Pubblichiamo l’articolo della giornalista Raffaella Cosentino apparso su Repubblica.it di oltre un mese fa sull’episodio che in queste ore sta emergendo nella sua gravità, coinvolgendo il Presidente del Consiglio Letta ed il Ministro degli Esteri Bonino italiani che non sapevano nulla ed hanno chiesto spiegazioni al Ministro dell’Interno Alfano.( altri articoli apparsi sulle testate on line sono pubblicati in coda)
“Immigrati kazaki, il rimpatrio dal Cie di moglie e figlia dell’oppositore al regime
Una vicenda opaca con risonanze internazionali. La donna e la bambina di 6 anni prelevate da una villa a Casal Palocco con un blitz della polizia. L’allarme del Consiglio italiano per i rifugiati: “Rischiano torture”. Non è la prima volta che viene denunciato l’uso del CIE per finalità dubbie
ROMA – Ricorda il caso di Abu Omar la strana e inquietante storia del rimpatrio lampo in Kazakistan di una donna, Alma Shalabayeva, con la sua bambina di sei anni, passando per il Centro di identificazione e di espulsione (CIE) di Ponte Galeria. Una vicenda che sta facendo il giro del mondo, riportata da testate austriache e britanniche, e denunciata in Italia dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), che ha raccolto la segnalazione dell’avvocato della donna, Federico Olivo.
L’irruzione nella casa. Alma e sua figlia vivevano in una villa a Casal Palocco, alla periferia di Roma. Il 29 maggio numerosi poliziotti hanno fatto irruzione nella casa, alla ricerca del marito, il dissidente politico e magnate kazako Muktar Ablyazov. L’uomo è un oligarca al momento latitante, che ha ottenuto asilo politico in Gran Bretagna ed è al centro di una complicata vicenda giudiziaria internazionale. Secondo quanto racconta l’avvocato Olivo, gli agenti avrebbero agito sulla base di un mandato di estradizione kazako per Ablyazov. Non trovandolo in casa, i poliziotti hanno prelevato la moglie, mentre la bambina inizialmente è rimasta con la zia. Alma Shalabayeva è poi finita nel Cie di Ponte Galeria perché secondo le autorità italiane aveva un passaporto africano falso ed era irregolare in Italia. A tempo di record, il 31 maggio, è stata imbarcata su un volo per il Kazakistan assieme alla figlia, in violazione delle leggi italiane ed europee che prevedono la possibilità di fare ricorso contro l’espulsione e di chiedere asilo politico.
I primi sospetti. A destare sospetti è il modo in cui è avvenuto il rimpatrio. Solitamente le persone sono trattenute nei CIE per mesi e le espulsioni avvengono usando voli di linea, oppure voli speciali gestiti dall’agenzia europea delle Frontiere, Frontex. Invece, secondo quanto è trapelato fino a questo momento, madre e figlia, sarebbero state portate via su un aereo privato partito dall’aeroporto di Ciampino senza altri passeggeri. Non è chiaro chi abbia messo a disposizione il volo e se la scorta sull’aereo era composta da agenti kazaki. Secondo il Cir, che ha interessato il ministro degli Esteri Emma Bonino, esiste il “rischio molto concreto che la signora Shalabayeva possa subire nel suo paese trattamenti disumani”. L’ente morale e Onlus ricorda con preoccupazione l’ultimo rapporto di Amnesty International, da cui risulta che in Kazakistan “pratiche di tortura sono regolarmente perpetrate nei confronti di oppositori e dissidenti da parte delle forze di polizia e di sicurezza”.
In mano al presidente-dittatore. Il Paese asiatico, importante produttore di petrolio e di gas, è dal 1991 in mano al presidente-dittatore Nursultan Nazarbayev, che ha ripetutamente silenziato con la repressione oppositori e media indipendenti. Come nel caso dello sciopero dei lavoratori petroliferi di Zhanaozen, che chiedevano migliori condizioni di lavoro e sono stati massacrati dalla polizia. Almeno 15 i morti, secondo le cifre ‘ufficiali’. È un regime ricco e influente. Basti pensare che il genero del presidente Nazarbayez, Kulibayev, ha comprato la residenza del principe Andrea, regalo della regina Elisabetta per le nozze con Sarah Ferguson, pagandola 15 milioni di sterline, tre milioni in più rispetto al prezzo richiesto dal principe. Ecco perché il rimpatrio ad Astana, con “una procedura che raramente si è vista così veloce ed efficiente”, dice il Cir, potrebbe avere violato il Testo Unico Immigrazione e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui nessuno può essere respinto o espulso verso un Paese in cui rischia di essere sottoposto a trattamenti disumani o degradanti.
L’uso del CIE per finalità dubbie. “Alma Shalabayeva è incensurata, non ha commesso alcun illecito, a meno che non si voglia considerare una colpa l’essere moglie di Ablyazov, questa cosa lascia sbalorditi – commenta l’avvocato Olivo – immagino che si sia opposta al rimpatrio, visto che avevamo messo a verbale nell’udienza di convalida del trattenimento nel Cie davanti al giudice di Pace che lei non voleva tornare in Kazakistan perché temeva di essere sottoposta a violenze. Non c’è stato tempo di fare ricorso, dopo poche ore era già sul volo”. Non è la prima volta che viene denunciato l’uso del CIE per finalità dubbie. Alla fine del 2011 c’era stato il caso di Amine Chouchane, un giovane oppositore del regime di Ben Ali, finito in una cella di Ponte Galeria dopo avere organizzato le elezioni per la Costituente tunisina in Italia come segretario generale dell’Istanza regionale indipendente per le elezioni (Irie).
Coinvolta una bambina di 6 anni. Ma nella vicenda di Casal Palocco è coinvolta anche una bimba di sei anni. “Sono andati a prenderla a casa – commenta ancora l’avvocato – e l’hanno messa sull’aereo con la madre, forse senza nemmeno dirle che la bambina poteva restare in Italia con la zia, in quel momento la legittima affidataria. Io non ho visto alcun provvedimento di un giudice su questo”. Dalla sua pagina Facebook, Muktar Ablyazov accusa il presidente kazako Nursultan Nazarbayev di avergli rapito la famiglia, affermando che il dittatore “è ora passato dalla repressione politica alla tattica terrorista di prendere ostaggi”. E ha aggiunto che “il rapimento della mia famiglia è la dimostrazione della natura vile e spregevole del regime di Nazarbayez, che ha fallito nel distruggere me come oppositore politico e ha invece rapito mia moglie e mia figlia di sei anni”. Madiyar Ablyazov, il figlio del magnate, ha detto al quotidiano britannico “Guardian” che non è vero che sua madre aveva un passaporto africano falso, ma che aveva documenti Lettoni autentici, validi nell’Unione europea. Ha aggiunto di non sapere dove si trova il padre.
Il discusso miliardario kazako. Muktar Ablyazov, 50 anni, è un discusso miliardario, accusato di essere l’autore di una delle più grosse frodi bancarie del pianeta. Ex ministro dell’Energia e del Commercio kazako, è tra i fondatori del movimento di opposizione Democratic Choice of Kazakistan. Ha denunciato persecuzioni e torture nel suo Paese, dove è stato in carcere e poi liberato per le pressioni internazionali. Per questo ha ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna. Era presidente di una banca, la BTA, che con la crisi del 2009 è stata nazionalizzata dal dittatore Nazarbayez. Ablyazov è stato accusato dal suo governo di una truffa di 5 milardi di dollari. A quel punto, Ablyazov è fuggito a Londra e ci sono diversi procedimenti aperti nei tribunali inglesi, per i quali si è sempre difeso affermando che si tratta di una montatura, orchestrata dal presidente del Kazakistan come persecuzione politica. Ablyazov è irreperibile da quando un giudice inglese l’ha condannato a 22 mesi di prigione per oltraggio alla corte, per avere mentito sulla reale entità del suo patrimonio. Tra i suoi possedimenti, un palazzo da 17 milioni di sterline ad Hampstead, e Oakland Park, una proprietà da 18 milioni di sterline vicino Windsor.”(Fonte:Repubblica.it)
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Articolo del Corriere della Sera
La vicenda ha contorni ancora confusi, ma la conclusione è chiara: Alma Shalabayeva, moglie dell’uomo d’affari e oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov, ricercato in patria per presunte truffe ed associazione criminale, è stata espulsa sabato 1 giugno da Roma, dove risiedeva dallo scorso anno, insieme con la figlia di sei anni ed imbarcata su un aereo, appositamente arrivato dal Kazakistan, per riportarla in patria. La vicenda è stata ricostruita, nei limiti del possibile, da un lungo articolo a firma di Giuseppe Fumagalli e pubblicato sul sito www.oggi.it, secondo il quale alla ricerca della donna e di suo marito avrebbero partecipato «almeno 50 uomini della Digos a pistole spianate». Non riuscendo a scovare l’uomo, le autorità italiane hanno prelevato Shalabayeva, l’hanno trovata in possesso di un passaporto forse contraffatto e, nonostante l’azione dei suoi avvocati, l’hanno espulsa imbarcandola su un volo in partenza da Ciampino.
Nazarbayev durante una visita ngli Usa (Reuters)
I LEGALI – «Un fatto di una gravità inaudita – ha detto l’avvocato Riccardo Olivo, legale della donna insieme con colleghi dello studio Vassalli – la signora Shalabayeva non ha commesso alcun illecito ed ora è esposta all’elevatissimo rischio di trattamenti disumani, analoghi a quelli cui fu sottoposto il marito nel 2003, quando si opponeva al regime di Nursultan Nazarbayev, e denunciati da Amnesty International». I legali della donna si sono opposti al decreto di espulsione rappresentando alla Questura ed alla Procura i rischi di un trasferimento in Kazakistan e la disponibilità della donna ad abbandonare volontariamente il suolo nazionale. «Nonostante ciò – ha aggiunto l’avvocato Olivo – e con una rapidità sorprendente, è stato decisa l’espulsione. Shalabayeva non andava espulsa perchè non ha fatto nulla di male e, soprattutto, non andava riconsegnata al Kazakistan».
L’AEREO – Il governo di Nazarbayev in effetti non gode fama di correttezza democratica e di tutela dei diritti umani ed è finito molto spesso nel mirino di Amnesty international per le sevizie subite nelle carceri dagli oppositori politici. La preoccupazione dei legali della Shalabayeva non è quindi campata in aria. Inoltre tutta la vicenda ha contorni poco chiari. «Era come se tutto fosse preparato – ha raccontato l’avvocato Olivo a Oggi.it- . A cominciare dal jet di una compagnia austriaca, fermo sulla pista di Ciampino, già nel primo pomeriggio di venerdì, pronto a decollare per il Kazakhistan. Di chi era, chi lo ha mandato e chi lo ha pagato?»
«MACCHINA INFERNALE» – «Sono personalmente intervenuto – prosegue l’avvocato – sui vertici della Procura di Roma per informarli. Il Pm Eugenio Albamonte e il procuratore aggiunto Nello Rossi attraverso anche l’intervento del Procuratore capo Pignatone, sono riusciti a bloccare questa macchina infernale. Ma poi deve essere successo qualcosa, la pressione era troppa e la macchina infernale ha ripreso la sua corsa. Alle 18,30 mamma e figlia decollavano da Ciampino dirette nel loro Paese. Dal punto di vista formale è probabile che tutto sia stato fatto in regola. Da un punto di vista sostanziale hanno dato una donna nelle mani del boia di suo marito. Ed è una cosa raccapricciante, di straordinaria gravità».(Fonte Corriere.it)
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Articolo di Libero.it
ROMA – «Le procedure sono state perfette. Tutto in regola e secondo la legge». Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, valuta così il rimpatrio in Kazakhstan di Alma Shalabayeva e di sua figlia di 6 anni, avvenuto sabato 1 giugno dall’aeroporto di Ciampino.
«Mi sono informata subito della questione, e tutto si è svolto secondo le regole», rimarca il Guardasigilli. La vicenda era già finita sul tavolo del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e dei vertici del Viminale.
Alma Shalabayeva, moglie dell’uomo d’affari kazako Mukhtar Ablyazov, ricercato in patria per presunte truffe, è stata espulsa da Roma. Con lei è stata rimpatriata anche la figlia di sei anni. Imbarcate il 1 giugno scorso su un aereo che le ha riportate in Kazakhstan. «Anche se l’Italia ha deciso di espellere Shalabayeva per un motivo qualunque, come mai l’ha fatto così in fretta e perchè proprio in Kazakhstan?», chiede l’avvocato Riccardo Olivo, legale della donna insieme con colleghi dello studio Vassalli-Olivo.
«Le procedure di rimpatrio sono state corrette», riferiscono all’Adnkronos fonti qualificate del Viminale, spiegando che «il passaporto della donna era falso». Squadra Mobile e Digos erano sulle tracce di Mukhtar Ablyazov. Perciò «nessun giallo », rimarcano fonti investigative che si sono occupate direttamente del caso, sottolineando anche che finchè è stata sul territorio nazionale «non è stato posto il problema della protezione internazionale nei confronti della donna e di sua figlia, nè è stato rappresentato il potenziale pericolo che avrebbero corso tornando in Kazakhstan».
Il marito, aggiungono, «è ricercato con segnalazioni Interpol in 4 nazioni». Gli accertamenti sono scattati perchè è stato segnalato ‘bollettino rossò dall’Interpol per l’ex presidente del consiglio dell’Amministrazione della banca del Kazakhstan BTA.Queste informazioni, spiegano ancora fonti del Viminale, si possono trovare «in qualsiasi banca dati italiana delle forze dell’ordine».
E «chiunque avesse fermato Ablyazov, avrebbe dovuto arrestarlo per fini estradizionali, in quanto ricercato in ambito internazionale». Inoltre la questione del pericolo politico e il rischio tortura per la donna «non sarebbe stata rappresentata nei giorni in cui si è svolta la vicenda». Dunque le attività che hanno portato al rimpatrio, «sono state vagliate da tre autorità giudiziarie: procura di Roma, tribunale dei minori e giudice di pace».
Giovedì 30 maggio le squadre di polizia giudiziaria hanno avuto la segnalazione di una villa a Casal Palocco, alle porte di Roma. Poteva esserci Mukhtar Ablyazov. Decidono per l’azione. Non trovano l’uomo, ma ci sono tracce della sua presenza, «poche ore prima». «Tracce documentali -spiegano fonti qualificate all’Adnkronos- abbigliamento e soldi. Tanti soldi». Identificano i presenti. La donna declina le sue generalità mostrando il passaporto diplomatico sul quale vengono fatti accertamenti. La prima verifica viene fatta con il ministero degli Esteri, per sapere se gode di status diplomatico.
«L’esito è negativo e il passaporto risulta contraffatto in alcune pagine», riferiscono le stesse fonti. Sulla base di questi accertamenti, la polizia giudiziaria fa la denuncia per falso. La bambina viene affidata a familiari, con disposizione del giudice dei minori di Roma e ad Alma Shalabayeva viene notificato il decreto di espulsione, a firma della prefettura di Roma. Si dà comunicazione al Consolato di appartenenza per l’esatta identificazione, mentre al giudice di pace vengono consegnati i documenti per l’udienza di convalida del trattenimento al Cie di Ponte Galeria.
Venerdi 31 maggio, ricostruisce ancora l’Adnkronos, il giudice convalida il provvedimento, alla presenza dell’avvocato difensore della donna. Nel frattempo si accerta l’esatta identità della Shalabayeva della minore. Durante l’udienza di convalida, a quanto è trapelato, sarebbe stato eccepito lo status diplomatico della Shalabayeva, «senza però far riferimento a problemi di natura politica da parte del Paese d’origine». Iniziano quindi le procedure per il rimpatrio. Lo Stato con capitale Astana mette esso a disposizione un volo diretto per il Kazakhstan. È il 1 giugno. L’aereo decolla da Ciampino. Ed è polemica.
A chi contesta la rapidità del provvedimento di espulsione, fonti del Viminale replicano: «Se la signora Shalabayeva non avesse accettato il riaffido della bambina, non sarebbe stata fatta partire per il Kazakhstan, perchè secondo la nostra legge l’unità familiare non deve essere disgiunta. Lei ha accettato che la bambina rientrasse, e ha preso il volo con la minore». La donna sarebbe stata anche autorizzata a chiamare l’affidataria, per far portare la bambina a un punto di incontro, al Terminal di Ciampino.
Non solo. La procura di Roma avrebbe infatti chiesto chiarimenti agli uffici interessati, inviando un decreto ‘ad hoc’ per il nulla osta all’espulsione. Dalla Procura Generale del Kazakhstan si sottolinea che l’autorità italiana ha seguito una procedura regolare. E sul sito dell’ambasciata del Kazakhstan in Italia è pubblicato anche un comunicato ufficiale. Il titolo da parte kazaka non lascia spazi a dubbi: ‘La moglie e la figlia del banchiere fuggitivo Ablyazov sono state espulse dall’Italia in Kazakhstan legittimamente-Procura Generalè. Nel testo si legge: «La polizia italiana -si legge ancora- svolgendo i lavori sull’identificazione e l’arresto di Ablyazov, sul luogo del suo presunto alloggio in periferia di Roma, sono state identificate sua moglie Shalabayeva Alma Boranbayevna e la figlia minorenne Ablyazova Alua Mukhtarovna, ha comunicato lunedì al briefing presso il Servizio delle comunicazioni centrali del Presidente della Repubblica del Kazakhstan, il rappresentante ufficiale della Procura Generale della Repubblica, Nurdaulet Suindikov. Nel corso della verifica, la polizia ha stabilito che Alma Shalabayeva si trovava sul territorio italiano in possesso del passaporto rilasciatole dalla Repubblica Centrale Africana a nome di ‘Ayan Almà, contenente segni visivi di falsità».
«Di conseguenza -convlude la Procura Generale kazaka- ‘tutte le dichiarazioni di Ablyasov sulla violazione dei diritti e delle libertà da parte dei servizi competenti dell’Italia verso la Shalabayeva e la loro figlia sono infondatè. Il 1 giugno la Shalabayeva con la figlia sono state espulse in Kazakhstan».”(Fonte:libero.it)



