
” strage chinnici Un giudice dall’alta “tensione morale”, il cui “metodo investigativo” ha permesso “di raccogliere successi insperati nella lotta alle associazioni mafiose, cogliendo rapporti e collegamenti che condussero in seguito ad individuare autori e cause di efferati delitti rimasti fino allora impuniti e di comprendere la complessa realtà di Cosa nostra”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato Rocco Chinnici nel giorno del trentesimo anniversario della strage di via Pipitone Federico a Palermo, nella quale, insieme al giudice, persero la vita il maresciallo dei Carabinieri, Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi.
In un messaggio alla figlia del giudice, l’ex assessore regionale Caterina, e ai famigliari delle vittime, il capo dello Stato ha sottolineato il ruolo di Chinnici nei successi nella lotta alla mafia ottenuti in seguito dal pool di Palermo: “Consapevole dell’altissimo rischio personale connesso al rigoroso impegno nella lotta alla criminalità organizzata, seppe trasmettere le sue intuizioni ai collaboratori, che ne raccolsero il testimone”.
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Tra i magistrati che raccolsero questa eredità c’era anche Piero Grasso: “Uomo di altissime doti umane e morali – ha ricordato in una nota il presidente del Senato – Rocco Chinnici è stato un magistrato integerrimo, un punto di riferimento determinante nella formazione mia e di tanti colleghi, tanto da essere soprannominato il giudice papà, perché per noi fu testimone e maestro”.
Questa mattina, nel luogo dell’eccidio, sono state deposte alcune corone di fiori. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, quello della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, il procuratore Francesco Messineo, il questore Nicola Zito e il sindaco Leoluca Orlando.
“La lotta di Chinnici – ha detto il ministro Cancellieri – non si esauriva nell’aula dei tribunali. In un periodo in cui la principale fonte di ricchezza era il traffico di stupefacenti, riteneva essenziale parlare in prima persona alle principali vittime della droga: i giovani. Li incontrava nelle scuole per mobilitare le loro coscienze”. Anche per questo suo impegno civile, Chinnici “divenne un bersaglio della mafia, ucciso con un gesto cosi eclatante che, nelle intenzioni della mafia, sarebbe servito da monito per chi avesse voluto raccogliere il suo esempio”. Ma, come dimostrarono i fatti successivi, Cosa nostra “aveva sbagliato i suoi conti”.
A ricordare l’impegno nei confronti dei giovani è stato anche il presidente dell’Anm Sabelli: “Fu tra i primi a rivolgersi alle scuole per sensibilizzarle alla pericolosità di Cosa nostra”. Per il ministro D’Alia, “Chinnici è stata una delle personalità che ha fatto la storia giudiziaria del nostro Paese, un esempio di coraggio”. Un esempio portato avanti nonostante “la solitudine all’interno del palazzo di giustizia”, come ha ricordato detto il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato: “C’erano magistrati collusi che operavano pressioni per aiutare i mafiosi. E questo rende ancora più onore a Chinnici che fece un gesto coraggioso, inedito, e con una circolare stabilì che tutti i giudici istruttori, che avevano ricevuto pressioni per agevolare criminali, dovevano segnalarlo. Fu un gigante di etica pubblica che iniziò a fare pulizia nel palazzo di giustizia”(fonte:larepubblica.it.palermo)



