il diritto all’informazione ed alla cronaca costituisce uno dei pilastri della nostra democrazia perché consente al cittadino di decidere, nella piena consapevolezza delle proprie scelte.
Ma proprio per questo, è necessario che l’informazione da un lato oltre ad essere corretta debba corrispondere al vero e dall’altro venga data senza ingiuriare con toni gratuitamente offensivi persone che svolgono il proprio incarico con impegno e dedizione – nonostante oggettive carenze di personale e di strutture – per spirito di servizio e nell’interesse del Paese.
Il Presidente dell’Associazione Regionale
Gentile avvocato ,
ci fa piacere che riconosca che “Il diritto all’informazione ed alla cronaca costituisce uno dei pilastri della nostra democrazia perché consente al cittadino di decidere, nella piena consapevolezza delle proprie scelte”. Ci rammarichiamo invece, che Lei non abbia condiviso quanto da noi scritto, valutandolo come “indice di una gratuita acrimonia verso chi si dedica al servizio pubblico”, “ingiusto e irrispettoso” e non meritevole di commento limitatamente a talune considerazioni.
Debbo dire che neppure Lei si preoccupa di dimostrare rispetto della professionalità e serietà altrui.
Mi riferisco alla parte della Sua replica che recita quanto segue: “(…) nel momento in cui si decide di intervenire per descrivere l’attività di un ufficio pubblico ed in particolare di un ufficio giudiziario ci si informi presso chi opera all’interno di questo e può offrire spiegazioni su eventuali problematiche anziché abbandonarsi a grotteschi luoghi comuni e prendere come veritiere affermazioni date da non meglio definite fonti che sostano nei corridoi degli uffici o a di fuori di questi”.
Lei ci accusa di dare credito a fonti sbagliate e di non verificare le notizie, di fatto. Senza però poter sapere quali siano le nostre fonti.
Noi di Qelsi Quotidiano non solo ci siamo “informati presso chi opera all’interno di un ufficio giudiziario”, ma abbiamo fatto di più. L’autore dell’articolo del 3 ottobre è infatti proprio una persona che lavora all’interno dell’ufficio giudiziario in questione.
Cordiali saluti.
Direttore responsabile di Quotidiano Qelsi”(fonte:qelsi.it)



