
Pubblichiamo un articolo relativo alla vicenda Shalabayeva sulla quale Udgdp si riserva di commentare successivamente nei prossimi giorni salvaguardando la posizione del giudice di pace.
“Il premier Letta è stato di parola. «Ci sono passaggi poco chiari, saranno accertati» aveva promesso mercoledì al question time. Così «poco chiari» che sono bastate 48 ore per chiarire che l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua è stato un clamoroso errore.
Il comunicato di Palazzo Chigi arriva poco dopo le sei del pomeriggio. L’espulsione è stata «revocata», a conferma che era illegittima, come dicono da un mese gli avvocati. «Risulta inequivocabilmente – si legge nella nota – che l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate ai vertici del governo: né al presidente del Consiglio, né al ministro dell’Interno e neanche al ministro degli Affari esteri o al ministro della Giustizia».
Dunque il governo non sapeva, sostiene Letta, che prima della decisione è stato oltre un’ora a confronto con i ministri Alfano, Cancellieri e Bonino. E chi ha eseguito l’espulsione, si legge ancora nel comunicato di Palazzo Chigi, «lo ha fatto sulla base di quattro distinti provvedimenti di autorità giudiziarie di Roma (Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni il 30 maggio, Giudice di Pace il 31 maggio, Procura della Repubblica presso il Tribunale e Procura della Repubblica per i minorenni il 31 maggio)». Se non ci fosse di mezzo una bambina di sei anni, sarebbe una farsa. Così invece è un dramma umano che evolverà presto in una disputa diplomatica con le autorità del Kazakistan che hanno preteso il rimpatrio delle due persone. «Saranno subito attivati i canali diplomatici per far rientrare in Italia Alma e la figlia» prometta Letta. Ma sarà molto difficile rivederle a Roma nella villa di Casal Palocco dove sono state «sequestrate» il 29 maggio scorso. Perché Alma Shalabayeva e la figlia Alua sono moglie e figlia di Muktar Ablyazov, magari non uno stinco di santo, ma certo è il principale oppositore politico del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, potentissimo oligarca a capo di un Paese che detiene da solo il 60 per cento delle risorse minerarie dell’ex Urss. E la cui potenza energetica tiene in ostaggio, è il caso di dire, mezza Europa e anche un pezzo di Stati Uniti. Piccoli dettagli non trascurabili – e che vanno subito chiariti prima di inoltrarsi in questa storia dove c’è dentro un po’ di tutto, spie, molti Paesi, giacimenti di gas e petrolio – Nazarbayev è amico di Silvio Berlusconi e l’Eni è in gara per ottenere importanti concessioni energetiche.
La giornata era cominciata con l’annuncio dei Cinque stelle, i primi a denunciare il giallo kazako il 5 giugno scorso in aula al Senato, che avrebbero «presentato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno Angelino Alfano» che, in quanto numero uno del Viminale, «dopo un mese non ha ancora saputo rendere le necessarie spiegazioni sui fatti accaduti a Roma tra il 29 e il 31 maggio». A fare irruzione nella villa di Casalpalocco la notte tra il 28 e il 29 maggio scorso sono stati infatti uomini della Digos e della squadra mobile di Roma. Era informato il prefetto Giuseppe Pecoraro. Ieri di buon mattino senatori 5 stelle insieme con i rappresentanti della ong Open Dialog, a lungo unica fonte di notizie di questa storia, hanno annunciato anche di voler andare in delegazione nella città di Almaty, dove Alma e Alua sono agli arresti domiciliari dal 1 giugno. «Mia figlia rischia di andare in orfanotrofio» ha scritto in un post da una località sconosciuta Muktar Ablyazov. Sempre ieri mattina anche Sel ha presentato un’interpellanza chiedendo al ministro Alfano perché due dei principali protagonisti di questa faccenda, il dirigente della Digos Lamberto Giannini e il numero uno dell’immigrazione Maurizio Improta, «stanno entrambi per essere promossi». L’interpellanza di Sel è chiaramente provocatoria. Sia Giannini che Improta sono infatti tra i migliori dirigenti della polizia di Stato. E non c’è dubbio che se c’è qualcosa di errato nelle procedure da loro seguite, queste procedure sono state «comandate dall’alto e non sono state iniziative spontanee». In queste settimane molti partiti, compresi Pd e Lega, hanno presentato interrogazioni parlamentari. Tutte rimaste però senza risposta da parte del responsabile politico dell’espulsione, ormai chiaramente illegittima, della donna e della bambina, «nel giro di tre giorni – denunciano gli avvocati Gregorio Valenti e Riccardo Olivo – prese, trascinate via da casa, sbattute tra questura, ufficio immigrazione e Centro di espulsione e imbarcate su un volo privato». Espulse in quanto clandestine, ma clandestine non erano, e rimpatriate in un paese, il Kazakistan, sotto osservazione per violazione dei diritti umani e da dove erano fuggite perché moglie e figlia del principale oppositore dell’assai discusso Nazarbayev.
La famiglia di Ablyazov è dal 2004 in fuga dal Kazakhstan per motivi politici. Muktar Ablyazov è nella lista dei ricercati dell’Interpol per una lunga sequenza di reati finanziari ma la sua colpa principale è quella di essere un «nemico» di Nazarbaiev. Fino al 2011 si è rifugiato a Londra con la famiglia. Alla fine di quell’anno la polizia gli ha comunicato che il livello della minaccia per la sua famiglia era troppo alto. Da allora è cominciata una fuga attraverso l’Europa (Lettonia, Francia, Svizzera) che si è conclusa a Roma il 31 maggio scorso. Solo che Ablyazov è ancora libero e ricercato. E il governo italiano ha invece consegnato al governo di Almati una donna e una bambina che adesso sono agli arresti domiciliari e sono chiaramente «ostaggi» di un’operazione che deve concludersi con la consegna di Ablyazov. La storia somiglia troppo a una replica del caso Abu Omar. Una rendition travestita da espulsione. Quelli che seguono sono solo alcuni dei punti oscuri, «falsi» li definiscono gli avvocati Gregorio Valenti e Riccardo Olivo, di cui il ministro dell’Interno Alfano deve rendere conto il prima possibile. 1) La notte tra il 28 e il 29 maggio una cinquantina di uomini della Digos e della Mobile fa irruzione nella villa di Casalpalocco «senza un mandato e senza dichiarare la propria identità». Cercano Ablyazov. Uomini di intelligence anche straniere, israeliani, lo hanno fotografato in quella casa. Ma l’uomo non c’è. L’ordine di irruzione non arriva dalla magistratura ma, denunciano gli avvocati, «con un fax dell’ambasciata kazaka di Roma inviato direttamente in questura». Non è possibile che un’ambasciata straniera ordini di fare irruzione alla polizia italiana. Chi è intervenuto, allora? 2) In assenza del ricercato principale, la polizia porta via Alma con l’accusa di avere «un passaporto falso». In realtà la donna ha due passaporti kazaki e uno della Repubblica Centroafricana. Non sono falsi. E anche se su quello africano è scritto un altro nome – Alma Ayan e non Salabayeva – la polizia sa, sulla base della documentazione arrivata dall’ambasciata, che la donna è la moglie del noto dissidente ed oppositore kazako. Perché, allora, la porta via avviando la procedura d’espulsione amministrativa eseguita in tempi rapidissimi e sempre in assenza degli avvocati? 3) Alma ha richiesto in ogni momento di quei tre lunghi giorni di avere asilo politico. Perché nessuno ha mai avviato la pratica? Palazzo Chigi dice che sarà il capo della polizia a fare luce sul mistero. Ma Alessandro Pansa si è insediato al Viminale il 31 maggio, nel pomeriggio. Quando Alma e Alua erano già su un jet privato che le portava da Ciampino ad Almaty. Da dove ora difficilmente potranno tornare indietro. Anche se lo pretende il premier italiano.”(fonte:unita.it)



