Incidenti stradali: negli ultimi sessant’anni mezzo milione circa di vittime ed oltre 14 milioni di feriti in Italia

incidente stradale2Pubblichiamo un articolo che riteniamo, come giudici di pace, allarmante e significativo sul fenomeno gravissimo e pernicioso degli incidenti stradali in Italia che ha generato vittime pari ad una guerra e che purtroppo non vede ancora una risoluzione se non nel ritorno ad una severità degli organi di polizia sulle strade ed ad un consapevole organo giudiziario che riesca a non rendere vano lo stesso operato delle forze dell’ordine.L’educazione stradale nelle scuole non ha avuto adeguato sviluppo in Italia negli ultimi decenni ed il logorarsi della disciplina stradale ha contribuito ad allentare il controllo, ma il D.Lgsvo n.150 /11,

secondo noi, ha condotto il processo relativo alle sanzioni amministrative verso una valutazione più rigorosa dei ricorsi stessi sulla base delle norme del processo del lavoro con le conseguenti nullità ( sanabili ed insanabili) che assieme al contributo unificato dovrebbero agire da deterrente contro la fuorviante opinione di apparente immunità di coloro che violano quotidianamente il codice della strada. (d.l.)

“Olocausto: è questa la parola più adatta per definire lo sterminio che si è consumato sulle strade italiane dal 1952 a oggi (e la gravissima sequela degli incidenti di Natale è una conferma), anno in cui l’Istat ha iniziato la raccolta ufficiale dei dati sulla sinistrosità. L’Asaps ha rielaborato 60 anni di dati in una ricerca che sarà pubblicata sul prossimo numero de Il Centauro, scoprendo numeri impensabili, incrociando i dati degli incidenti con quelli relativi al parco circolante dei veicoli.
443.802 vittime (tante quanti gli abitanti di Firenze e Forlì), 14.321.280 feriti, 14.868.849 incidenti: sono dati impressionanti e che, purtroppo, non rappresentano il dato effettivo. Infatti, fino al 1998 venivano annotati solo i decessi entro la settimana dall’evento, mentre oggi si prendono in considerazione le morti in un arco temporale di 30 giorni e per questo si può lecitamente pensare che quella cifra vada aumentata di almeno il 15%.
I più colpiti sono gli under 30: 130mila giovani sottratti al loro ciclo vitale da una dinamica violenta e dolorosa, che ha lasciato sul campo milioni di invalidi permanenti, per i quali non esistono numeri certi. L’elaborazione dei bollettini induce gli analisti a ritenere che almeno il 15/20% dei feriti complessivi nei sessant’anni di rilevazione Istat non abbia più ripreso una vita normale dopo un incidente. Si tratta di 2/3 milioni di persone, con un danno incalcolabile in termini di prodotto interno lordo, oltre che di perdita di aspettative di vita.
L’analisi decennio per decennio indica che fino al 1972 i numeri sono tutti cresciuti: si è partiti con 56.355 persone rimaste uccise dal ’52 al ’60, anni in cui il parco veicolare non arrivava a due milioni, arrivando al record di 95.386 decessi del decennio dal 1961 al 1970, registrati nell’indifferenza di un’epoca che non aveva ancora prodotto i geni per difendersi dalla crescente mobilità, con quasi 15milioni di veicoli.
L’Annus Horribilis è stato il 1972 (11.078 decessi) ma per arrivare ai risultati di oggi si sono dovuti aspettare altri quarant’anni: 92.986 vittime negli anni ’70 (2.321.285 feriti in 2.885.571 incidenti), 71.607 nel decennio successivo di quei magnifici anni ‘80 (2.192.276 feriti in 2.767.129 incidenti e oltre 33milioni e mezzo di veicoli circolanti), 67.177 morti negli anni ’90 (2.716.568 feriti in 1.915.255 sinistri e quasi 41milioni di veicoli), con una media ancora vicina alle 7mila vittime annuali.
La storia stradale contemporanea è più nota: interrompere l’olocausto diviene una priorità e l’UE assegna a tutti gli stati membri il compito di dimezzare la mortalità nel primo decennio del terzo millennio. Scendiamo così a 56.341 vittime ma aumentano i feriti, quasi 3milioni e 400mila, con un parco auto che sfiora i 50milioni.
Il 2011 è il miglior risultato di sempre: 3.860 morti e 292.019 feriti. Aumenta la mobilità e il parco veicoli, oggi quasi a quota 49 milioni di mezzi, ma diminuiscono le vittime, grazie certamente agli airbag agli ABS, ESP. Ma anche col segno che i geni ora ci sono: si chiamano elettronica, cinture, casco, etilometro, tutor e controlli e, per fortuna, maggior coscienza, maggior vigilanza, pressione e informazione da parte di tante associazioni. Ma c’è ancora tanto da fare finché girano per strada ubriachi con licenza di uccidere e mani inesperte e incoscienti al volante.” Presidente dell’Asaps (Fonte:asaps.it)

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