
Pubblichiamo un articolo sul Cie di Torino e dobbiamo ancora una volta sottolineare che la situazione dei Cie in Italia ha raggiunto un limite mai sfiorato.Oltre il 50 per cento dei Cie è chiuso per ristrutturazione o per soppressione così come fatto presente da UDGDP da tempo ed attendiamo che la Corte Costituzionale si pronunzi nei prossimi giorni sull’illegittimità o meno costituzionale dei Cie dopo l’ordinanza del giudice di pace di Roma del luglio dello scorso anno.
“Pestaggi e abusi al Cie di Torino.Episodi di violenza segnalati alla delegazione parlamentare guidata dal senatore Manconi che ha fatto visita alla struttura di corso Brunelleschi: “Eccessiva militarizzazione, per una realtà inadeguata, illogica e inefficiente. Da abolire”
Pestaggi, violenze e abusi al Cie di Torino sono stati segnalati da numerosi trattenuti a Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutele e la promozione dei diritti umani, che ha guidato la delegazione parlamentare in una visita al Centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi.
Si tratta «di episodi denunciati da un numero non insignificante di trattenuti – spiega allo Spiffero il senatore – coincidenti nei racconti, circostanziati e dettagliati negli avvenimenti che, pur privi di testimonianze documentarie, fanno pensare che vi sia un fondamento di verità».
Un «clima pesante, già avvertibile dall’eccessiva militarizzazione» di una struttura circondata da garitte, che ospita al momento una ventina di donne e 50 uomini. Episodi che sono stati prontamente sottoposti all’attenzione di Prefettura e delle altre istituzioni. «La situazione che abbiamo riscontrato a Torino – racconta Manconi al termine dell’ispezione svolta con i colleghi Miguel Gotor e Stefano Esposito – è simile a quella dei Cie di tutta Italia. Luoghi che assomigliano a un carcere, addirittura definiti peggio di un penitenziario dagli stessi trattenuti, ma che non lo è e non deve esserlo secondo il nostro ordinamento». Ma non è questa l’unica contraddizione di strutture «che hanno mostrato proprio nell’assolvimento delle funzioni per le quali sono state pensate l’inadeguatezza, l’inefficienza, l’insensatezza. A partire dal tempo necessario all’identificazione si allunga fino a 18 mesi, al fatto che solo l’1% di immigrati irregolari passa attraverso tali centri, per finire al fatto che solo il 40% di essi viene realmente espulso. Insomma, anche solo sul piano dell’investimento si tratta di un’esperienza del tutto fallimentare».
Dopo le clamorose proteste intraprese dagli immigrati nel Cie di Roma e dal deputato democratico Khalid Chaouki, volontariamente rinchiusosi nel Centro di Lampedusa, ad accendere i fari sul centro di Torino sono stati i consiglieri comunali di Pd e Sel che, in una loro mozione, hanno chiesto al governo “di superare nel più breve tempo possibile questa formula disumana e dispendiosa”. Appelli in tal senso sono giunti dal mondo del volontariato – lo scorso 21 dicembre 2013 ha fatto clamore la denuncia di suor Anna del Centro di Via Santa Maria Mazzarello – ma anche degli operatori e delle forze di polizia.
«Un’ospitalità senza desiderio (senza il desiderio di ospitare degli uni e senza il desiderio di essere ospitati degli altri) – conclude Manconi – si risolve così necessariamente in un limbo in cui uomini e donne sono costretti a sopravvivere al minor costo possibile per il tempo necessario al disbrigo di pratiche burocratiche. Queste condizioni che attengono al loro stesso mandato istituzionale fanno dei Cie luoghi in qualche modo irriformabili, di cui è necessario perseguire il superamento attraverso il loro svuotamento di funzioni e di persone. Per questo è importante il primo passo compiuto dal Governo con il nuovo decreto-legge voluto dal Ministro Cancellieri. In esso è prevista l’identificazione dei detenuti stranieri passibili di espulsione sin dal loro ingresso in carcere. In questo modo finirebbe l’inutile trasferimento dal carcere ai Cie di tantissimi stranieri che hanno appena finito di scontare la propria pena: se devono e possono essere espulsi ciò avverrebbe direttamente dal carcere; se vi sono ragioni per cui non debbano o non possano essere espulsi, tornerebbero legittimamente in libertà, avendo saldato i propri debiti con la giustizia italiana».”(fonte:lospiffero.com)



