Il costo dei CIE ed i controlli alle frontiere

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Pubblichiamo un estratto di un articolo sui Cie ed il loro costo, che riteniamo molto utile per animare un dibattito all’interno della categoria, in questa situazione di crisi economica, che vede anche il fenomeno migratorio mutare assieme ad un complessivo ripensamento sulla regolamentazione dei Cie in Italia ,non ancora prevista legislativamente ,come invece richiede la nostra Costituzione…
“Il costo dei Cie e i controlli alla frontiere. Due studi indicano come le politiche italiane di contrasto all’immigrazione irregolare hanno impiegato oltre un miliardo e 600 milioni di euro per cercare di chiudere le porte dell’ Europa negli ultimi sei anni. Senza contare che 55 milioni se ne vanno ogni anno per tenere in vita i Cie, che “ospitano” centinaia di migranti in attesa di identificazione ed espulsione con un limite massimo di trattenimento di 18 mesi.

Cifre rilevanti aumentate dopo il 2009 con il pacchetto sicurezza per i migranti e poi con l’Emergenza Nordafrica, ma che hanno prodotto nemmeno 80 mila rimpatri. Lo rivelano l’indagine “Costi disumani” redatto dall’associazione Lunaria con il supporto di Open Society Foundations e lo studio risalente ai primi di maggio curato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa intitolato “Criminalizzazione dell’immigrazione irregolare”.

Per Lunaria la spesa pubblica per fronteggiare gli ingressi e le presenze illegali, dal 2005 al 2012, ammonta a un miliardo e 668 mila euro, di cui 1,3 stanziati dallo Stato italiano e 281 milioni dall’Unione Europea. Un miliardo è stato speso per l’attività dei vari centri per migranti, come Cie e Cara, mentre 330 mila sono stati impiegati nel controllo delle frontiere (al 50% circa fondi comunitari) e 117 milioni nelle cooperazione internazionale con paesi terzi. Venti milioni sono andati al rimpatrio volontario assistito e 37 ai rientri forzati.

La ricerca denuncia anche scarsa trasparenza e “reticenza delle autorità competenti, in particolare il ministero dell’Interno, a fornire dati e informazioni a soggetti terzi”. La frammentazione delle fonti di finanziamento rende difficile tracciare un quadro chiaro. Non è possibile, infatti, aggiungere le cifre stanziate dall’Italia per il funzionamento dell’agenzia europea Frontex per il controllo delle frontiere. Il rapporto, che esamina documenti ufficiali italiani, comunitari e internazionali, conclude che i Centri di identificazione e di espulsione non sono efficaci nel contrasto all’immigrazione irregolare ed espongono i migranti a gravi violazioni dei diritti umani “inaccettabili in uno Stato di diritto”. Pertanto è urgente chiuderli, conclude Lunaria, ripetendo quanto chiesto a gran voce da numerose organizzazioni della società civile.

Conclusioni alle quali era giunto, solo con valutazioni economiche, anche il Sant’Anna, i cui curatori calcolavano – mettendo insieme i costi di gestione, quelli per l’attività legale e quelli di costruzione e ristrutturazione delle strutture – in 80 mila euro la spesa per costruire un solo posto letto in più, in circa 20 milioni di euro l’anno la gestione complessiva di tutti i Cie italiani, in 350 euro il gratuito patrocinio a carico dello Stato per una sola persona, mentre 10 euro (lordi) servono per l’emissione di ogni provvedimento di convalida del trattenimento da parte del giudice di pace e 20 euro (lordi) costa il giudice per ogni udienza.

A fronte di questi danari, su 169mila persone “transitate” nei centri tra il 1998 e il 2012, sono state soltanto 78mila (il 46%) quelle effettivamente rimpatriate contro 540 mila migranti rintracciati in Italia in posizione irregolare tra il 2005 e il 2011. Sempre in quel periodo gli stranieri che non hanno ottemperato all’espulsione sono stati il 60%, pari a 326mila persone, mentre i respinti alla frontiera sono stati il 13,6% (73.500 persone), gli allontanati sono stati pari al 26,1% (141.020). Nel complesso, quindi, chi è stato allontanato tramite respingimenti alle frontiere e provvedimenti di espulsione rappresenta il 39,7% del totale dei migranti rintracciati in posizione irregolare. E nel 2009 con la sanatoria le domande di chi lavorava in nero e senza permesso sono state 134mila.

(Fonte:Paolo Lambruschi in www.avvenire.it)

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