
“Una sentenza che potrebbe condurre ad una nuova interpretazione delle norme relative alle corsie preferenziali. Il protagonista di questa vicenda giudiziaria è un trentenne veronese nell’autunno del 2010, appena installate le telecamere in viale Piave, tornava a casa ogni sera percorrendo con il proprio scooter la corsia riservata ai mezzi pubblici. Era convinto che il divieto non riguardasse i ciclomotori e non immaginava minimamente che quell’invasione di pochi centimetri potesse valergli la bellezza di 19 sanzioni per un totale di oltre 1.700 euro.
Dopo aver ricevuto le prime multe, il trentenne si è rivolto a un avvocato per fare ricorso al giudice di pace, che però ha dato esito negativo. Il giovane motociclista non si è dato per vinto e ha deciso di impugnare la sentenza. Nei giorni scorsi, la lieta notizia: il giudice della quarta sezione civile del Tribunale ha accolto la sua istanza (relativa solo a dieci di queste sanzioni), richiamando una sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui «l’utilizzo degli strumenti di videoripresa sulle corsie preferenziali è consentito a una precisa condizione, ossia che le stesse corrispondano materialmente ai varchi di accesso alle zone a traffico limitato». Le telecamere possono rilevare le infrazioni, cioé, solo all’interno della Ztl, altrimenti è necessaria la presenza di un accertatore che contesti immediatamente la contravvenzione. E ciò, nel caso del motociclista trentenne, non è avvenuto. Va da sè che la sentenza della Cassazione richiamata dal giudice potrebbe avere a Verona effetti «esplosivi», con contestazioni e ricorsi a raffica. Nel motivare la sentenza il giudice si spinge anche oltre, spiegando che proprio il fatto che non ci sia stata una contestazione immediata delle infrazioni «è stata causa diretta della loro reiterazione, se si pone mente al fatto che il verbale relativo alla prima di esse è stato notificato via posta al ricorrente dopo che era stata commessa l’ultima della serie». Soddisfatto l’avvocato «Il mio cliente era in buona fede: non essendoci divieti per entrare in Ztl con lo scooter, pensava di poter anche transitare sulle corsie preferenziali .Nelle motivazioni della sentenza il giudice non fa alcuna distinzione tra automobilisti e motociclisti, quindi è plausibile che il principio dell’immediata contestazione valga anche per chi guida l’auto e per le altre telecamere della città, poste al di fuori della Ztl». Intanto a fare ricorso contro la sentenza sarà il Comune: per Palazzo Barbieri il nocciolo della questione è l’interpretazione della legge relativa all’installazione delle telecamere. È evidente che l’amministrazione a suo tempo decise di installare gli occhi elettronici anche fuori dalla Zona a traffico limitato nella convinzione che potessero funzionare anche come dipositivo sanzionatorio.(Fonte:larena.it)



