Cie: il convegno a Bologna . La Cgil: «Ecco come chiuderli»

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“Basta ipocrisia. Questo sembra essere il messaggio lanciato sull’immigrazione dal convegno “Fuori i migranti dai Cie, fuori i Cie dall’ordinamento” che la Cgil ha organizzato martedì a Bologna. Con proposte sui “passaggi intermedi” da attuare, come quella di usare parte dei 15.000 euro (costo medio della permanenza di un migrante in un Cie prima dell’espulsione) per corsi di formazione. E l’obiettivo di arrivare al traguardo dell’accoglienza legale.
L’ipocrisia dunque è anzitutto quella di chi non vuole vedere che i Centri di Identificazione ed Espulsione sono un fallimento.
Dei 13 aperti in Italia a oggi solo 5 sono operativi – ricorda Piero Soldini, responsabile immigrazione Cgil nazionale -, gli altri risultano inagibili per vari motivi, “errori, incidenti, rivolte”. Così è in Emlia-Romagna, dove sindacati e associazioni hanno denunciato le condizioni insostenibili nelle strutture di Modena e Bologna, ora chiuse ‘per lavori’, e dove la stessa Regione guidata da Vasco Errani ha contestato che “in questi centri la dignità spesso non è garantita”. Sul territorio insomma la riflessione sui Cie sembra matura. Quello che manca, nota Soldini, “è un completo rivolgimento del quadro normativo. I migranti devono poter giungere qui in modo legale, senza nasconderrsi, e lo Stato deve chiedere loro chi sono, da dove vengono, di cosa hanno bisogno”.

Si dovrebbe insomma cancellare il reato di clandestinità, come ormai chiede una gran fetta della società civile: accogliendo chi arriva qui per motivi economici, aiutando a proseguire il proprio viaggio chi vede nell’Italia solo un punto di transito e riservando una quota minima di detenzione amministrativa “all’illegalità irriducibile”. Un contributo a questo rivolgimento potrebbe darlo un ricorso maggiore “ai rimpatri assistiti”. Sindacato, associazioni e parlamentari che insieme hanno provato a ragionare su questa road map già prefigurano un’obiezione, quella sui fondi che l’Italia dovrebbe ‘drenare’ a favore dei migranti per gestire una nuova e più completa accoglienza.

La loro risposta è semplice: già oggi lo Stato spende sul fronte dell’immigrazione, e oltretutto concentra le risorse per fare fronte alle emergenze degli sbarchi, tra centri di accoglienza e appunto Cie (vedi il dossier Statistico sull’Immigrazione 2013, che tra l’altro evidenzia un saldo positivo a favore del Belpaese tra quanto speso per i migranti e quanto incassa da loro tra contributi e tasse). “Oggi lo Stato getta dei soldi dalla finestra”, sintetizza Soldini, meglio sarebbe allora impiegare i fondi per costruire un progetto che guardi più lontano. “Non è utopia, ma un sistema alternativo e possiamo dimostrare che funziona”, assicura il responsabile immigrazione Cgil. Fissato l’obiettivo strutturale, il primo passo per raggiungerlo è la riduzione dei tempi di permanenza nei Cie, “dagli attuali 18 mesi ai 30 giorni del progetto originario, e la massima trasparenza negli appalti di gestione,”. Il convegno, organizzato da Cgil nazionale, Cgil Emilia Romagna, Camere del Lavoro di Modena e Bologna, Fp-Cgil regionale, è una tappa del percorso verso l’assemblea nazionale sull’immigrazione che il sindacato della Camusso terrà a Roma il 16 dicembre.”( di Adriana Comaschi –ciegradisca5fonte:unita.it)

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